Segre Presidente. O: sull’emotività in politica

Lucia Annunziata lancia la senatrice Segre alla Presidenza della Repubblica con buone argomentazioni, certamente nobili, che rispondono in qualche modo all’apice di odio che tutti vediamo crescere, e che non ha i soli ebrei come bersaglio. Odio espresso liberamente da politici infami, odio ripetuto da popolo ignorante. Avendo mezzi, disponibilità e consenso per reagire adeguatamente, non basterebbero i prossimi 30 anni per rimediare ai danni drammatici fatti al senso di convivenza civile che i Salvini e le Meloni hanno fatto e stanno facendo. E si dice di Salvini e di Meloni in quanto rappresentanti massimi, in un certo qual senso prototipici, ché l’odio è sempre più trasversale e niente affatto caratteristica della solo destra. Anche l’odio verso gli ebrei è prototipale o, meglio, idealtipico: gli ebrei rappresentano, nei secoli, il nemico, il diverso, il bersaglio, la minoranza presuntuosa autocelebrantesi come “eletta”, quella che arricchisce nelle pieghe dei divieti imposti dai gentili eccetera. 

E allora Segre. Che è ebrea doc, scampata al campo. Che è stata oggetto d’odio social. La cui commissione non è stata votata dalla destra ignava e complice. Che è pure donna e non guasta.

Ma io non sono molto d’accordo. Ho dubbi su Segre in sé, ma ho soprattutto una valanga di perplessità sugli elementi prepolitici di questa proposta, che è senza ombra di dubbio molto emotiva e poco riflettuta.

Tralasciamo il fatto che qualunque campagna civile e giornalistica pro-Segre, anche se eventualmente sostenuta da qualche forza politica, dovrebbe essere confermata in un voto parlamentare quanto mai incerto, dove al numeroso voto delle destre non sarebbe strano si unissero correnti, dissidenti, malpancisti e vendicatori del fronte opposto. E la sconfitta di Segre, dopo due anni di insistenza come bandiera, sarebbe drammatica sotto il profilo simbolico e politico.

Tralasciamo anche il non trascurabile fatto che un Presidente della Repubblica, oggi, deve essere dotato di finissima sensibilità politica, e non semplicemente essere una brava persona (ne abbiamo parlato QUI); il ruolo di Capo dello Stato si è di molto evoluto nei decenni, i suoi compiti non sono meramente di rappresentanza, tutt’altro, e occorre una persona che abbia un trascorso politico particolare, meritevole.

Andrebbe infine segnalato che ci sono – coi requisiti richiesti – diverse persone in Parlamento che uniscono, all’esperienza e alla competenza, doti di sensibilità e moderazione; che semmai non sono ebree ma che hanno saputo difendere molte e diverse minoranze in quanto tali; non penseremo davvero che occorra essere ebrei per poter esprimere un sentimento di difesa di tutte le minoranze? Come se un omosessuale, in quanto tale, dovesse per forza essere il paladino dei diritti di tutti, una donna che ha abortito, un vegano, un afro-italiano, per il fatto di avere sofferto nella loro vita, essere per questa medesima ragione, rappresentanti di tutti gli esclusi sui quali si appunta l’odio dei dementi populisti eterodiretti da Bestie e centrali russe dell’inganno.

La cosa che in assoluto mi fa essere scettico sulla candidatura Segre è la sua evidente umoralità. C’è stata la vicenda (posso dire molto gonfiata?) di Segre: vota Segre Presidente! Avessero attentato a Saviano… vota Saviano! E che dire di Gino Strada, eroe impavido già in odore di santità? 

Siamo un Paese alla continua, instancabile ricerca di eroi: da Carola a Greta passando per Lucano e Segre. Domani sarà qualcun altro, certamente bravo, forse addirittura realmente eroico, ma sempre imposto all’attenzione dell’opinione pubblica da un perverso meccanismo che unisce i mass media alla ricerca disperata di clic al popolo 2.0 con un bisogno disperato di eroi easily eaten. Buoni da sgranocchiare all’impronta, per un’indignazione o un’acclamazione, per una litigata a distanza fra bot, che se sei di sinistra devi condividere il meme “io sto con Lucano”, ma se sei di destra ci caghi sopra.

E la politica dove finisce?

Questa storia – del consumo facile di eroi, di notizie, di drammi – ci fa sempre guardare da un’altra parte. Guardiamo a Segre e non vediamo il dramma industriale di Ilva e Alitalia, che è dramma industriale del cosiddetto “sistema Italia”. Guardiamo all’Ilva nei suoi aspetti folkloristici, semmai (Conte che va a fare l’umile con gli operai di Taranto), ma ci facciamo sfuggire il problema più profondo, della mancanza totale di idee di questo governo (e precedenti) in tema di politiche industriali.

Guardiamo Carola (e via coi meme pro-Carola), ma questo distrae dal vedere il problema dei migranti in termini strutturali, generali, geopolitici. E su questo blog abbiamo parlato in lungo e in largo degli effetti di questa drammatica cecità.

Non sappiamo nulla dell’Europa, la Brexit è al più oggetto di satira, la Cina in Africa e le conseguenze di questa colonizzazione è ignorata (e poi, diciamolo, che palle!)… e il problema sembra sempre, e sempre, e sempre essere quella persona, quella del momento: Carola che è di buona famiglia; Lucano che potrebbe essere un birichino; Saviano che fa i soldi coi libri; e mai, accidenti, uno scandaletto sessuale, che ne so?, Carola lesbica e Saviano ermafrodita, allora sì che avremmo di che divertirci per qualche giorno in più!