L’Europa muore a Est

Sul fronte militare la tensione, lentamente, cresce. Dopo lunghe e pesanti sanzioni per l’aggressione all’Ucraina, la Russia ha intrapreso manovre militare imponenti ai confini europei suscitando allarmi ingiustificati se le manovre fossero “di routine”, e che qualcuno (per paura, interesse, o semplicemente perché ben informato) dipinge come prodromiche a un’invasione. Sull’altro fronte la NATO promuove in Svezia la più grande esercitazione da 20 anni a questa parte. Le due superpotenze mostrano l’un l’altra i muscoli come non accadeva da tempo e il teatro per il possibile scontro è l’Europa. Sul confronto Nato+Europa contro Russia mi sono espresso più volte con una posizione che so essere poco condivisa (per esempio QUI) e che in breve riassumerò così: con tutta la gratitudine che ci pare per quanto l’America prima e la NATO in seguito hanno fatto per gli europei, la situazione geopolitica è radicalmente cambiata: la NATO è un’alleanza sempre più gravida di contraddizioni, non fosse altro che per il ruolo della Turchia; gli interessi economici europei sono assai variegati e molteplici e non possono guardare solo agli USA (per esempio per le forniture energetiche); gli interessi geopolitici trovano punti di crisi in Libia e in Medio Oriente dove Putin gioca un ruolo chiave e imprescindibile; è di questi giorni la notizia che Maetig, vicepresidente libico, sta rafforzando i suoi rapporti con la Russia, già protettrice di Haftar. Insomma: la Russia di Putin può essere una vicina scomoda e controversa ma, semplicemente, c’è. E’ lì – anzi: è qui – è un player cruciale sotto tutti i punti di vista (sicurezza, immigrazione, energia…) e non può semplicemente essere l’avversario da punire e contrastare perché questo è l’interesse del maggiore azionista del Patto Atlantico. Un azionista, peraltro, non sempre sagace e illuminato se pensiamo alla pessima strategia mediorientale degli ultimi decenni e all’incapacità di volgere lo sguardo a Oriente e a ciò che sta accadendo anche per sua insipienza.

Altra pagina: l’Europa dell’Est e il ruolo che ha in questa crescente tensione. Partiamo da una semplice domanda: perché quella fretta incredibile di includere quei paesi nell’Unione Europea? Il processo di adesione prevede un percorso che include varie fasi, compresa l’osservazione attenta (screening) del possesso di requisiti imprescindibili di stabilità e democrazia e di rispetto dei diritti umani.

AmmissUE.001.jpeg

Come ho spiegato dettagliatamente all’epoca della crisi ucraina, poco di ciò è stato rispettato per il frettoloso ingresso dei paesi dell’Est. Istituzioni poco stabili (si veda per esempio proprio la storia recente dell’Ucraina); poca capacità (o poca volontà) di assumere gli obblighi comunitari; scarsa garanzia dei diritti umani e delle condizioni minime di libertà e democrazia. Quest’ultimo punto è cruciale perché – come già spiegai nell’articolo sull’Ucraina, in diversi di questi paesi i diritti delle minoranze russofone sono calpestati in maniera vergognosa nel silenzio assoluto dell’Unione (QUI uno degli esempi più eclatanti). Vediamo qualche data: la dissoluzione dell’Unione Sovietica è databile alla fine del 1991. Fino a quel momento i cosiddetti “Paesi satellite” avevano economie sovietiche gestite da regimi filo-sovietici, vale a dire: economie non di mercato, miseria, scarsissimi diritti umani e civili e via discorrendo; in alcuni di questi paesi si moriva di fame e di ignoranza e di malattie in Occidente debellate da decenni. Ebbene il Quinto allargamento UE avviene fra il 2004 (Rep. Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia, oltre a Cipro e Malta) e il 2007 (Bulgaria, Romania); più recentemente (2013) la Croazia. Quindi in cinque anni il primo gruppo e in otto anni il secondo avrebbero virato a una sana e corretta democrazia liberale in regola con gli standard europei? Evidentemente no. Consideriamo, per esempio, che l’Islanda ha fatto domanda di adesione nel luglio 2009 e nel 2015 – quando ritirò la sua candidatura – il processo di screening era ancora piuttosto in alto mare. La Macedonia aspetta dal 2004, Albania e altri Paesi balcanici dal 2008-2009. Per loro nessuna fretta?

