Perché è corretto dare dell’ignorante

Siamo talmente abituati ai benefici della civiltà da aver permesso a troppi di dimenticare da quanta conoscenza e disciplina essi dipendano. Si: la vita lunga, le cure mediche, l’acqua corrente, gli antibiotici, le auto, i viaggi intercontinentali, internet, la conoscenza disponibile gratis e persino i giochi sulle playstation: tutto questo è costato moltissimo alle migliori menti delle generazioni passate, ma sempre più persone non sanno o peggio combattono attivamente la conoscenza che gli permette di vivere, consentitemi l’espressione, molto al di sopra delle loro possibilità.

Per quale motivo? Perché la narrazione, ideologizzata e politicizzata, della realtà ha preso il posto della realtà stessa. Ce ne siamo occupati, en passant, 3 anni fa qui.

Da allora la situazione è molto peggiorata. I politici hanno spinto a fondo sulla ignoranza delle persone per presentare problemi (e non soluzioni) unicamente a fini di catturare un consenso ignorante (lo hanno fatto tutti, purtroppo, anche se ai vertici di questa pratica criminale ci sono M5S, Lega e partitini di estrema destra e sinistra). I cittadini hanno mostrato tutta la loro ignoranza (o mancanza di indignazione per l’ignoranza) nella vicenda dei vaccini. Si sono lette considerazioni fatte seriamente e lasciate pubbliche tali da far pensare che le persone che le hanno fatte dovrebbero, a tutela loro, ma soprattutto dei loro figli e della società, essere messe in condizioni di non nuocere a sè e agli altri (è recente un ottimo post di Burioni che pone le discussioni in proposito nella luce corretta, e un altro ottimo di MedBunker che tratta il tema delle bugie e della “libertà”).

Bene, è ora di dire esplicitamente che non esiste alcun diritto associato alla libertà di essere ignoranti. Ovvero, tu puoi essere ignorante a piacere, ma la conseguenza è che della tua opinione non si deve tener alcun conto, mai.

Non è democratico? C’è un problema. Ciò che è vero o falso non lo decide la gente, ma la scienza, con il metodo scientifico. Ci fosse una maggioranza schiacciante a decidere che la peste bubbonica rafforza il sistema immunitario, la peste bubbonica rimarrebbe una malattia spiacevolmente mortale. Ci fosse una maggioranza schiacciante che non capisce, o semplicemente nega (come oggi va di moda) i dati associati al cambiamento climatico, questa gente verrà lo stesso sgombrata da dove abita quando le conseguenze dello stesso devasteranno i luoghi dove abitano. Perché i fatti hanno la piacevolissima abitudine di fregarsene di quello che la gente CREDE: vanno avanti indifferenti nella loro realtà FISICA.

Veniamo dunque al punto centrale del problema. Esiste un diritto a fare del male agli altri e alla società nella quale si vive e della quale si godono i benefici perché si è ignoranti? Bene, la risposta è NO. Se sei ignorante, non hai alcun diritto di pensare che quello che ritieni giusto debba essere imposto agli altri, né che tu debba essere libero da vincoli per il fatto di godere di benefici che la tua ignoranza non comprende da dove vengano. Non si lede alcuna tua libertà semplicemente dandoti dell’ignorante: si enuncia un dato di fatto. E’ un orrendo residuo culturale della demagogia ideologica anni ’70 e decenni seguenti della sinistra, ripreso poi negli anni ’90 dalla destra e ora del M5S quello di disprezzare il sapere (i “professoroni”).

Dobbiamo quindi essere preda dei voleri di elite di “intellettuali” che non capiscono i bisogni della società civile (che orrore, magari borghesi)? E chi ci dice che faranno le cose giuste per noi? (questa domanda è deliziosa: suppone che “noi”, ignoranti, si sappia quali siano le cose giuste per “noi”, anzi si pretenda di imporle agli altri). Per finire, giustamente, come gli abitanti dell’isola di Pasqua: estinti. Molto interessante, anche nella sua conclusione, questo articolo di Jared Diamond).

C’è un modo sicuro per non essere preda di nessuno: studiare. Maggiore è la propria competenza, maggiore è la probabilità di capire, se non il sapere specialistico soggiacente ad una soluzione, l’evidenza della efficacia della soluzione e gli imbrogli evidenti presenti nelle “soluzioni alternative” (anche, qui, un termine vergognoso, coltivato dai giornalisti (una categoria tra le più ignoranti e prive di dignità: non esistono le “soluzioni alternative”: esistono risposte sbagliate, oppure opinioni non provate di una minoranza estrema di persone, senza alcuna dignità di rappresentanza equivalente o, infine, argomenti nei quali il dibattito scientifico è ancora aperto; qualcuno, ovviamente non in Italia, comincia a porsi il problema).

