In un certo senso Rossana Rossanda è stata una mia maestra. Giovane universitario, in cerca di un’identità politica e frastornato dalla grande apertura mentale che mi offriva la sociologia, a me, ragazzotto di campagna, i testi di Rossanda e Magri e Castellina nel manifesto di quegli anni ’70 (che in nulla assomigliava al giornale di oggi, che di quello conserva solo il titolo) furono affilate manifestazioni dell’intelligenza argomentativa, dello spirito critico, della libertà interiore. Solo chi ha un’età può capirlo a fondo, quel loro essere “comunisti” senza essere omologati. Certamente ideologici, certamente non più affini a ciò che poi io sarei diventato, ma quel gruppo, e Rossanda in particolare, furono un esempio grande e luminoso di cosa volesse dire essere intellettuali e “abitare” il ruolo dell’intellettuale con fierezza, coraggio, etica, volontà. Un ruolo perso da tempo, nella nostra patria. Addio Rossana.

Casaleggio jr. è una pallida imitazione di quel furbo allucinato che è stato il padre, ma in quanto a spudoratezza non ha eguali. Da imprenditore qual è (la sua impresa si chiama “Movimento 5 Stelle”), essendo i suoi dipendenti morosi (per essere suoi dipendenti si paga, sì, ma in cambio si passa da nullafacenti a parlamentari), scrive una lettera additandoli al pubblico ludibrio. Non c’è politica, non c’è rapporto dialettico, figurarsi se c’è un democratico congresso, un’elezione, una nomina… Casaleggio è il padrone, e poche chiacchiere. Grillo il suo Amministratore delegato, Di Maio e Crimi, e Di Battista i suoi quadri intermedi, e tutti gli altri, semplicemente, esecutori della sua volontà. Scissioni interne? Leadership parlamentare? Coalizioni locali? Il destino del governo? Prima pagate, bastardi, che siete indietro coi versamenti!

Ogni cosa ha due aspetti, due significati, due potenziali effetti… Pagnoncelli nell’ultimissimo sondaggio, nel ricordarci che il 71% degli intervistati è orientato per il “Sì”, fa un’analisi per partito, e ci dice che il 32% degli elettori del PD voterà – contro le indicazioni di Zingaretti – “No”. Ecco. Quindi – visto da me – due democratici (sedicenti) su tre sono ormai assuefatti al clima populista, sono integrati nell’orbita di Di Maio, hanno accettato il salto antropologico senza precedenti dell’attuale dirigenza PD. Ne prendo atto. Anche se lo sentivo già, che le cose erano così, ora è certificato: il PD non è più una possibile risorsa democratica e riformista, nel bene e nel male, sia pure con le sue contraddizioni, ed è ormai chiaramente, decisamente schierata col populismo protofascista; sia a livello di segreteria e dirigenti che a livello di elettori.