È facile fare il Di Battista con l’ignoranza degli altri

Dibba, in cerca di rilancio, visibilità, ruoli, o semplicemente un altro po’ di ossigeno, ha scritto il suo manifesto per dare battaglia al congresso M5S (che loro chiamano “Stati generali”, forse perché non ce la fanno a chiamare le cose come sono o forse perché stanno assemblando le ghigliottine da qualche parte). Lo trovate sulla sua pagina Facebook. Tranquilli, non vi annoierò con una lunga e cavillosa disamina. Sinceramente non ne vale la pena, anche perché già sapete come la penso sui populisti, i 5 Stelle e tutta quella compagnia di miracolati, improvvisati, imbroglioni del popolo. 

Come altre volte, invece, vi propongo un ragionamento più generale; colgo cioè l’occasione per ricavare una lezione che vada al di là del caso specifico. Delle miserie di Dibba non mi importa un fico secco, né del suo destino politico e delle speranze o delusioni dei suoi seguaci. Ma credo che diffondere – per quel poco che potrà fare HR – un modo di ragionare, aiuti infinitamente di più a frenare l’avanzata dell’ignoranza politica, che diventa inevitabilmente minaccia democratica.

Dibba dice una quantità di cose impressionante, con ben 51 punti programmatici che potrebbero davvero rovesciare l’Italia come un calzino, se realizzati. Questo rovesciamento, ancorché vi dovesse piacere, è semplicemente impossibile da realizzare. Non difficile. E non impossibile per colpa di Soros o di qualcuno contro il quale indirizzare il nostro disappunto. È impossibile da realizzare perché Di Battista, come tutti i “politici” a 5 Stelle della prima ora rimasti in qualche modo fedeli alla linea, semplicemente è un impolitico, ingenuo, ignorante e impreparato che confonde il volere col potere, il desiderio con la realtà, lo slogan facile con la politica, la dichiarazione con l’azione. Molti grillini, in questi anni, hanno amaramente imparato la lezione, Di Maio per primo. Nulla è stato tolto alla loro improvvisata dabbenaggine ma certamente non sono più naïf; Di Battista, invece, è rimasto al palo (o finge, non posso saperlo).

La prima cosa facile facile, imputabile al programma di Dibba e, purtroppo anche a quello di molti partiti, è che non si capisce chi paga l’incredibile quantità di belle cose che lui propone, in un’Italia futura di latte e miele. Con quali soldi; scrive, per esempio:

11. Rafforzamento del sisma-bonus e del super-ecobonus (renderli strutturali) con l’obiettivo di mettere in sicurezza il territorio nazionale dagli eventi sismici e rendere il Paese sempre più efficiente ed indipendente dal punto di vista energetico.

In che senso rafforzare? Immagino incrementarne la portata; in che senso strutturali? Immagino che intenda qualcosa tipo “permanenti”. OK, lo sottoscrivo: ma, scusate se sono così banale, il Dibba ha un’idea del costo complessivo di questo sforzo di “mettere in sicurezza il territorio nazionale dagli eventi sismici”? (che poi: perché ha appiccicato qui  l’efficienza energetica?). Notate sia la vaghezza della proposta (mettere in sicurezza, in che senso?) sia la sua inconsistenza programmatica: in quanti anni, a cominciare da dove e appunto, soprattutto, pagata come? Questa dei soldi riguarda una bella fetta del “programma” di Dibba e, mi dispiace essere così banale, mi dispiace – caro lettore – di non fare una critica più stravagante e originale che solo noi di HR sappiamo fare ma, insomma, questa è indubbiamente la principale.

Come ha ricordato pochi giorni fa Mario Baldassari, criticando il Nadef (Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza)

La manovra proposta dal governo si basa su aumento di deficit e di debito pubblico per oltre 300 miliardi con un effetto previsto di impulso alla crescita del pil di circa lo 0,8% all’anno. Dobbiamo allora chiederci se questo aumento di debito (in valore assoluto e nonostante la lieve riduzione in rapporto al pil) sia sostenibile o, meglio, ancora giustificabile in relazione proprio agli effetti di impulso alla ripresa che si intende con questo perseguire. Rimettiamo cioè sulle spalle delle future generazioni un ulteriore carico di debito per incassare in tre anni qualche briciola di crescita in più. Per avere un pari effetto (anzi, probabilmente ben superiore) sarebbe bastato utilizzare fin da aprile scorso i 37 miliardi del Mes per la sanità e la scuola. Oltre al maggiore impulso alla crescita, avremmo oggi anche migliori e più confortanti prospettive in questi due settori strategici per il nostro futuro a partire dalle prossime settimane e mesi.

Nella linea di Di Battista, quindi, che probabilmente ignora queste bazzecole, la stratosferica situazione del debito non solo non viene considerata, ma aggravata; e non solo e tanto per le sue generiche misure antisismiche ma per la “riforma strutturale (‘strutturale’ è un aggettivo che piace al Dibba) del sistema di gestione dei rifiuti e investimenti sull’economia circolare” (punto 8, bellissimo, sono d’accordo); per il “sistema di car sharing nazionale” (punto 10), per l’immancabile “sostegno alle famiglie” (punto 12 – si tratterebbe di un assegno mensile per ogni figlio da 0 a 18 anni per chi ha basso reddito) eccetera eccetera, non spreco tempo. 