Ma, si dirà, nessuno è in grado di avere conoscenza approfondita delle decine di materie necessarie per comprendere se un argomento è stato correttamente delineato dalla scienza. Questo è un punto centrale, quindi spendiamoci qualche parola. Proprio perché non si sta parlando di calcio (che sebbene sia uno sport non completamente banale, è oggetto di opinioni da parte di chiunque se ne occupi), gli argomenti davvero complessi sono fuori della portata di grandissima parte della popolazione. Questo significa che l’opinione di questa parte della popolazione non conta molto, anzi non conta affatto, ma NON significa che non si possano fare domande (una ottima iniziativa è quella del CICAP); ma attenzione: si deve essere in grado di riconoscere la validità delle prove, quindi, se un ignorante dice “per me queste non sono prove”, non esprime una opinione sensata: dice semplicemente che lui è troppo ignorante per capire anche il significato delle prove stesse. È una posizione, ahilui, che va semplicemente ignorata, proprio al fine di proteggere lui stesso e la società che lo mantiene in vita dalla sua ignoranza.

Ma, si dirà, oggi le persone sono straordinariamente meno ignoranti del passato, grazie alla scuola dell’obbligo e alla percentuale dei laureati. Una considerazione così, senza pesarla, è molto pericolosa, per due motivi. Il primo è che il livello di conoscenze che oggi supporta il nostro livello di vita è straordinariamente più elevato che in passato (per fortuna), direi molto più elevato di quello medio molto stentatamente elargito dalla scuola post sessantottina, nella quale sono “todos caballeros”; il secondo è che, grazie all’internet, ovvero proprio a una conquista della scienza, l’influenza degli ignoranti è enormemente aumentata: tanto che oggi spesso non sono gli ignoranti a dover giustificare la loro ignoranza, ma gli esperti a dover rispondere agli attacchi degli ignoranti.

Che i laureati abbiano poi le conoscenze adatte per discernere il vero dal falso in argomenti complessi, è da dimostrare. La percentuale di laureati nella materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è sempre stata molto bassa in Italia (una nazione dove ancora si fa la distinzione tra cultura e scienza, come se fosse possibile essere colti essendo delle perfette capre in scienze), all’interno di una situazione sociale dove i laureati tout court sono in larghissima minoranza rispetto ad equivalenti paesi europei.

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e il futuro ci mostra un paese inesistente dal punto di vista della comprensione e gestione dei fenomeni complessi, destinato quindi alla deriva, preda della disinformazione (la quale, attenzione, è molto ben gestita da gente molto preparata, volta ad usarla per i propri fini: un magnifico complotto):

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Cosa dobbiamo dedurne? Che è importante, sempre ed in ogni modo possibile, quando incontriamo un ignorante, fargli/le capire che lo è. “Lei è un ignorante” non è un insulto. È una necessaria forma di censura sociale, al fine di salvare la società stessa dai disastri che gli ignoranti vogliono. Non perché siano cattivi, proletari, sfortunati, onesti, etc.: perché sono ignoranti, e membri del più grande complotto contro la razza umana mai esistito. Essendo ignoranti, non sanno neppure questo.

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8 commenti

  • Lelio Giaccone

    Per prima cosa, cambierei “ignorante” con “idiota”: ignorante è chi non sa qualcosa ma può impararla, idiota è chi non capisce (o non vuole capire, che per me è lo stesso).
    E’ semplicemente una battaglia persa in partenza. Non si può imporre la verità per legge, come per legge non si può impedire per legge che notizie quanto meno strampalate (quando non criminali tout court) vengano diffuse; alfabetizzare i webeti e gli sciekimikisti vari, manco a parlarne: non portare l’asino all’acqua se non vuole bere.
    Come ha ben intuito Eco, internet ha dato la parola a molti imbecilli che, protetti dall’anonimato o comunque dal mancato confronto diretto con l’interlocutore, possono diffondere il loro verbo sorreggendosi a vicenda con i loro simili; ho provato qualche volta a discutere con complottisti vari, ed ho sperimentato sulla mia pelle che, per usare parole non mie, non si deve mai discutere con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza.

  • Michela san

    E aggiungerei anche, per quanto l’accezione del termine abitualmente sia offensiva, “deficienti”: persone che sono carenti di informazioni e conoscenze adeguate; adeguate al potere che esercitano in quanto appartenenti a società in cui la democrazia dà loro potere decisionale in molteplici campi. Proporrei il ‘patentino’ di cittadinanza, che dovrebbe già, in realtà, essere garantito dalla scuola dell’obbligo e che tuttavia, poiché conseguito a tredici anni, andrebbe rinnovato periodicamente.

