Categoria: Problemi della Democrazia

– Funzionamento della Democrazia e suoi princìpi;
– Elementi distorsivi e pericoli per la Democrazia.

Voto ai 16enni? Anche NO. Per la serie “Una boiata al giorno”, per distrarre il popolo che si annoia, si sta blaterando di dare il voto ai 16enni, che se fossero quelli del primo Novecento si potrebbe anche discutere, mentre questi del nuovo millennio non sanno mettere due parole in fila e non sono informati su nulla, grazie a una scuola fallimentare e a genitori più bambocci di loro (eccezioni lodevoli a parte, quali i lettori di questo pregevole blog). Io faccio una modesta proposta alternativa: voto solo ai 40enni, purché lavorino e paghino le tasse, che abbiano fatto almeno un paio di viaggi all’estero, che sappiano italiano (lo Ius Culturae, cazzo!) e inglese e che manifestino espressamente il desiderio di partecipare attivamente alla vita politica iscrivendosi in apposite liste, previo superamento di un esame di educazione civica (qualche nozione di Costituzione, sapete, per non dire per esempio che “Conte non l’ha eletto nessuno”).

Basterà una riformicchia, come quella che propongono i tecnici del ministro Alfonso Bonafede – e puntualmente affidata al principio della delazione o della telefonata anonima – per ripulire di tutto il marcio che si è accumulato negli anni non questa o quell’isoletta ma l’infinito oceano della giustizia italiana? Basterà una riformicchia, come quella che vorrebbe puntellare un Csm ormai sputtanato, per ridare ai cittadini la certezza che lo stato di diritto è in mano alla legge e non ai capricci dei magistrati? Joseph Conrad nel suo libro più superbo, “Cuore di tenebra” appunto, ricorda che per diradare la nebbia appiccicosa dei mari del sud non bastano i venti; occorre “un fremito vasto di tamburi lontani”. Tamburi di guerra. Non i tamburi di latta presi in prestito da questo governo per ritmare gli slogan dell’onestà-tà-tà.

Giuseppe Sottile, Toghe senza controlli, "il Foglio" 11 giu 2019

A un anno esatto dall’insediamento del nuovo governo gialloverde (1° giugno 2018), la giustizia italiana si ritrova stravolta. Le riforme volute dall’esecutivo e approvate in Parlamento da Movimento 5 stelle e Lega (carceri, anticorruzione, prescrizione, stop alla nuova disciplina delle intercettazioni, legittima difesa, decreto sicurezza, referendum propositivo in materia penale, voto di scambio) hanno cambiato i connotati del sistema giudiziario, nel segno delle manette e del populismo penale, e il peggio probabilmente deve ancora venire (la riforma del processo penale e civile). Il tutto accompagnato da una tambureggiante retorica giustizialista, diretta ad alimentare gli impulsi più manettari della opinione pubblica.

Ermes Antonucci, Un anno di forca, "il Foglio", 1 giu 2019

Considerazione telefonica fra Ottonieri e Bezzi: al di là della ridicolaggine dei protagonisti, al di là dei costi di questa uscita dell’UK, al di là di ogni considerazione contingente (di cui certo non si vuole ignorare l’importanza), quello che sta succedendo in Gran Bretagna è uno straordinario caso di studio per la salute delle democrazie occidentali nell’epoca della complessità globalizzata. La matassa di voto popolare (ingenuo e disinformato), nuovo voto richiesto e negato, forze parlamentari frantumate con maggioranze variabili e scoordinate, trattati da rispettare nella forma, interlocutori differenti e con motivazioni non lineari… Tutto questo sta minando il concetto di democrazia rappresentativa e l’ingenua fiducia (qualora esistesse ancora) sui meccanismi regolatori della decisione pubblica. Ecco un ulteriore motivo per osservare con grande attenzione quanto sta accadendo a Londra in queste ore.