Categoria: Politica

– Commenti a eventi politici, generalmente di attualità;
– I programmi politici dei partiti;
[NOTA: per “Democrazia” c’è una categoria specifica]

Alla Camera si parla di Covid e di misure per contenerlo, ma manca il numero legale per approvare una risoluzione di maggioranza su questo tema. La destra esulta platealmente. Perché? Perché fare “la minoranza”, da troppi anni, non significa proporre alternative e vigilare sul potere della maggioranza, ma dire “No” a tutto, sparare nel mucchio, mettersi sempre di traverso, infischiarsene altamente del merito, dei cittadini, del Paese, ma portare a casa il derby, come in Roma-Lazio. Ma solo lì, in quel momento, per quella vicenda, che non si guadagnano punti in campionato o posti venduti ai tifosi in tribuna ma, al massimo, un titolo sui giornalacci. Uno dei motivi per cui il Paese è allo sbando è che la Democrazia, da noi, è rimasta ai Guelfi e Ghibellini.

Il destino politico del M5S è segnato. Il populismo resterà tra noi, e assumerà svariate forme, a destra, a sinistra e nella protesta. Il governo potrà andare avanti per ragioni comprensibili se non condivisibili; i più furbi si ricicleranno da qualche parte a destra o a sinistra; gli idealisti continueranno a credere al complotto come leva del mondo. Casaleggio cercherà di salvare la sua bottega, un caso di dipendenza della politica da un potere esterno commerciale. E Beppe Grillo seguiterà ad allietarci con la fine della democrazia rappresentativa puntando sulla lotteria anche per trovare l’idraulico che ripara i tubi di casa sua. (Massimo Teodori sull’HuffPost del 24 set 2020)

In un certo senso Rossana Rossanda è stata una mia maestra. Giovane universitario, in cerca di un’identità politica e frastornato dalla grande apertura mentale che mi offriva la sociologia, a me, ragazzotto di campagna, i testi di Rossanda e Magri e Castellina nel manifesto di quegli anni ’70 (che in nulla assomigliava al giornale di oggi, che di quello conserva solo il titolo) furono affilate manifestazioni dell’intelligenza argomentativa, dello spirito critico, della libertà interiore. Solo chi ha un’età può capirlo a fondo, quel loro essere “comunisti” senza essere omologati. Certamente ideologici, certamente non più affini a ciò che poi io sarei diventato, ma quel gruppo, e Rossanda in particolare, furono un esempio grande e luminoso di cosa volesse dire essere intellettuali e “abitare” il ruolo dell’intellettuale con fierezza, coraggio, etica, volontà. Un ruolo perso da tempo, nella nostra patria. Addio Rossana.

Casaleggio jr. è una pallida imitazione di quel furbo allucinato che è stato il padre, ma in quanto a spudoratezza non ha eguali. Da imprenditore qual è (la sua impresa si chiama “Movimento 5 Stelle”), essendo i suoi dipendenti morosi (per essere suoi dipendenti si paga, sì, ma in cambio si passa da nullafacenti a parlamentari), scrive una lettera additandoli al pubblico ludibrio. Non c’è politica, non c’è rapporto dialettico, figurarsi se c’è un democratico congresso, un’elezione, una nomina… Casaleggio è il padrone, e poche chiacchiere. Grillo il suo Amministratore delegato, Di Maio e Crimi, e Di Battista i suoi quadri intermedi, e tutti gli altri, semplicemente, esecutori della sua volontà. Scissioni interne? Leadership parlamentare? Coalizioni locali? Il destino del governo? Prima pagate, bastardi, che siete indietro coi versamenti!

Ogni cosa ha due aspetti, due significati, due potenziali effetti… Pagnoncelli nell’ultimissimo sondaggio, nel ricordarci che il 71% degli intervistati è orientato per il “Sì”, fa un’analisi per partito, e ci dice che il 32% degli elettori del PD voterà – contro le indicazioni di Zingaretti – “No”. Ecco. Quindi – visto da me – due democratici (sedicenti) su tre sono ormai assuefatti al clima populista, sono integrati nell’orbita di Di Maio, hanno accettato il salto antropologico senza precedenti dell’attuale dirigenza PD. Ne prendo atto. Anche se lo sentivo già, che le cose erano così, ora è certificato: il PD non è più una possibile risorsa democratica e riformista, nel bene e nel male, sia pure con le sue contraddizioni, ed è ormai chiaramente, decisamente schierata col populismo protofascista; sia a livello di segreteria e dirigenti che a livello di elettori.

Walter Ricciardi, ordinario d’Igiene, va in televisione e dice che la scarsa cautela di quest’ultimo mese ha fatto salire il numero dei contagiati che, se dovesse continuare, metterebbe a rischio riapertura delle scuole e votazioni di fine settembre. Giovanni Toti, di cui si sa solo che “compie gli studi alla facoltà di Scienze Politiche” (quindi non è laureato, giusto? Se no la sua bio nel sito web della Regione da lui presieduta scriveva “Si laurea in…”, corretto?, difatti si qualifica ‘giornalista’, che in Italia è una tacca più su di arrotino), ex socialista, ex Forza Italia, ammiccando selvaggiamente ai populisti che vogliono votare e pensano che il virus sia una diabolica cospirazione di Conte per mantenere il potere, scrive un tweet così formulato:

Perché l’importante, in Italia, è essere eletti da qualche parte, nominati in qualche reality, seguiti da un numero certificato di follower. La carriera scientifica, che non è elettiva e proprio per questo è ultra-democratica, che si fonda sull’oscura fatica, sullo studio, sulla revisione dei pari, sulla costante valutazione dei risultati, non conta un cavolo. Devi dire qualcosa sul virus? Prima fatti eleggere! Se poi pretendi di parlare lo stesso, cane rognoso, sei con tutta evidenza un eversore, perché dici una cosa che a me, eletto, già amico fedele dell’Unto, non sta bene. E mentre tu sei uno qualunque con uno straccio di laurea che sappiamo tutti, in fondo, che non conta nulla, IO sono stato eletto dal popolo, e per la proprietà transitiva IO sono il popolo. P.S. Lettori liguri: se non siete stati eletti almeno presidenti della bocciofila, non potete commentare questo post!