Presto saremo tutti cyborg. Parola di Elon Musk

Elon Musk, per chi non lo conoscesse, è probabilmente il più grande innovatore del mondo. Al contrario di altri innovatori (penso a molti venga alla mente Steve Jobs), Elon Musk è un vero innovatore rivoluzionario, nel senso che non punta a cambiare  l’esperienza dei consumatori, ma a introdurre soluzioni radicalmente diverse da quelle esistenti, e non solo per i servizi di largo consumo.

La sua storia è forse irripetibile: imprenditore “seriale” con l’abilità di scoprire nuovi spazi di mercato, Musk fondò la sua fortuna su Paypal, il fortunato servizio di pagamenti online cresciuto a dismisura insieme a eBay, e che ha di fatto aperto la strada alle società tecnologiche per penetrare nel mercato dei servizi finanziari. Con il ricavato delle sue azioni di Paypal, Musk ha fondato imprese rivoluzionarie in diversi settori: quello automobilistico, con Tesla, la casa che produce solo auto elettriche e non ha concessionarie; quello aerospaziale, con SpaceX, fondata con l’esplicito obiettivo di arrivare su Marte; quello energetico, con SolarCity, per prouovere le tecnologie per lo sfruttamento dell’energia solare; quello informatico, con OpenAI, finalizzata a sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale in open source, ossia rendendo liberamente accessibili i suoi prodotti, e con uno specifico interesse al problema della cosiddetta friendly AI, la ricerca di metodi per garantire che i futuri robot e computer intelligenti siano anche amichevoli con l’umanità (Musk è uno di coloro che prevedono che i robot supereranno presto gli uomini in intelligenza, ne abbiamo parlato in un post di qualche tempo fa).

musk

Elon Musk e uno dei suoi “motti”

Inutile dire che, considerato quanto siano ardite queste imprese, Musk sta ottenendo successi straordinari: basti dire che il valore di borsa di Tesla ha superato quello della Ford ed è vicino a quello della General Motors, mentre SpaceX è riuscita a produrre un razzo vettore riutilizzabile, che consente quindi enormi risparmi in vista di viaggi interplanetari, ed è di questi giorni la notizia che OpenAI sta sperimentando tecniche per far sì che i robot possano imparare osservando un esempio anziché elaborando grandi volumi di dati. Musk, semplicemente, è un genio che ha successo, e sa individuare i campi più promettenti per le sue iniziative rivoluzionarie.

Ebbene, l’ultima avventura di Elon Musk si chiama Neuralink, un’azienda che ha come scopo lo sviluppo di tecnologie per collegare direttamente il cervello umano con componenti e dispositivi elettronici, creando quello che nella fantascienza è chiamato un neural lace, ossia appunto un’interfaccia diretta tra i neuroni cerebrali e “protesi” digitali, come abbiamo visto in molti film, da Johnny Mnemonic a Inception. Già più di un anno fa, Musk aveva dichiarato che l’umanità, per non essere resa obsoleta dai futuri robot superintelligenti, ha bisogno appunto di un’invenzione come questa, che consenta ai nostri cervelli di essere potenziati da componenti hardware e software. È lo stesso scenario che due anni e mezzo fa avevamo descritto in un post dal titolo Noi robot domineremo la Terra, con la differenza che Elon Musk è abituato a realizzare le cose che considera necessarie. Un quadro di quello che Musk sta cercando di fare è riportato in un lunghissimo post sul bel blog Wait But Why, ma sappiate che è piacevolmente scritto ma davvero lunghissimo, probabilmente il più lungo post che abbiate mai visto su Internet. Se quindi non  avete una settimana da dedicargli, sappiate che verso la fine l’autore racconta dei suoi incontri con Elon Musk e il gruppo di ricercatori che guida Neuralink. Il succo, per quanto posso dire, è che mentre l’obiettivo a breve termine di Neuralink è realizzare appunto dei neural lace che consentano di ottenere benefici principalmente in campo medico, per contrastare le malattie degenerative del sistema nervoso centrale, ad esempio. Ma l’obiettivo a lungo termine è creare la tecnologia necessaria per estendere permanentemente la struttura e le capacità del nostro cervello, un po’ come la corteccia primaria estende le capacità del più primitivo cervello arcaico che ricopre. Questa estensione sarebbe quindi un’interfaccia whole brain, in grado cioè di connettersi non a una specifica area (magari danneggiata), ma a ricoprire l’intero cervello ed estenderlo di fatto. Quest’interfaccia sarebbe, per usare le parole di Musk stesso, una specie di “cappello da mago”, che ci consentirebbe di fare cose oggi impensabili, incluso ovviamente comunicare direttamente con chiunque indossi un simile “cappello”. Le applicazioni mediche sarebbero insomma strumentali a una vera e propria nuova evoluzione umana, come si vede nell’immagine qui sotto tratta ancora dal post su Wait But Why:

Neuralink-formula-5-1

L’idea dietro Neuralink – Fonte: waitbutwhy.com

Riuscirà Musk a trasformarci tutti in cyborg? Beh, è difficile dire quale ruolo avrà Musk in questo processo, ma la mia opinione è che sì, prima o poi tutti gli uomini saranno dei cyborg con un cervello esteso da impianti elettronici. Secondo Musk, i progressi dell’Intelligenza Artificiale (AI) metteranno l’umanità di fronte a un dilemma ineludibile:

We’re going to have the choice of either being left behind and being effectively useless or like a pet—you know, like a house cat or something—or eventually figuring out some way to be symbiotic and merge with AI.
Ci troveremo a scegliere se essere sorpassati e praticamente inutili, o simili ad animali domestici – come un gatto, o giù di lì – oppure escogitare alla fine un modo per diventare simbiotici e fonderci con l’AI [traduzione mia] 

E, ovviamente, Musk si aspetta che questo momento arrivi presto. Per questo ha fondato Neuralink: per accelerare lo sviluppo della tecnologia necessaria per farci diventare cyborg anziché gattini domestici. Perché, inutile dirlo, secondo lui il momento della verità arriverà prima di quanto ci aspettiamo. Per usare ancora le sue parole: (traduzione mia),

The pace of progress in this direction matters a lot. We don’t want to develop digital superintelligence too far before being able to do a merged brain-computer interface.
La rapidità dei progressi in questa direzione ha grande importanza. È pericoloso sviluppare una superintelligenza digitale prima di essere in grado di costruire un’interfaccia per la fusione cervello-computer.

Si sbaglia? Forse sì (anche se il numero di post che abbiamo dedicato ai robot vi faranno capire che troviamo l’argomento realisticamente attuale), ma Elon Musk è abituato a vincere le scommesse che fa contro il buon senso. E, personalmente, sono molto contento che ci sia un Elon Musk.

 

One comment

  • Anche io sono contento perché mi sembra uno che apre con efficacia nuove strade, potenzialmente già percorribili, ma rischiose finanziariamente. In questo modo altri lo seguiranno, come ad esempio con l’auto elettrica, la giga-factory è anche per il vettore recuperabile.
    Quello che però ci manca veramente, come specie, é una conoscenza che riesca, senza pregiudizi, a pesare tutti i dati disponibili e estrapolare le scelte migliori, visto che anche le persone più colte hanno inevitabilmente un cono di visione e pure i think tank non riescono a effettuare una sintesi ideale. Insomma ci servirebbe una…AI (che magari ci tratterà come pets;-)
    Saluti

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