Il Grande (?) Ritorno (?) di Dibba

Il Grande (?) Ritorno (?) di Di Battista, che straparla, allude, minaccia, è una delle notizie peggiori di questo periodo. I lettori di Hic Rhodus sanno bene che giudichiamo il populismo il male peggiore che può affliggere un popolo, appena meglio della peste e assai peggio delle cavallette. E che il populismo nel formato 5 Stelle è la forma più pura di populismo, senza le scorie leghiste per intenderci. Per sintetizzare con efficacia un pensiero che altrove abbiamo reso con più spessore, diciamo che i pentastellati sono una banda di stupidi (‘stupidi’ nel senso indicato dal grande maestro Carlo Cipolla, non è un giudizio morale ma una descrizione idealtipica), guidati da un manipolo di banditi (‘banditi’ sempre nel senso utilizzato dal Maestro). Si sono quasi suicidati per insipienza, sono stati resuscitati dal PD (che si è così affrancato una volta per tutte dal suo fardelloso passato democratico e riformista), hanno navigato come sugheri sulla crisi pandemica e ora… ora serve un colpo di reni, e questo viene dato dal pifferaio romano che apre una stagione di Grandi e Appassionanti letture per gli amanti del genere. Farà cadere Conte? Scalzerà la leadership di Grillo? Di Maio con chi starà? Casaleggio che fini reali ha? Si spaccherà il MoViMento? A tutte queste domande fornisco una risposta breve breve: non me ne importa un fico secco.

O meglio: della banda di stupidi in sé non mi importerebbe un fico secco né, tantomeno, del manipolo di banditi, se non fosse per un drammatico particolare: oggi, proprio adesso, queste manovre, qualunque siano le intenzioni palesi e occulte di Dibba, avranno un chiaro ed evidente effetto pratico: dare un’energica mano aggiuntiva, dopo il virus, a far affossare l’Italia. Tutte le manovre e manovrine, strategie e tattiche, e alleanze e tradimenti, e progetti e programmi, e dichiarazioni e smentite, tutte, assolutamente tutte, nessuna esclusa che ci toccherà sopportare da qui all’autunno, serviranno al manipolo di banditi per collocarsi in una posizione strategica, trarre un vantaggio competitivo, fare uno sgambetto a quello, buttare sul tavolo una dichiarazione clamorosa per attirare attenzione, fare smentite ipocrite, tutte finalizzate alla resa dei conti. Dibba si gioca il suo futuro politico come Di Maio, Crimi, Taverna e gli altri scappati di casa. Conte si gioca il suo futuro politico, frastornato e forse confuso da sondaggi che lo danno alle stelle o nella polvere a seconda delle mosse combinate di tutti gli attori in gioco. Il PD si gioca il suo futuro che sperava avesse imboccato la strada giusta con un M5S “normalizzato”, democristianizzato, sostanzialmente domato, mentre ora si potrebbero aprire giochi pericolosissimi…

In tutto questo gran discutere i diretti interessati fingeranno di parlare di MES, di riforme, di Europa, di investimenti, di politiche industriali, tutti temi che saranno trattati in maniera retorica, strumentale, opportunistica solo per trarre vantaggi elettorali, consensi di bottega, usandoli come elementi di una comunicazione politica in realtà completamente vuota di contenuti e di reali volontà operative, fattive (che significa pianificare, programmare, costruire scenari, avere una visione. Ma chi? Questi incompetenti miracolati?). Ha già aperto i giochi Casaleggio, come abbiamo mostrato pochi giorni fa, e ora le sortite di Di Battista segnano il ritmo di un’azione orchestrata; è appena iniziata. Ne dovremo sopportare molte.

Perché il populismo ha questa grande capacità: monopolizza l’attenzione su temi reali, tutti e sempre trattati superficialmente per scopi comunicativi, e attrae folle gioiose, convinte di poter cambiare il mondo, che in ordine di marcia si affrettano verso il baratro. Semmai demolendo qualche statua al passaggio.

Ammaliati o no da questo ennesimo pifferaio, noi tutti cittadini italiani vedremo quindi in buona parte vanificato l’aiuto che l’Europa si è offerta di darci; vedremo qualche pallida riformicchia – per dare fumo negli occhi europei – mescolata a finanziamenti a pioggia, salvataggi scandalosi, sprechi e inazioni (avere i soldi è facile, spenderli anche male è difficile, spenderli addirittura bene quasi impossibile).

Viva l’Italia.

Non questa, quell’altra.

Per approfondire: