Eziologia breve del Grande Disagio

Oltre alle manifestazioni di massa di No Vax e No Green Pass infiltrate da nazifascisti ed ex brigatisti (meriterebbero una digressione a parte), sempre sull’orlo della guerriglia urbana, sempre a rischio di violenze, spigolando fra i giornali si leggono notizie minori di no vax violenti che compiono azioni da codice penale (l’ultima, a caso, QUI, ma non è l’unica). Occorre chiedersi “Perché?”, visto che questo comportamento è piuttosto inedito. Le proteste, anche di massa, contro il fisco, contro la politica fonte di tutti i mali, contro l’aborto o contro tutto quello che vi pare, fino a una decina di anni fa o poco più non avevano mai spostato il baricentro dal composto dissenso, o al massimo dagli slogan al vetriolo, ed episodiche intemperanze venivano presto espulse e rese distinte dalla massa dei manifestanti. Ora, invece, sia pure minoranza di minoranza nel Paese, vediamo sia masse di alcune migliaia di esagitati disponibili allo scontro, sia gruppetti o singoli individui pronti a vestire l’abito della violenza per ribadire la loro ostilità verso un provvedimento di legge in cui nulla, in sé, meriterebbe tale avversione (siamo pieni di obblighi e divieti, inclusi obblighi vaccinali, accettati da quasi tutti senza battere ciglio). Vediamo di capire meglio cosa succede e perché.

Le cause di questo Grande Disagio riguardano sostanzialmente quello che Shoshana Zuboff, nel Capitalismo della sorveglianza, chiama processo di “individualizzazione” della società, ovvero l’atomismo sociale prodotto dal venir meno dei legami forti, vale a dire da quei legami sociali immutabili, famiglia, vicinato, amici, colleghi, che una volta imbrigliavano l’individuo, ma anche lo identificavano; che erano soffocanti ma solidali; che ti giudicavano ma ti aiutavano a definire il mondo. Oggi viviamo in un oceano di legami deboli, con centinaia e migliaia di (sconosciuti) “amici” di Facebook che non conosciamo veramente, con il vicinato “Buongiorno/Buonasera”, con la famiglia ristretta a coppia + 1 figlio, ciascuno perso nei propri problemi, la patria non esiste, il partito è morto, la religione è roba da vecchi. Questa riduzione del mondo all’individuo esaspera l’edonismo, il narcisismo, il senso infantile di onnipotenza, l’egotismo. Siamo una folla di Ego solitari. L’evoluzione sociale ed economica che ha condotto, nel volgere di un paio di generazioni, a questa condizione, e dove ci sta conducendo, non è tema di questo post (il libro della Zuboff offre spaventose ipotesi).

Come notano da tempo intellettuali non conformisti (mi viene in mente il Marcuse dell’Uomo a una dimensione, una cosa preistorica!) il potentissimo influsso culturale della società capitalistica (il mito del benessere, i bisogni indotti, il consumismo, la competizione etc.) determinano una pressione sulla coscienza individuale (se non fosse praticamente illeggibile qui sarebbe opportuno suggerire le opere di Baudrillard) provocando un senso di adeguatezza/inadeguatezza legato ai modelli consumistici dominanti: fino a qualche decina di anni fa questi modelli erano di massa (tutti con la 500; tutti al mare; tutti a tifare Italia con la birra Peroni; tutti col mutuo per la casetta di proprietà in periferia), ma l’individualizzazione dell’ultimo periodo ha cambiato le cose: oggi una congerie di fattori concomitanti rende il consumatore un individuo solitario al quale il mercato capitalistico fornisce risposte personalizzate: Apple, Google, Amazon, Facebook – denuncia Zuboff – hanno imparato a rispondere a bisogni personalizzati (e a sollecitare domande personalizzate) e, meglio ancora, hanno imparato a prevederli, anzi a performarli. Oggi decidiamo cosa mangiare, cosa comprare, cosa vedere su Netflix, entro una gamma di possibilità che appare estesa, che accompagna l’egocentrismo crescente, mantre è il frutto di un grande e potente inganno che si consuma grazie a Internet e ai social media. Discorso lungo, che devo abbandonare (per ora) per tornare al tema principale (ma riguarda, per esempio, la nuova omologazione gender, la cancel culture e il politicamente corretto).