La fretta è stata tutta politica. Sì, certo, anche economica pensando, con miopia, al lavoro a basso costo che l’Europa avrebbe acquisito, ma questo pensiero – a mio avviso – era ampiamente secondario. Nel 2004 eravamo lontanissimi dalla crisi, la Cina era appena entrata nel WTO (2001) e le imprese che volevano delocalizzare l’avevano fatto anche in epoca di regime tardo-sovietico. La ragione della fretta non è stata economica, o non principalmente economica, ma tutta politica. Sottrarre questi Paesi dall’orbita russa prima che le macerie sovietiche si ricomponessero e che il nuovo regime, qualunque fosse stato, potesse riprendere influenza e potere. Quindi: presto dentro l’UE, come porta d’accesso all’ingresso nella NATO. E qui si gioca il grave motivo di frizione fra NATO + Europa e Russia. Successivamente al crollo sovietico la NATO si spese in molte belle parole per dare il benvenuto, nel mondo democratico, degli ex-antagonisti, salvo programmare immediatamente un’occupazione dello spazio lasciato momentaneamente libero dal giogo sovietico (con l’ovvio beneplacito di quegli stessi Paesi per decenni prigionieri di tale giogo).

Come scrive George Friedman le ragioni originarie della NATO sono del tutto scomparse e, da alleanza militare, è diventata un’alleanza di convenienze i cui membri non hanno più interessi in comune (“NATO is no longer an alliance, as an alliance requires mutual interests and support. NATO members have no mutual interest”); scrive Friedman:

In trying to find a reason for NATO to continue operating, the obvious solution is to once again address NATO’s founding mission: deterring Russia. From 1991 until 2008 and the war in Georgia, NATO’s assumption about Russia was that it was the crippled remnant of the Soviet Union, incapable of posing a military hazard and interested primarily in evolving into a variety of liberal democracy with a vibrant economy linked to Europe. It seemed a reasonable assumption, but it was defective. The Russians increasingly saw European and American help as undermining Russia’s economic viability, and saw NATO expansion as designed to strangle Russia. Ukraine’s Orange Revolution in 2004 was the breaking point, along with the admission of the Baltic states into NATO. The Russians saw the latter as a violation of the West’s pledge not to expand NATO into the former Soviet Union, and the former as a desire to build anti-Russian regimes in areas of vital interest to the Russians. Whatever the subjective intentions of the two sides, NATO’s perception was that Russia was crippled and did not have to be taken into account in planning actions. Russia’s perception was that NATO continued to fear Russia and would not be content until it did become crippled.

Occorre ricordare ai lettori che alla caduta del blocco sovietico seguirono rassicurazioni NATO sul ruolo che si sarebbe giocato in Europa, e che il Founding Act sottoscritto nel 1997 garantiva alla Russia che non si sarebbero ammassate truppe NATO ai confini e che anzi si sarebbe mantenuta una zona neutrale fra le sfere di influenza russa e quella NATO.

Le cose sono andate diversamente: la NATO si è successivamente dichiarata, unilateralmente, non impegnata da quello che considera una mera dichiarazione d’intenti, i Paesi confinanti sono stati annessi alla NATO e i loro territori riempiti di truppe e armamenti (vedi mappa tratta da Independent):

nato-map.jpg

(E si tace sulle testate atomiche).

Se adesso il paziente lettore mette assieme tutti gli argomenti fin qui trattati, considera il forte sentimento panslavo dei Russi e la volontà di difendere le minoranze russofone nei paesi di confine, considera l’acceso antagonismo anti-russo di questi stessi paesi eccetera, potrà vedere che la situazione si incancrenisce anziché risolversi; che la partita in Ucraina potrebbe non essere finita e che, anzi, se ne potrebbero aprire altre, e che la continua frizione NATO + Europa sta spingendo gli interessi economici e geopolitici russi verso la Cina. Insomma: non va bene.

L’ultima pagina riguarda il comportamento di questi Paesi dell’Est in seno all’Unione. Come scrive Andrea Bonanni su Repubblica

In all’Europa si sta creando un’anti-Europa che ne contesta i valori morali, le scelte politiche e la stessa natura democratica. È l’anti-Europa dei populisti, coalizzata nel cosiddetto Gruppo di Visegrad che comprende Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Da tempo i governi di questi quattro Paesi si riuniscono e si consultano separatamente non solo e non tanto per difendere i propri legittimi interessi, ma per cercare di sovvertire le basi stesse su cui è stata costruita e si sta costruendo l’Unione europea. Ma la resa dei conti, troppo a lungo rinviata, sembra ormai inevitabile.

