I giochi del professor Orsini

Il professor Orsini cavalca la TV come Sancho Panza il suo mulo. Esprime apertis verbis disprezzo per il Diritto internazionale, l’antica e sempre viva tradizione del jus gentium, del diritto internazionale dei diritti umani. Non spende una parola a proposito delle sofferenze, delle torture, degli assassinii degli oppositori del regime moscovita, della Russia oppressa. Il professor Orsini ha un bersaglio politico, preciso e costante: il presidente Draghi e la sua opera di riforma. L’attacco procede lungo tre direzioni.

La prima presenta il Presidente del Consiglio e l’Italia, come dei “servi”: satelliti degli Stati Uniti. Il professore accusa anche Draghi di servilismo nei confronti dell’Unione Europea. Egli lamenta infine che il Presidente inganni la nazione, dichiarando di volere la pace mentre vende le armi che generano i massacri ed allontanano  la fine della guerra.

Raymond  Aron diffidava della parola ”teoria” nella scienza sociale. La “teoria” che il professor Orsini vanta come sua, è la cattiva copia dell’antichissima nozione delle confederazioni tra stati, nota fin dagli storici greci. Nulla si muove e tutto è uguale a se stesso. Gli stati-padroni, gli Herrenvölker, dominano gli inferiori: i servi sono costretti alla servitù. Riaffiora così la dottrina nazista dello stato -servo. Questa idea conduce il professore fuori della tradizione della scienza sociale di Max Weber, dei grandi interpreti della libertà e della giustizia, della guerra e della pace, di Aron, Croce e Bobbio.

Orsini sostiene che il sistema degli stati occidentali democratici,  legati alla Nato non è diverso dal sistema sovietico e russo. Non ha esitato in TV a equiparare il presidente Draghi a Lukhascenko, un dittatore feroce, dipendente da Putin per la sopravvivenza personale e del suo regime.

La Bielorussia, la Russia Bianca, corrisponderebbe da questo punto di vista alla posizione dell’Italia nell’alleanza atlantica. La Repubblica Italiana sarebbe simile agli stati-servi dei piani nazisti sull’Europa orientale.  Il regime di polizia di Lukaschenko non comporterebbe differenze rilevanti rispetto all’Italia. L’operazione di equiparazione si può certo fare. Basta dimenticare che in Bielorussia c’è la dittatura di un partito e il potere assoluto di un capo, che la Bielorussia ha cancellato la separazione dei poteri. Basta trascurare che Lukashenko ha il monopolio assoluto della censura, che ha imposto norme penali per soffocare le libertà, che incoraggia polizia e reparti privati armati alla violenza senza limiti contro civili inermi, Ha infine prigioni segrete. Il voto là è una farsa. Il governo della polizia segreta su partiti e istituzioni dello Stato, su singoli cittadini indifesi senza diritti, così simile ai regimi di Hitler e Stalin, non è mai ricordato nelle lezioni televisive del professor Orsini.

La presentazione di Mario Draghi come servo degli Stati Uniti e posto accanto a Lukashenko, è una montatura, un attacco politico, personale, contro il Presidente  del Consiglio e la sua figura morale. Anche contro l’Unione Europea — com’è nell’interesse di Putin.  L’affinità tra l’Italia e la Russia Bianca non ha alcun fondamento.

Il professor Orsini rovescia il corso della storia. Nessun Stato dell’Est può essere equiparato all’Italia. La Repubblica democratica tedesca era governata dalla Stasi, a sua volta agli ordini  del Kgb e nelle mani di Putin, allora a Lipsia, presso il comando generale. La Germania orientale fu una provincia, un satellite dell’impero sovietico, senza alcuna autonomia. Il Partito comunista dominava l’Ucraina e ne trafugava le risorse. Nel 1944 in Bulgaria la Russia mise al potere una piccola minoranza, cacciando dal governo e dalla vita politica ogni altro sodalizio, uccidendo e imprigionando gli oppositori.

Orsini non sa o vuole tacere che nel 1944 gli Alleati sciolsero in Italia il governo militare, per aprire la via a un governo diretto all’emancipazione dal fascismo e per la scelta di una nuova costituzione. Gli Alleati lasciarono libertà all’Italia, sebbene su di essa gravasse l’ombra sinistra di Stalin. Per compiere un passo avanti verso la democrazia, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna preferirono la libertà nell’ambito del sistema della democrazia rappresentativa.

La dottrina universale degli Stati satelliti, orgoglio di Orsini, è un flatus vocis. E’ solo uno strumento politico, una macchina retorica per attaccare l’Unione Europea e proporne il disarmo. Qui Orsini non gioca.