  • alessio masini

    Sono un non laureato anzianotto, purtroppo non abbastanza per una pensione.
    Questo articolo farà sicuramente la gioia di mia figlia (studentessa di Chimica tecnologia farmaceutica), che ha una viscerale repulsione per le tipologie di persone che descrive così chiaramente.
    Purtroppo non siamo mai riusciti a individuare un sistema sicuro per decidere chi sia ignorante e chi no…
    Come i concorsi pubblici, lo facciamo per titoli? o per esami? E la commissione chi la nomina?
    Scherzo ovviamente… resta il fatto che bisogna avere molta umiltà, e dare dell’ignorante solo avendo una buona dose di riscontri a questa che comunque resterà sempre una opinione.
    Grazie comunque per questo nuovo stimolo a usare la testa, e per i dati che confermano la strada sulla quale siamo velocemente avviati.
    Insisto molto con mia figlia perché si laurei, anche per farle avere una opzione alternativa nel caso le cose continuassero così qui in Italia.

    • Grazie del commento, che mi aiuta a precisare un punto importante: non è ignorante chi non ha titoli di studio. E’ ignorante chi ha una posizione cieca versono la conoscenza, oggi tra l’altro disponibile in modo straordinariamente semplice. Quindi, facendo un esempio che mi riguarda direttamente, ci sono uno o due argomenti che conosco a fondo, molti argomenti dei quali ho una conoscenza passabile ma certamente non specialistica, tantissimi argomenti dei quali ho una conoscenza del tutto superficiale, o so semplicemente che esistono. Di conseguenza, su quasi tutto, davanti a un esperto, taccio o faccio domande, ben sapendo che ne sa più di me. Ecco, se invece capita che non solo si tace, ma con supponenza si afferma qualcosa senza avere la minima prova (e prova si intende scientifica, non “me lo ha detto il cugino dell’amico” oppure “si dice ce sia successo”, oppure peggio, porta argomenti falsi o speciosi, ecco, costui è un ignorante. Come si fa a valutare? Prendiamo l’esempio di Galileo, che spesso viene citato a sproposito. Galileo disse, perché era l’unico ad affermare una verità contro tutti. Quel che si dimentica (volontariamente) di citare è che il contesto che stava affrontando era completamente ascientifico, ed è proprio l’evidenza dei dati che ha costretto tutti a cambiare “opinione”. Quindi, è il consenso scientifico (e non della gente) che fa la differenza tra il vero (al meglio di quanto possiamo sapere) e il falso. Auguri a sua figlia, che è sulla stessa strada della mia.

    • Io sono ignorante…chi non lo è. Presuntuoso è chi dice il contrario. Nessuno può sapere tutto di tutto e allora ecco che nonostante i titoloni incorniciati ed attaccati alla parete cade in un qualsiasi voglia argomento che non segue cadendo nell’ignoranza comune. L’ignorante è quello che non conosce e cioè ignora ma “l’ignorante” è quello che parla per sentito dire e che non sa. Mi soffermerei su questo. Non sono d’accordo sull’elenco di politici che hanno usato l’ignoranza come mezzo di forza sul popolo. Ultimamente è proprio grazie all’informazione che hanno dato alcuni di loro che la gente si è ravveduta ed ha iniziato ad informarsi…soprattutto i giovani e meno male. Io credo nella scienza ma credo anche nel potere che c’è dietro sotto forma di denari che piega, umilia e demoralizza chi ci crede veramente e ne fa missione di vita (come d’altronde dovrebbe essere). Non prendiamoci in giro e non cadiamo dal pero. La speculazione finanziaria esiste dietro ogni fonte di interesse e non può negare che dopo anni e anni che si sentono cose vergognose un cittadino non possa nutrire dubbi su chi vanta tanta buona fede e professionalità. Solo la ragione porterà nella strada giusta e solo informandoci potremo trarre le nostre conclusioni. Se non ci fosse l’ignoranza il popolo sarebbe tutt’altro mi creda…sapere le cose serve a non essere presi in giro per fini altrui…e da quando esiste l’uomo di fini altrui e di ignoranza ne abbiamo fatto indigestione. Mi fermo per non offendere chi come me ha creduto e crede ancora in cose che servono solo a farci stare bene ma che in fondo in fondo…informandoci…porterebbero a far cadere un castello fatto di sabbia.

  • Lelio Giaccone

    In effetti, a mente fredda, al posto di “idiota”userei il termine “imbecille”, che poi era quello usato da Eco.

  • Molto interessante
    Condivo totalmente il post
    Bravo Spok

  • Un buon articolo che cotituisce buon corredo a quanto già discusso. http://www.wittgenstein.it/2017/01/06/post-verita-2/

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