Progressive limitazioni delle libertà democratiche, limitazioni dei poteri della Magistratura (come recentemente in Polonia), posizione antagonista sulla questione immigrati e molto altro ancora, comportamenti non sanzionabili perché occorre l’unanimità dei Paesi membri e, ovviamente, i quattro di Visegrad (e probabilmente non solo loro) si appoggerebbero vicendevolmente. Per questo la soluzione che la “vecchia” Europa sta cercando di immaginare è un’Europa a più velocità, cosa comunque estremamente difficile da realizzare viste le enormi tensioni che scuotono il Continente: dalla Brexit alle tante spinte autonomiste e separatiste, oggi l’UE è più prossima all’esplosione che all’organizzazione di una complessa geometria variabile. Juncker per esempio non solo è contrario ma vorrebbe allargare ulteriormente l’Unione; Merkel (e altri, fra i quali Gentiloni) è favorevole. Due velocità “politiche”, che non mettano in discussione i trattati, spingendo sull’acceleratore dell’integrazione fra chi ci vuole stare e lasciando perdere quei paesi dominati da populismi e derive di destra; della faccenda si parla da tempo, e che faccia capolino anche sul Libro Bianco sul futuro dell’Europa lascia forse intendere che questa potrà essere la strada.

In conclusione, la miopia dei politici è questione generale. L’idea forse un po’ vendicativa di sottrarre quei paesi all’influenza (ex) sovietica, una NATO vincente ma senza chiare prospettive, generiche considerazioni economiche, hanno portato a un allargamento formale e non sostanziale dell’Unione, già imbrigliata da norme cavillose che consentono reciproci veti e defatiganti pastoie. Oggi l’Europa stremata dalla crisi economica e ancor più dall’assenza di un’idea politica si trova trasformata in una compagine rissosa, tendenzialmente disgregata e in sostanziale rotta di collisione con il suo lato Est. Non ho idea della soluzione; non ho idea se è perseguibile l’Europa a due velocità e se questa sia risolutiva, in un’Europa che ha ancora il problema della Grecia, l’indipendentismo della Catalogna, le conseguenze della Brexit e un populismo diffuso, forse non vincente ma certamente in grado di condizionare in parte l’agenda. Ancora una volta i torti sono politici. Di politici non sufficientemente cauti, privi di condizionamenti e capaci di una visione. Ma – chissà? – forse all’epoca nessuno avrebbe potuto avere tale visione.

3 commenti

  • areyoureallysayingthis

    Un articolo davvero poco comprensibile, a partire dal linguaggio. Un paese non è “annesso” alla NATO, ma vi aderisce; l’Ucraina non è né membro dell EU (che è una organizzazione politica) né della NATO (alleanza militare), non si comprende pertanto perché portarla ad esempio di qualsiasi processo di adesione. Presentare una cartina del “build up” della NATO all’est senza presentare un resoconto completo della relatività delle forze (e del come sono state impegnate) è a dir poco fuorviante. Una vista molto completa ed equilibrata è qui: http://carnegieendowment.org/2017/03/13/new-nato-russia-military-balance-implications-for-european-security-pub-68222. Vale la pena ricordare che la Russia è intervenuta militarmente in Gergia, è presente militarmente in Armenia ha agito (con quasi certezza) con azioni di cyber war su vasta scala contro l’estonia nel 2007 e che ha moltiplicato quelle che di solito vengono chaimate “pressioni contro Svezia e Finlandia, due paesei che non appartengono alla NATO (la Svezia ha firmato solo nel 2014 un accordo di stretta collaborazione, dato l’evolversi della situazione). Come risultato, la Svezia ha reintrodotto il servizio militare obbligatorio. Infine, parlando di minoranze, vale la pena di ricordare che è a causa della minoranza russia in transnistria che la Moldavia, paese storicamente e culturalmente rumeno, è oggi una repubblica cui è vietato dalla Russia procedere ad una riunificazione. Se è del tutto normale procedere a una occupazione militare della Crimea e della Ucraina orientale, in quanto abitata (la Crimea) da una stragrande maggioranza russa, occorrerebbe applicare gli stessi criteri ad altre aree.

    Ora, quanto detto, che è in ambito militare, non ha nulla a che fare con la parte politica delle EU. Questa non ha tento il problema della espansione ad est, ma della incompleta unificazione in un vero stato, cosa che, questo, si, consentirebbe lo svilupparsi di una politica, e quindi anche politica militare, con interessi diversi da quelli USA. Tale politica dovrebbe necessariamente, per essere credibile, investire nel settore difesa, un tema che ad oggi risulta poco gradito a parte della opinione pubblica, specie quella dei paesi occidentli della EU. Quelli orientali, conoscendone direttamente l’importanza, avendo avuto a che fare con il peso militare sovietico, sono più sensibili. E’ la credibilità di uno Stato Europeo che può mettere freno alle derive popoluste e totalitarie che sono in atto in paesi come Ungheria e Polonia non un disimpegno. E’ da aggiungere che verso questi due stati sono in essere le procedure europee per contrastarne le drive antidemocratiche, procedure che, non fossero nella EU, semplicemente non esisterebbero.