C’è poi un altro grande classico del populismo miope grillino; prendete il punto 20:

20. Controllo pubblico delle rete autostradale italiana con l’obiettivo di ridurre i pedaggi e investire gli utili in sicurezza e ammodernamento.

Fantastico! Quindi togliamo le autostrade a tutti i gestori privati (per definizione dei pescicani profittatori) e le diamo all’efficientissima ANAS? Oppure:

13. Chiusura domenicale dei centri commerciale al fine di tutelare i piccoli esercizi commerciali, i centri storici, la famiglia e le attività culturali e sportive.

Quindi modifichiamo i processi di concorrenza con delle forzature per salvare i diseconomici “piccoli esercizi” e privando il cittadino di un servizio? (Ma poi: Dibba dà per scontato un rapporto causale fra la crisi dei piccoli esercizi e l’apertura domenicale dei grandi centri?).

Il populismo pensa che il privato sia il male. Che fare soldi sia sempre una questione di malaffare. Ecco la radice del loro statalismo, che stampa soldi, dà redditi di cittadinanza e assegni per i figli, sostiene le aziende, cura le strade (e svariate altre cose) e infine impone un

31. Salario minimo garantito per tutti, per dare dignità a ciascun lavoratore.

Ci sono tantissime questioni che sarebbero umoristiche se non fossero tragiche. Dibba propone anche una

32. Legge sulla prevenzione del suicidio,

(non importa come), butta sul tappeto giravolte tautologiche sugli immigrati:

2. Terza via in materia di immigrazione: chiusura dei porti e accoglienza interessata sono due facce della stessa medaglia: il totale disinteresse delle condizioni di vita e delle lotte politico-sociali del continente africano. La tragedia dei flussi migratori non si potrà mai fermare se prima non si definisce un piano complessivo che abbia come focus il diritto a non emigrare.

Lancia parole d’ordine paracule:

6. STOP – senza alcuna deroga – alla vendita di armamenti o altra strumentazione ad uso militare a paesi in conflitto o che sostengono, direttamente o indirettamente, paesi in guerra.

La conclusione, cari lettori, è semplice: un programma così saprei farlo anch’io: prometterei anche la felicità in Costituzione, il diritto al cappuccino al bar per gli impiegati pubblici, prostitute gratis per i single (ma solo dopo i 50 anni) e un videogioco nuovo al mese, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, per ogni adolescente.

Vi riassumo le questioni:

  1. è un elenco di questioni mirabolanti che, a parte l’eventuale giustezza intrinseca, costerebbero una massa di soldi fantascientifica, e ovviamente Dibba si guarda bene dal dire dove li troverebbe (ma io lo so, e sto per dirvelo);
  2. il privato è cattivo, il pubblico è buono e penserà assolutamente a tutto, gestendo in proprio una grande massa di servizi e infrastrutture; Dibba, che conosce il lavoro avendolo visto passare una volta per il Corso, ignora (o finge di ignorare) l’estremamente complessa difficoltà organizzativa necessaria per gestire acque, autostrade, energia, rete Internet etc. La massa di gente che occorrerebbe assumere per rispondere alla bisogna (ma assumere un paio di milioni di persone non sarebbe male, vero Dibba? Così risolviamo anche il problema del lavoro);
  3. tutto il resto (ed è molto) è fuffa; un esempio solo: “Assegnazione all’Unione Europea di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.”; come se decidesse Dibba, o l’Italia, o l’UE. Queste sono chiacchiere…

Cosa significherebbe prendere in considerazione, anche per scherzo, questo programma? Una cosa sola: default, uscita dall’Europa, stampa di moneta nazionale debolissima e conseguente miseria nera. Ma significherebbe anche altre cose: Stato padrone, Stato autoritario, Stato sovietico.

Tutti i populisti, in tutte le loro varianti, promettono mari e monti, e poi finiscono per diventare un governo sudamericano col popolo in piazza a protestare, e loro che si difendono con l’esercito.

Dibba è di quella stessa pasta, della più genuina pasta populista, e come tale è un manipolatore delle masse.

Quando scriviamo, da anni, che il populismo è il male, e che il M5S ne è la massima espressione, intendiamo questo: personaggi falsi, senza competenze, con distorte visioni della realtà, capaci di mobilitare masse per obiettivi suicidi.

Del futuro politico di Dibba mi importa quanto di un soldo bucato; agli Stati Generali del M5S presenterà le sue mozioni, otterrà un certo numero di consensi, resterà, farà una scissione… ma chi se ne frega?

Il problema non è l’uomo Di Battista. Il problema è il combinato disposto fra in cinismo abietto di un pugno di personaggi e un popolo di ignoranti impauriti, che oggi hanno portato un Di Battista qualunque a pontificare pericolosamente di futuri straordinari e straordinariamente improbabili, così come, domani, potranno portare altri, e altri ancora, finché, un bel giorno, ci accorgeremo che sarà troppo tardi.