Vogliamo leggere i giornali. Tutti, i giornali!

E’ scoppiata la grana di Telegram che avrebbe consentito la diffusione gratuita (e illegale) dei quotidiani. Male chi l’ha fatto, ovviamente, perché ha violato la proprietà intellettuale, ma bisognerà pure che il sistema nazionale dell’editoria dei quotidiani faccia una riflessione idonea al Terzo Millennio. Chi mai si può permettere di pagare l’abbonamento a tre, quattro, cinque testate? Perché ormai è chiaro che possiamo, sì, avere uno o un paio di giornali preferiti, ma una buona lettura, oggi, induce a sfogliare fonti differenti: la cronaca della Stampa, certi editoriali del Corriere, la critica del Manifesto, il blog del Fatto, il fondo del Foglio… Eppure basterebbe poco, copiando sistemi già utilizzati per la musica, o per i libri, da grandi piattaforme Web. Basterebbe consorziarsi e proporre ai lettori un unico abbonamento globale per – poniamo – i dieci principali quotidiani italiani. I proventi (che immagino potrebbero essere assai più alti della somma degli attuali) sarebbero poi divisi, per quote (in base ai click) fra le diverse testate. Un servizio migliore ai lettori, introiti certi per i giornali. Invece niente: ognuno nel suo piccolo ortino a pretendere il proprio abbonamento…