    Attenzione quindi a non confondere la situazione militare, e un larvato antimericanismo anni ’70, con quella politica che, volendo fare realmente gli interessi della EU, deve tenere presente contemporaneamente le due realtà oggettive.

    • Caro amico censore, grazie per il contributo.
      L’”annessione” è una forzatura linguistica voluta, com’è comprensibile da tutto il senso del testo. Le altre tue osservazioni arricchiscono il dibattito e sono utili, non intendo contestarle. Tranne l’ultima. Richiamare il “larvato antiamericanismo anni 70” non è da te; tu sei un logico e contrapponi fatti a fatti, argomenti ad argomenti. Supporre un mio approccio ideologico (in questo caso facilmente contestabile) è invece un tentativo di porre un a priori invalidante. Un po’ come faceva Fassina ai (suoi) tempi d’oro, quando criticava Renzi un giorno sì e uno no perché le sue proposte (di Renzi) “non erano di sinistra”, con ciò stesso evitando di entrare nel merito.
      Cari saluti

  • Maurizio Sulig

    Non riesco a capire se l’articolo sia fuorviante intenzionalmente o a causa di una errata percezione di alcuni fatti. In larga misura, le mie osservazioni sono le stesse di areyorellysayngthis. A questo aggiungo la mia perplessità per il risalto dato alle notizie a carattere militare riportate nell’articolo. Uno: dare risalto alla “più grande esercitazione (NATO) da vent’anni a questa parte”, equivale a dare risalto al nulla: se non sono state condotte esercitazioni per venti anni, e si esercita un plotone, si tratterà senz’altro della più grande esercitazione condotta da molto tempo, ma sempre di 16 bipedi e 4 carri armati, o di 30 bipedi con 26 fucili e 4 mitragliatori, o di 3 mortai si tratterà, a seconda che si parli di plotone carri, di fanteria o mortai: non esattamente qualcosa di cui impensiersi. Inoltre LOCKED SHIELDS 2017, alla quale credo l’articolo faccia riferimento, è si stata la più grande ed avanzata esercitazione al mondo, ma nella storia della Cyber Defence, non dei conflitti tradizionali. E, onestamente, mi sembra che qualche motivo per dare un’occhiata ai server ed ai router di casa ci sia. Se si trattava di COALITION WARRIOR, si trattava di una Computer Assisted Exercise che ha coinvolto una quadrata legione di 1,000 specialisti circa, di tutti i 29 paesi della NATO, seduti dietro degli schermi: di nuovo, non esattamente le manovre estive del Gruppo Forze Sud del compianto Patto di Varsavia. Ma visto che si parla di Aurora 17, è bene precisare che si tratta si della più grossa esercitazione degli ultimi 23 anni, ma delle forze armate svedesi, paese non NATO, che forse i suoi motivi di preoccupazione per l’atteggiamento del vicino ce li ha. Ad essa parteciperanno accanto a 20,000 soldati svedesi anche ben 1,000 soldati USA, oltre a più piccoli contingenti lituani, estoni, finlandesi, danesi (tutti paesi abitualmente partner della Svezia nella costituzione di contingenti multinazionali ONU) e francesi. E non sarebbe male ricordare che Svezia e Finlandia hanno più volte intercettato aerei russi che violavano il loro spazio aereo.
    La seconda cosa sulla quale non concordo è l’enfasi posta sul “NATO Military Buildup in Eastern Europe”: 7,200 uomini, schierati in 4 paesi sono la forza di una brigata meccanizzata del nostro esercito rinforzata con un battaglione di fanteria e relativo supporto logistico. Anche trascurando il fatto che più di un terzo di questa forza è assegnata a servizi logistici e di supporto, crediamo davvero che si tratti di un qualcosa in grado di minacciare l’Armata Rossa (si chiama ancora così)? O non è piuttosto la riedizione del vecchio concetto di AMF (L), il cui scopo era di dire”occhio, se meni loro meni anche noi, e poi aspettati di pagarne le conseguenze?”
    No, mi dispiace ma non concordo: trovo che l’articolo, nonostante alcuni punti interessanti e anche condivisibili, segnatamente quelli relativi al fatto che non si può ragionare in una manichea logica di buoni/cattivi, sia eccessivamente sbilanciato in senso filo-russo, al punto da sorvolare sul fatto che furono i paesi ex-satelliti dell’URSS a spingere per entrare nella NATO al fine di ottenere tutela e protezione contro eventuali ritorni di fiamma in chiave espansionistica dell’ ex-Grande Fratello.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...