Comperate la carta igienica

Non sarà lo sciopero dei camalli a rendervi la vita difficile, quello al massimo affosserà un pezzo di ripresa, deprimerà lo sviluppo locale, impoverirà la popolazione e farà perdere posizioni italiane nella complessa rete commerciale internazionale; bagatelle, come vedete. Ma i camionisti senza green pass (qualcuno stima siano il 30%), e i loro colleghi della logistica, magazzinieri etc., diamine, quelli sì, potrebbero portarci in condizioni di penuria di alcuni beni essenziali come la carta igienica. 

Le ragioni sono molteplici: alcuni camionisti sono stranieri, altri hanno fatto il vaccino cinese o russo, diversi proprio non lo vogliono fare; com’è, come non è, al netto di questioni che si andranno risolvendo pian piano, resta il fatto che i Grandi Disagiati (ho deciso che d’ora in poi li chiamerò così) sono fastidiosi come la sabbia nel costume. C’è per esempio quella ragazza dell’Università di Bologna, Silvia, attivista no green pass, che, pur di non allontanarsi come prescritto, ha costretto la docente a interrompere la lezione. Sì, è vero che poi è stata insultata da alcuni studenti, e questo non va bene, ma la sua sola volontà, ottusa e belluina, ha impedito il democratico (e pagato) diritto allo studio di suoi coetanei, semmai giunti dopo qualche ora di treno. È interessantissimo leggere quello che lei dice, un mix di ribellismo guevarista mescolato con una variante di terrapiattismo pandemico; sarebbe stata una meravigliosa pasionaria anarchica nella guerra civile spagnola, sarebbe stata felicemente bruciata sul rogo a fianco di Giovanna d’Arco, sputacchiando sulla folla e speranzosa nell’assunzione in Cielo.

Queste storie, piccole come quella di Silvia, grande come quella dei portuali, sono identiche sotto il profilo logico: minoranze che impongono una loro pretesa alla maggioranza. E che nel caso dei trasportatori e di molti altri servizi essenziali, vorrei dire, senza allarmismi, che potrebbero creare danni seri (senza evocare il Cile all’epoca di Allende, per carità… comunque a me è venuto in mente il Cile all’epoca di Allende).

È brutta la maggioranza che impone voleri e linguaggi alla minoranza (l’omologazione è questa), ma direi che è pure bruttissima la minoranza che tiene in scacco la stragrande maggioranza (la cancel culture e la furia gender, nei paesi anglosassoni, ci sta provando e riesce anche a vincere, vedi la tremenda storia di qualche giorno fa di Kathleen Stock).

Onestamente, come io ritengo che questi fanatici antivax, antipass, antitutto siano Grandi Disagiati, e sostanzialmente dei potenziali eversori, così loro ritengono me un pecorone accecato, servo del potere. Esattamente come io so di avere ragione, così, allo stesso modo, loro sanno di avere ragione.

Mentre su questioni astratte (il concetto di ‘libertà’, la natura della democrazia…) possiamo avere idee anche molto diverse (infatti esistono partiti diversi, con programmi differenti, e va bene così), su questioni verificabili i pareri e le opinioni à la Castelli sembrerebbero contare zero. La forza di gravità ti tira giù, e non dovresti avere un parere differente; i vaccini servono e risparmiano vittime, e non dovresti avere un parere differente.

Sembra facile, invece no.

Innanzitutto, sulla forza di gravità, una Castelli qualunque può sempre ribattere “questo lo dice lei!” e la discussione è bell’e finita. Considerando i terrapiattisti, perché no? I Grandi Disagiati, almeno parte di loro, sostiene che non è vero che esiste il Covid, se esiste non fa ammalare, se fa ammalare non fa morire, se fa morire è un caso e i dati del Ministero sono falsati ad arte. Quindi non si può invocare il razionalismo con chi si pone al di fuori della grammatica e del lessico razionali.

Poi, il razionalismo “scientifico” serve fino a un certo punto nelle questioni sociali. Un No Vax, o No Green Pass, potrebbe dire che è tutta vera la storia dei vaccini, e bla e bla, ma non ne accetta le conseguenze politiche (obbligo del green pass, per esempio) per una questione etica, politica, democratica, filosofica, ovvero per una ragione che afferisce al pensiero, alle credenze, ai valori, notoriamente non negoziabili. Una fetta di gente senza il green pass non è contraria in linea di massima al vaccino, ma ritiene insopportabile l’imposizione di munirsi di un certificato per poter andare al lavoro, o al ristorante. Qui non è questione di logica, o almeno non nel senso indicato sopra.

Sono sempre più convinto che non ci sia una soluzione pacifica, di mediazione, come qualcuno (forse in malafede) suggerisce: noi maggioranza preoccupata, in parte razionalista (e in parte così così) pensa che la salute pubblica o, più in generale, il bene pubblico, debba prevalere; loro pensano che i loro diritti siano inalienabili, prima di qualunque giudizio sull’opportunità di quei diritti, prima di qualunque loro eventuale razionalizzazione. Cosa diciamo loro? Come speriamo di convincerli? 

Loro, minoranza, si sono chiaramente espressi; hanno deciso, lucidamente, di bloccare quello che possono bloccare, dai trasporti alle lezioni universitarie; hanno deciso di molestare fino a delinquere (assalti agli ospedali e a medici); hanno deciso di marciare con Forza Nuova verso Palazzo Chigi. Loro hanno imboccato la strada dell’eversione, anche se non lo capiscono, e quindi, secondo il mio modesto parere, non vale più la pena di convincere nessuno. Loro eversori. Noi democratici.

(Ricordatevi di fare scorta di carta igienica!).