I peracottari. Una storia vera

Premessa: Al piano terra della mia abitazione c’è un giardino. Anni fa ho costruito una veranda solare che consente, accedendovi da casa, di stare praticamente in mezzo al verde. È rustica, accogliente, è sostanzialmente il mio studio e ovviamente le pareti sono quasi interamente di vetro. È spettacoloso scrivere i post di Hic Rhodus coi rametti dell’olivo che sfiorano la vetrata davanti a me, o seguendo il corso delle stagioni che colorano il ciliegio in fondo. Fantastico. Però, essendo appunto di vetro, d’inverno è rigido e d’estate è una fornace. Dopo vari anni passati ad aggiustare il clima in vari modi (specie d’estate, che d’inverno il termoconvettore fa il suo dovere), abbiamo finalmente deciso di installare un condizionatore d’aria.

Ora: so bene che, di questi tempi, è quasi meglio dire di drogarsi, di votare Salvini, di delocalizzare in Romania, invece di ammettere di avere installato l’aria condizionata che inquina, ci fa consumare gas fossile, è schierata con Putin. A mia discolpa posso solo dire che la storia che qui vi racconto è iniziata ben prima della famosa frase di Draghi, “Vogliamo la pace o il condizionatore acceso?”.

Inizia dopo il bollore tremendo dell’anno scorso che mi ha fatto decidere, nei primi mesi di questo 2022, di cercare un installatore nella mia città. Eravamo a marzo, e non  conoscendo nessuno cerco un po’ a caso su Google e chiedendo ad amici. Il mese passa fra installatori che sono pieni di lavoro e al momento non possono, altri impegnati altrove, finché non trovo un tale, consigliato da un tale, che al momento è oberato ma che, sì, appena si libera potrebbe venire a dare un’occhiata.

Fra il primo messaggio e l’arrivo del tecnico passano tre settimane e numerose chiamate e messaggi, ma chi se ne importa siamo solo ad aprile. Alla fine di quel mese il tecnico ci concede la grazia e arriva. Rustico Simpaticone, uno di Quelli alla Mano, pratici e praticoni (d’ora in poi: RSQM); guarda un po’ lì, guarda un po’ là, promette il preventivo a giorni e il successivo lavoro, se noi lo vorremo, in poco tempo. Aspettiamo qualche giorno ma il preventivo non arriva. Telefoniamo. “Ah, mannaggia, sì, ce l’ho, sta lì, ve lo faccio mandare dalla segretaria…”. La segretaria non ci manda nulla. La chiamiamo e lei casca dalle nuvole. Richiamiamo il RSQM che inventa un’altra scusa. Aspettiamo ancora qualche giorno poi – cos’avreste fatto voi? – capiamo che non è aria e cerchiamo qualcun altro. Intanto aprile è finito e siamo a maggio.

Cercando qualcun altro, qualunque altro, ci imbattiamo – su Google – in una grande azienda che opera in tutta Italia. Avendo esaurito le possibilità nella mia città, mandiamo una mail, come indicato e… fantastico!, cinque minuti dopo ci chiamano per telefono e ci fissano in due e due quattro un appuntamento con un loro rappresentante di zona.

Arriva Il Simpatico Rappresentante Di Zona (d’ora in poi: SRDZ), guarda, prende le misure, ci consiglia la potenza giusta, ci mostra i grandi vantaggi della sua azienda (fra i quali lo sconto in fattura del 50% in seguito al bonus del governo; il tecnico precedente non ce lo avrebbe concesso, e avremmo avuto una detrazione per dieci anni, che alla mia età non sembra un grande vantaggio…). Tutto molto interessante, ci prendiamo qualche giorno per pensarci ma, anche per mancanza di alternative, qualche giorno dopo lo richiamiamo e il 27 maggio firmiamo l’ordine (sì, fra pensare qui, valutare là, venire da noi il SRDZ, anche maggio se n’è andato), per un condizionatore nella veranda solare e un secondo in mansarda, anch’essa torrida, non dopo averlo fatto giurare sui suoi figli che l’installazione sarebbe stata eseguita entro e non oltre il 10 luglio. Capite? Siamo a fine maggio, ma l’installazione non si sarebbe fatta prima di un mese e mezzo; certo: elaborare la pratica, verificare il pagamento, e bla e bla, poi questi cose andavano a ruba e bisognava stare in fila. Affranto, decido che va bene ma questa data assolutamente non superabile viene scritta, dal SRDZ, addirittura nel contratto che firmo. E certo: per un uomo di lettere come me, carta canta… 

Passa il tempo (io intanto ho pagato tutto in anticipo, sì, lo so, non commentate per favore) e arriva il 10 luglio senza che nessuno chiami. Lo fanno alcuni giorni dopo (qui, intanto, già si muore di caldo) per dirmi che hanno la data della nostra installazione: 12 settembre.

Piuttosto arrabbiato chiamo il SRDZ e anche l’azienda ma non c’è nulla da fare. Cerco allora la PEC della ditta per spedire una vibrante lettera di sdegno. La trovo solo nella visura camerale, perché col cavolo che sul contratto e sul sito aziendale la trovate! Scrivo loro che, essendo inadempienti, recedo dal contratto e chiedo il totale rimborso. Poi però li richiamo, hai visto mai che gli ho messo paura? Il signore dell’amministrazione con cui parlo è molto cortese, mi spiega che hanno avuto problemi in tre regioni (inclusa la mia) per una storia di forniture che non ricordo più, che è dispiaciutissimo, che se do loro fiducia cercherà una soluzione accettabile; non certo più il 10 luglio (già passato da giorni) ma nemmeno il 12 settembre!

