Categoria: Media e Social

– Mezzi di comunicazione di massa;
– Social media.
[NOTA: per “Internet” in generale c’è altra categoria]

Realiti mette in scena l’Italia del selfie, il narcisismo dei poveri. Ha come mentore Enrico Lucci, un conduttore che cerca di raccontare il Paese profondo, senza mai assumere una visione moralista o sprezzante. L’obiettivo è di cogliere la dimensione nazional-popolare, una visione che traghettò la Rai dalla televisione pedagogica a quella generalista [...]

Carlo Freccero a proposito del "caso Lucci" e di Realiti, oggi sul "Fatto Quotidiano".

Avaaz raccoglie prove, formula l’accusa, presenta la sua richiesta e Facebook valuta la richiesta, esamina le prove e condanna al sempiterno oblio 23 pagine, con 2 milioni e mezzo di follower e 2,44 milioni di interazioni solo negli ultimi tre mesi. L’accusa è quella di inquinamento delle elezioni politiche alle porte. Il Tribunale, teatro del processo surreale, è il nuovo Tribunale della verità al quale abbiamo spalancato le porte quasi senza accorgersene.” (Guido Scorza, Facebook chiude 23 pagine di fake news. Questa è la morte della democrazia, “il Fatto Quotidiano”, 14 maggio 2019).

Morte della democrazia!, scrive Scorza. Perché, secondo lui, «Il processo che si è appena celebrato non ha nessuna delle garanzie attorno alle quali abbiamo costruito le nostre democrazie, non è un giusto processo, non è un processo terzo, non è un processo celebrato in nome della legge e, soprattutto, non è un processo celebrato dalle Autorità competenti».
C’è da chiedersi, onestamente, se Scorza abbia mai visitato uno spazio gestito da grande azienda (non grande come Facebook, intendiamoci), ma se non gli fosse capitato posso raccontargli io come funziona. Di solito, c’è del personale di vigilanza privata che controlla un documento di identità, e a volte c’è anche un rivelatore di metalli per impedire che vengano introdotte armi. Se qualcosa non quadra, viene negato l’accesso, o si viene accompagnati fuori.
Anche in posti come i grandi centri commerciali esiste una vigilanza privata, che è lì per prevenire reati e allontanare eventuali disturbatori (o peggio). Se qualcuno si comporta in modo inaccettabile (non c’è bisogno di rubare), chi ha la responsabilità di garantire la fruibilità di quegli spazi da parte di tutti lo mette alla porta.

E la democrazia? Come, qualcuno che non è “un’Autorità competente” si permette di controllare un documento d’identità? E magari, se si disturba il prossimo, lo si insulta e minaccia, si urlano slogan ingiuriosi, questo qualcuno accompagna l’ospite non gradito alla porta? Eh, già, accade proprio questo: senza “un giusto processo”, addirittura. Perché chi gestisce quegli spazi sa che essi ospitano molte persone che hanno la legittima aspettativa di non essere insultate, molestate o sottoposte a indottrinamenti; e perché visitare quegli spazi e usarli per scopi propri e incompatibili con le regole fissate da chi li gestisce non è un diritto costituzionale. I processi e la democrazia, ci perdoni Scorza, non c’entrano un tubo; c’entra invece la libertà, ma la libertà di frequentare per libera scelta spazi privati di interazione e comunicazione con gli altri senza essere presi di mira da autentici “delinquenti” digitali. Ed è proprio contro questa libertà sostanziale che si schiera chi, in nome di una falsa ideologia da “vietato vietare”, fa finta di proteggere la “democrazia”, proteggendo in realtà i manipolatori e i diffamatori e lasciandoli “lavorare” in pace a danno appunto della democrazia. Scorza mi ricorda il vecchio sketch di Totò in cui, preso a ceffoni da un passante, ridacchia senza reagire, chiedendosi tra sé “chissà questo dove vuole arrivare…”.

A me Notredam stava pure simpatica… poi c’è stata l’esplosione di commenti pirotecnici su Facebook, uno più assurdo dell’altro, equamente divisi fra piagnoni-commemorativi-disperati e complottisti di ogni sorta. E allora mi è venuto un rigurgito, come per Greta, la piccola fiammiferaia che è andata a Strasburgo, che vedrà il Papa, e che nessuno conoscerebbe se non fosse, sempre, per Facebook. E per i giornali, sì, che cercano disperatamente di ottenere dei click purchessia. E l’agenda dei nostri interessi quotidiani continua a essere eterodiretta, e la direzione è rigorosamente effimera, superficiale, con un orizzonte che non riesce a superare le 24 ore.

I media, e lo dico senza alcun disprezzo, semmai con dispiacere, visto che sono da questa parte, sono davvero ormai un circuito chiuso funzionale solo a chi è fuori da una situazione. I media arrivano tutti insieme, circondano come gli indiani un piccolo frammento di storia, lo raccontano riducendolo in frammenti ancora più piccoli. E poi dal mondo esterno che legge, ascolta e si accapiglia sui significati, torna indietro una nuova ondata di segni e parole, che riorganizzano quei frammenti in nuove narrazioni. Dando vita a una meta discussione in cui ogni singola parte è vera, ma è anche già trasformata in altro. E questo altro sono le ossessioni politico-culturali del momento.

Lucia Annunziata, Il grande silenzio di Torre Maura, "HuffPost", 7 apr 2019