Nella società di massa, l’identità individuale era data dall’appartenere a tale massa; un individuo era lavoratore dell’azienda X probabilmente per tutta la vita; marito o moglie, comunista o democristiano, emiliano o siciliano; viveva forse tutta la vita in quel quartiere, cresceva con quelle persone, forse sposava la ragazza/il ragazzo della porta accanto. Ciascuno era un membro di quella comunità. Dissolti i legami forti, secolarizzata la società, dove trovare quell’identità indispensabile all’uomo, animale sociale? Serve un nuovo dio, serve una nuova famiglia, serve una nuova patria, e i loro simulacri vengono trovati non già costruendone di nuovi, che non è possibile, sarebbe impresa epica; vengono trovati per contrasto, per opposizione, confrontandosi con un Nemico, quel nemico che appare contraddire e ostacolare il nostro narcisistico e infantile delirio di onnipotenza; quindi le Istituzioni. Le Istituzioni sono il male, e vogliono il nostro male, per esempio uniformandoci col vaccino, mentre io, io, IO decido! La dinamica è simile a quella vista nel caso dei No Tav, con la differenza che la protesta No Tav riguarda sostanzialmente la Val di Susa, e ha il vantaggio e lo svantaggio della localizzazione; la protesta No Vax e No Green Pass è nazionale, anzi sovranazionale. 

Come abbiamo già visto non esiste un quadro psicologico, culturale, sociale chiaro per queste persone; non possiamo semplicemente bollarle come ignoranti, come di destra, come complottisti, perché sono anche questo, ma sono molto altro. E sono enormemente sfumate come posizioni, dal No Vax complottista che ha paura che col vaccino gli si inoculino i microchip di Bill Gates per controllarlo, fino all’intellettuale che sì, i vaccini li accetta, ma arzigogola sofisticatamente sul diritto che avrebbe lo Stato di obbligarle lui, proprio lui!, ad esibire la certificazione (ma come si permette?). C’è il disoccupato frustrato e la madre di famiglia che teme sinceramente per la salute dei figli, c’è il neofascista che vede un occasione eversiva e il professore che ne fa una questione di principio, la naturopata che fa della medicina naturale una nuova religione New Age e il ragazzino esaltato. Pensare a tutti costoro con un’ipersemplificazione (sono degli stupidi, sono degli ignoranti, sono superstizioni…) è profondamente sbagliato; di più: è inutilmente controproducente perché non ci aiuta a trovare soluzioni.

Le soluzioni, già… Le belle analisi servono a poco se non ne caviamo una lezione che ci aiuti a progredire. Ci provo, con larghi margini di dubbi.

Riguardo la sola Italia, pian piano, per forza, la protesta si sgonfierà nelle sue manifestazioni più eclatanti: diversi esagitati No Vax si ammaleranno; diversi No Green Pass si stancheranno di fare i tamponi; arriva il freddo e le manifestazioni, a proprie spese, appariranno faticose; risultati di un qualche genere non arriveranno (la campagna vaccinale proseguirà e i green pass resteranno in vigore) e, insomma, anche in Val di Susa, alla fine, si sono stancati, si stancheranno pure questi. Resterà un bacino di irriducibili che non si vaccinerà, mentre si troveranno nuove cure, il Covid diverrà endemico e ci abitueremo a conviverci. In sintesi: non è pensabile che fra un anno a Roma vedremo ancora manifestazioni violente di piazza, e fra due anni, o tre, davvero tutto questo sarà un ricordo.

Ma attenzione: il problema resterà. Le cause sociali ed economiche del Grande Disagio sono forti e in crescita, i legami più o meno forti, ancora residui, in corso di dissolvenza, l’individualizzazione sociale in aumento (guardando in America, dove tutto questo è nato, possiamo immaginare il nostro futuro a breve). Oggi è il vaccino, domani sarà qualche cos’altro. Il popolo dei Grandi Disagiati cresce sulla time line di Facebook, nella solitudine delle periferie, nelle ingiustizie sociali, nell’ansia per il futuro incerto, nella vaghezza ondivaga delle classi dirigenti, e questa nebbia retroagisce spingendoci nelle case, nel divano, a compulsare internet per cercare disperatamente una risposta: chi è il nostro nemico? Chi è che mi ha ridotto così, ditemelo, che lo andrò a cercare e lo combatterò, foss’anche l’ultima cosa che farò in vita mia.

(In copertina: foto dell’autore)