Attenzione a gioire per i divieti a ciò che non ci piace. Proibire poi ciò che ci piace sarà un attimo…
Attenzione a gioire per i divieti a ciò che non ci piace. Proibire poi ciò che ci piace sarà un attimo…
Diversi anni fa, mentre cenavo in un affollato ristorante milanese, attaccai bottone con una signora che sedeva al tavolino attiguo (non pensate male: eravamo veramente tutti appiccicati). La signora parlava benissimo italiano ma era evidentemente straniera, e quando le chiesi da dove venisse mi rispose: “Vengo dal paese nemico dell’Italia, che voi odiate”. Insomma, era romena (o rumena, come preferite) e sapeva benissimo che in Italia c’è un sentimento non amichevole verso questo popolo europeo, membro dell’Unione, di lingua latina, di cui un milione di membri vive in Italia. Oltre a questo casuale incontro l’unica romena che conosco bene è la badante di mia suocera (ottima persona); per il resto vedo zingari che mi disturbano (molti di nazionalità romena ma, come tutti sapete, la storia dei rom non può essere fatta coincidere con quella dei romeni o degli altri popoli dell’Europa centrale e orientale che li ospitano) e mi allarmo per la cospicua, assai visibile e particolarmente violenta malavita romena che anche nella mia città ha compiuto delitti definibili “efferati”. Poiché scrivo su un blog voltairiano come HR, mi pongo però un semplice problema: c’è una corrispondenza genetica e inevitabile fra origine romena e violenza, una sorta di maledizione divina? O ci sono altre spiegazioni a questo fenomeno che allarma così potentemente l’immaginario italiano dando così tanti argomenti a gente con la quale non voglio mescolarmi, come Salvini? Ma poi: è proprio vero che l’Italia è afflitta da una piaga malavitosa romena?