L’irresistibile ascesa di Ciccio Mordacchia

Ciccio Mordacchia era un ignoto professore di applicazioni tecniche (o come si chiamano adesso) nella ridente cittadina di Sgurgola Salentina. Stava tranquillo a farsi gli affari suoi quando la Fortuna bussò alla sua porta; era Ciro Cicala, noto impresario teatrale, che aveva un’idea straordinaria in testa: fare uno scherzo tremendo all’Italia, per vendicarsi della segaligna professoressa di matematica della terza media che l’aveva bocciato. Ciro Cicala aveva percorso l’Italia da Nord a Sud, e anche un po’ a Sud-Ovest, dove appunto aveva conosciuto per caso il Mordacchia, presentatogli da seguaci locali che lo volevano semplicemente coglionare (al Mordacchia). Cicala capì subito che quello era il suo uomo, il suo ometto, il suo mezz’uomo, il suo gonzo, e lo catapultò dall’oggi al domani alla Presidenza del Consiglio, perché nel frattempo aveva mandato a fanculo, uno per uno, personalmente, 27.864.723 italiani che inequivocabilmente lo votarono.

Il ragionamento del Cicala fu il seguente: “Mi serve una faccia presentabile: io faccio ridere, quelli che hanno aderito al movimento son degli sfigati, oh! questo è un professore, così facciamo la nostra bella figura!”.

Il ragionamento del Mordacchia fu il seguente: “Presidente del Consiglio? A me? A Roma proprio, che non ci sono mai stato? E pagano pure? Ma vaffanculo le applicazioni tecniche!”

Il ragionamento del 98% degli italiani fu “Mordacchia chi?” (al che Fassina potè finalmente evacuare).

E insomma si fa il governo, e il capo del governo è il Mordacchia che dopo essere arrivato a Palazzo Chigi e avere detto “Ooh!” e “Aah!”, chiese: “Adesso cosa devo fare?”. “Semplice – gli rispose il Cicala – devi lavare le mutande a Felpini, e per il resto fai ‘ciao ciao’ agli incontri ufficiali”. “Facile, lo so fare!” Rispose Mordacchia, e si mise al lavoro. Il fatto è che un giorno Felpini va a Rimini, si mette il costume, fa due cazzate e patatrac!, il governo non c’è più. Al Mordacchia saliva il magone ma la storia ebbe un lieto fine. Orfanelli, segretario di un partito in via di estinzione, si era innamorato di lui (effettivamente il Mordacchia aveva un certo fascino latino), si propose di sostituirsi a Felpini, e così fece; i due fecero una luna di miele lunghissima, tutto un anno e più, ed erano così stracotti che non facevano nient’altro, proprio niente di niente, quasi non si accorgevano della tremenda ondata di peste petomane che dilagava per il mondo (fortunatamente al ministero per la botta di culo c’era Temperanza, che un po’ si diede da fare). Insomma, com’è, come non è, alla fine anche quel governo cade e viene finalmente un governo decente capitanato da Supermario Grifondoro.

Ma tutta questa è solo la premessa, perché nel frattempo il partito del Cicala era in acque tempestose. Il teatrante pensa: “‘Sto fesso ha lavato le mutande a Felpini, ha slinguazzato Orfanelli, è un pupazzetto che mi viene bene da mettere a capo di questa massa di insensati mentre io sbrigo le questioncelle legali, fiscali, morali che mi attagliano, e finisco pure la partita a Monopoli”.

Ah! L’ingenuo! Non aveva capito che aveva allevato una serpe in seno, che il Mordacchia non voleva proprio tornare a Sgurgola Salentina, e dai che ti ridai dopo quattro mesi Cicci (ormai tutti lo chiamavano così, a causa di una gaffe del presidente americano) cosa ti fa? Eh? Cosa ti fa? Alleato ai gruppi parlamentari timorosi di andarsene a casa presto presto, senza poter più bere il buonissimo caffè del Transatlantico a 0,19 Euro a tazzina, decide di prendersi il partito, dichiarando che il capo è lui, che il Cicala è un bravuomo ma deve smettere di rompere i zebedei, che bisogna avere organi di partito che eleggano lui, Cicci, mica come il Cicala che nessuno l’ha eletto, che si deve collocare politicamente in un area liberal-social-popolar-qualunque purché moderatamente, che a Grifondoro stanno arrivando i soldoni europei e col cazzo che lui non sta lì a prendere la sua parte, e che insomma, se a Ciro gli va bene, bene; se non gli va bene, allora se ne faccia una ragione, vada a pesca, si faccia un nuovo movimento (che vabbé che ormai sa come si fa, ma è pur sempre una faticata) eccetera.

Il Cicala! Chi era con lui dice che è diventato di tutti i colori, ha picchiato il cane, rotto il motorino del figlio, parlato mandarino con dizione correttissima poi, all’apice del parossismo, è entrato in stato catatonico. Rispetto a tale pirotecnia, molti osservatori politici hanno notato che l’atteggiamento compassato del Mordacchia, una via di mezzo fra Monti e Alfano, non c’entra nulla, ma proprio nulla, con la serie di cazzate sesquipedali stampate una dietro l’altra dal Movimento delle origini, ma chi vivrà vedrà.

Quel che succederà da qui in poi è ovviamente cronaca da qui in poi, non potete pretendere che ve la diciamo ora. Comunque Netflix ci ha comperato il plot e la prima stagione uscirà a settembre.