Aspetto, ma il gentile signore non richiama. Lo faccio io, lui si scusa ma niente. Sperava, credeva, ma non c’è nulla da fare. Però mi giura che il 12 settembre è una data vera e, se sarò così gentile da accettare, mi riconosceranno un piccolo rimborso (circa il 6% dell’importo già pagato) quale riconoscimento del disagio e scuse profonde.

Io accetto, sostanzialmente perché ormai anche luglio sta scivolando via, d’ora che cerco un altro installatore l’estate sarebbe ugualmente passata al caldo e, onestamente, il rimborso del 50% in bolletta difficilmente lo troverei ancora (le banche – mi dicono – stanno chiudendo i rubinetti).

Evviva, è arrivato il 12 settembre e mi hanno installato i condizionatori. Sapete chi è l’installatore? Il RSQM di inizio storia, quello che non ci aveva mai mandato il preventivo! Che installa per la sua ditta locale, ma anche per questa grande azienda. Il RSQM, con due giovanotti, smanetta, beve un caffettino, e inizia a installare i due apparecchi (vi ricordo: uno nella veranda e uno in mansarda). Poiché il tipo mi pareva piuttosto inaffidabile, mentre fissano il coso sulla parete della veranda identifico la targhetta delle specifiche tecniche e vedo che, correttamente, si tratta dei 18.000 BTU richiesti e pagati (che sarebbe la potenza del motore, o qualcosa del genere). Quello della mansarda dovrebbe essere di 13.000 BTU e io, un po’ vergognandomi per la mia scortese diffidenza, chiedo “Quello sopra è da 13.000, vero?” “Eh, ma certo!” mi risponde il RSQM. Poi vado sopra, controllo la targhetta, e invece è da 10.000. Buchi fatti, coso montato e allacciato. Ma è sbagliato.

Qui dovete immaginare la scena, un po’ come Belushi in Blues Brother quando Carrie Fisher lo minaccia col fucile automatico, nel tunnel, perché è stata abbandonata sull’altare. E Belushi si butta in ginocchio e supplica:

Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio! 

Ecco che il RSQM dice che glie l’hanno mandato sbagliato, no, si è sbagliato lui, hanno subito un furto in magazzino e non ce l’hanno più, anzi no, nell’altro magazzino di [città vicina] dovrebbero averne un altro…

E così ci lascia la mansarda come un cantiere abbandonato per due giorni, ma – la storia ha un lieto fine – poi torna e mette il condizionatore giusto.

Al momento in cui scrivo non ho ricevuto ancora il rimborso promesso dall’azienda, e anche qui vi dovrei raccontare le scuse, i come e i perché, ma penso basti. Arriverà, ne sono ragionevolmente sicuro. Con calma, ma arriverà.

Adesso vivo nel terrore.

L’apparecchio sarà buonissimo, la ditta serissima (ma sfortunata) e gli installatori peracottari (ma rusticamente simpatici) ma, mi chiedo, qualora dovesse rompersi e io dovessi richiamarli?

Questa storia vera è anche una grande metafora. Non so come funziona da voi, ma qui nella mia zona chiamare un idraulico è un disastro; il manutentore della caldaia fa come gli pare; la grande rivendita di mobili ti porta i pezzi sbagliati e quando telefoni per avere spiegazioni ti trattano come un seccatore idiota; alla Motorizzazione Civile si rifiutano di ascoltarti se non fai tutto on line, anche se sei una novantenne analfabeta (ti dicono “Si deve fare aiutare, non ce l’ha un nipote?”); intanto le compagnie telefoniche ti occupano metà giornata con telefonate e messaggini, ed è inutile bloccare i numeri perché loro ne hanno migliaia e li cambiano tutte le volte; l’assicuratore risponde al telefono quando pare a lui; l’azienda incaricata dal gestore delle acque di riparare un guasto, qui vicino a casa, viene una volta al mese perché il guasto – chissà come –  si rinnova continuamente (devastando la strada) e loro, i responsabili della riparazione, mettono una toppa che dura qualche settimana poi devono tornare, staccando l’acqua a tutto il quartiere senza preavviso; l’operatore Internet ha deciso all’improvviso di interrompere il servizio; la banca cambia unilateralmente le condizioni (a suo vantaggio) concedendoti – bontà loro – di cambiare banca senza penali, come se non avessi un mutuo, dei PAC, bollette etc. che – almeno nel mio caso – non sarebbero automaticamente trasferite.

E così via.

Insomma. Va tutto bene. Ma se qualcosa va male non ci sono il cordiale direttore, il simpatico artigiano, l’efficiente consulente, il corretto venditore, il pubblico ufficiale responsabile, lì pronti ad aiutarti. A pagamento, ovvio, ma con capacità, competenza, puntualità e, soprattutto, responsabilità. Per pagare si deve pagare, ma la controparte può essere brava e competente, oppure cialtrona e arrogante, sia nel pubblico che nel privato. E il cittadino, per difendersi, deve perdere un sacco di tempo, scrivere, telefonare, se serve minacciare per ottenere, alla fine, un lavoro mediocre quando va bene.

Guardatelo a schermo intero, ne vale la pena!

P.S. Il rimborso è arrivato! Non posso più lamentarmi di nulla…