Orsini lascia nell’ombra una delle più grandi svolte nella storia recente. La Repubblica Italiana ha stipulato una libera convenzione tra stati, indipendente dal potere territoriale di ciascuno.  E’ la Convenzione Europea, un fenomeno storico nuovo.  Se ne ha un primo esempio solo nelle confederazioni del Giudaismo antico.  Churchill parlò dell’unione degli stati come trustees della concordia stabile tra le nazioni, secondo un ordinamento internazionale fondato sui diritti. E’ una rivoluzione. Orsini non ha presente il lavoro che Raymond Aron, Croce, Bobbio, Popper e molti altri dedicarono alla ricostruzione della nuova Europa.

Il presidente Draghi è uno degli artefici dell’Unione Europea. In nessun modo può essere visto come un fautore della guerra agli “ordini di Biden” o come un automa. Orsini non offre alcuna evidenza alla sua tesi. Colpire Draghi significa cercare di scompaginare il sistema europeo. 

Anche l’attacco contro la Nato, causa presunta dell’aggressione da parte di Putin, è pretestuoso. L’organizzazione ha protetto Berlino dai Russi; poi i confini della Polonia, della Cecoslovacchia, della Romania, dell’Ungheria e della Bulgaria dal 1990 in poi.  I documenti riservati tedeschi, resi disponibili giorni fa, mostrano l’estrema cautela della nuova Germania, e dell’Europa, di fonte alla richiesta di protezione degli stati baltici e dell’Est. La Nato non ha mai agito come strumento di aggressione. Non è neppure preparata per tentarla. Orsini non valuta gli aspetti tecnico-militari

 Il Presidente Draghi nasconderebbe la consegna delle armi all’Ucraina? Orsini lo ripete in TV come  un catechismo politico: mentre afferma che cerca “la pace”, Draghi favorirebbe “gli armamenti”. Egli è in buona sostanza un guerrafondaio. A quest’ affermazione  non segue alcun fatto che dimostri la violazione  degli atti parlamentari. Draghi, declama Orsini, deve agire per conto suo, lasciando da parte  l’Europa e la Nato. Quest’ultima sarebbe solo un meccanismo di aggressione. Orsini presenta qui il tema dell’uscita, dell’indipendenza dell’Italia dall’Europa, così caro alla Lega, ai Cinque Stelle e ai Fratelli d’Italia.  Orsini pretende di formulare giudizi scientifici; la sua è solo propaganda politica.

Il professor Orsini porge lodi sperticate all’on Salvini, perché intendeva recarsi in Russia “per la pace”. Contrappone così Salvini a Draghi — figure politiche e morali assai differenti. Smentendo il professore, il 16 giugno 2022 Mario Draghi, Olaf  Schulz, Emmanuel Macron si sono recati a Kiev per cercare di risolvere la questione del grano e con un piano di intesa sul gas tra la Russia e l’Ucraina.

Orsini non ha compreso la grande trasformazione dell’unità europea. Fin dal 1942, Churchill intendeva istituire una comunità morale, fondata sui valori e i principi contrari al nazifascismo e alle dittature. Sperava nell’intesa tra gli alleati, compresa la Russia, per assicurare la pace. Orsini sostiene la tesi opposta.

 Sono inquietanti le riflessioni del professor Orsini su Hitler e la guerra. Come un’ombra, il Führer riaffiora nei suoi discorsi.  Hitler — afferma il professore — non volle la guerra né le tragedie spaventose che seguirono. Ora si sa invece che furono attentamente programmate. Hitler vi fu invece costretto, declama Orsini, dal patto tra la Francia, la Gran Bretagna e la Polonia. Se non vi fosse stato, la seconda guerra mondiale non sarebbe scoppiata. La Francia, l’Austria, la Cecoslovacchia, la Polonia avrebbero potuto così languire sotto le S.S. Nel pensiero del professore i campi di sterminio nazisti si dissolvono.  Queste interpretazioni sono simili agli argomenti usati dai capi del nazismo di fronte al tribunale  di Norimberga.

Il professor Orsini ha scritto anche sull’Iran e la questione atomica, senza fare un cenno alla Russia e alle trasformazioni che la sua presenza ha provocato in Medio-Oriente. La sua impostazione protegge l’Iran e il suo sviluppo atomico, nel quadro di un’ ideologia aggressiva. E coinvolge Israele nella guerra in Ucraina.

Resta aperto il quesito più delicato. Chi ha dato e dà tanta udienza e sostegno al professor Orsini?

Articolo scritto per Hic Rhodus da Carlo Rossetti.

Già professore di sociologia generale a Parma, Fellow of the Royal Anthropological institute of Great Britain and Ireland, già research professor, Hebrew University, Lady Davis Fellow, honorary professor Nuremberg Universitet. M, SC. Sociology, London School of economics and Political science, Università di Londra.