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Ne so troppo poco per esprimere giudizi articolati e complessi. Ma prendendo per buono quanto scrive l’HuffPost questo signore, già candidato sindaco per Fratelli d’Italia nel comune di Bibbona, ha deciso di abbandonare il partito e andare per mare con la Sea Watch per salvare vite umane. La notizia buona non è che un cattivo è diventato buono, che un destro è diventato sinistro e altre stupidaggini del genere. Voglio immaginare che il signor Massimiliano Rugo continui a essere di destra e a condividere i principali valori della destra rappresentata da Meloni, e anzi spero che sia così. La notizia è ancor più “buona” se è così, perché mostra la possibilità (rara) di trovare individui pensanti e non omologati, capaci di sentirsi di destra (o di qual che vi pare) pure distanziandosi da specifici elementi, dissentendo con la pratica a specifiche direttive e rendendosi protagonista con pienezza della propria vita. Un caso su mille, e va bene… Da sinistra si recepisce il messaggio?

Tanti separatismi per contare meno di niente

Il referendum scozzese, a prescindere dal suo risultato, ha scatenato speranze e data nuova linfa ai molteplici separatismi europei. Senza includere il baraccone leghista e la sua invenzione padana, nella sola Italia contiamo l’indipendentismo sardo, friulano, veneto, altoatesino (pardon: sud-tirolese), per citare solo i maggiori; i principali partiti indipendentisti europei sono rappresentati dall’European Free Alliance, sul cui sito troverete più informazioni sui membri che però – si veda in fondo a questo articolo – non esauriscono le ambizioni separatiste in Italia. Io non appartengo a comunità spiccatamente identitarie, mi sento italiano (che non è un concetto reazionario) ed europeo (che non significa essere un servo della Troika), e per ragioni familiari che non è necessario vi riveli ho forti sentimenti di compartecipazione anche verso un Paese lontanissimo dalla stessa Europa, e quindi non partecipo emotivamente a questa così forte sensazione di essere qualcos’altro, questo desiderio di marcare il proprio territorio con una divisione. Sono quindi in una condizione neutrale per fare una riflessione sul senso e sulle conseguenze dell’indipendenza della Scozia, o della Sardegna o della Valle d’Aosta. Immagino che molti lettori possono avere opinioni diverse da queste da me espresse e gradirò le loro critiche, specie se non umorali ma di carattere razionale come spero di mantenere questo articolo.