Romeni in Italia

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Diversi anni fa, mentre cenavo in un affollato ristorante milanese, attaccai bottone con una signora che sedeva al tavolino attiguo (non pensate male: eravamo veramente tutti appiccicati). La signora parlava benissimo italiano ma era evidentemente straniera, e quando le chiesi da dove venisse mi rispose: “Vengo dal paese nemico dell’Italia, che voi odiate”. Insomma, era romena (o rumena, come preferite) e sapeva benissimo che in Italia c’è un sentimento non amichevole verso questo popolo europeo, membro dell’Unione, di lingua latina, di cui un milione di membri vive in Italia. Oltre a questo casuale incontro l’unica romena che conosco bene è la badante di mia suocera (ottima persona); per il resto vedo zingari che mi disturbano (molti di nazionalità romena ma, come tutti sapete, la storia dei rom non può essere fatta coincidere con quella dei romeni o degli altri popoli dell’Europa centrale e orientale che li ospitano) e mi allarmo per la cospicua, assai visibile e particolarmente violenta malavita romena che anche nella mia città ha compiuto delitti definibili “efferati”. Poiché scrivo su un blog voltairiano come HR, mi pongo però un semplice problema: c’è una corrispondenza genetica e inevitabile fra origine romena e violenza, una sorta di maledizione divina? O ci sono altre spiegazioni a questo fenomeno che allarma così potentemente l’immaginario italiano dando così tanti argomenti a gente con la quale non voglio mescolarmi, come Salvini? Ma poi: è proprio vero che l’Italia è afflitta da una piaga malavitosa romena?

Senza esagerazione e con le cautele che poi esporrò occorre dire che sì, è vero che molti fatti malavitosi sono imputabili a romeni. Sul blog “Narcomafie” (gemello dell’omonima rivista del Gruppo Abele, che per me è un po’ un marchio di garanzia) ho trovato per esempio un articolo (del 9 agosto 2013) di Piero Innocenti dal titolo piuttosto esplicito La tracotanza e violenza della criminalità romena in Italia; se lo dice il Gruppo Abele ho già una bella copertura a sinistra e potrei finirla qui, e invece no. L’articolo propone dei dati di questo genere:

Che molti cittadini romeni che hanno soggiornato in Italia siano (stati) “problematici”, lo si rileva, come già detto in altre circostanze, dai numerosi provvedimenti di “allontanamento” adottati nei loro confronti dalle autorità di pubblica sicurezza italiane nell’ultimo anno e mezzo: 3.080 sul totale di 4.545 cittadini comunitari. Non sono pochi! E sono tante anche le 32.794 persone di nazionalità romena, sul totale di 146.923 stranieri, denunciate per delitti vari dalle forze di polizia nel primo semestre del corrente anno. Non c’è, intanto, nessuna regione che non sia stata “attenzionata” dai romeni in qualche attività delittuosa. Si va dalla Lombardia, con 6.033 denunciati, al Lazio (5.754), al Piemonte (3.866), alla Toscana (2.949). Il Veneto e l’Emilia Romagna si piazzano al quarto posto, rispettivamente, con 2.769 e 2.544 segnalazioni all’autorità giudiziaria. Relativamente ai delitti commessi, i furti e le ricettazioni vedono in pole position il Lazio (2.832 romeni denunciati), Lombardia (2.721), Piemonte (1.873),Veneto (1.418), Emilia Romagna (1.125).

I primi due dati citati, a una lettura più approfondita, ci portano due argomenti abbastanza contrapposti.

Le quasi 33.000 denunce sul totale di 147.000 stranieri denunciati non è di per sé un argomento a sfavore dei romeni. I dati vanno relativizzati, in questo caso in relazione alla complessiva presenza straniera in Italia. La popolazione straniera residente in Italia al 31 Dicembre 2013 (fonte Istat) ammontava a 4.922.085 persone. La ripartizione per nazionalità (al 31-12-2012, fonte Istat) mostra che i romeni, la maggiore comunità straniera in Italia, rappresentano il 23% degli stranieri residenti; le circa 33.000 denunce di cui dicevo sono esattamente il 22,4% del totale. Quindi: il grande numero (assoluto) di denunce è sostanzialmente pari al numero (relativo) di persone: tante persone, analoga percentuale di denunce. Occorrerebbe segnalare che le statistiche fin qui trattate riguardano i soli residenti, e questo crea una distorsione a sfavore dei romeni che però non approfondisco perché non rilevantissima.

I 3.080 “allontanati” sul totale di 4.545 cittadini comunitari (che è l’altro dato che volevo segnalare) gioca invece a completo sfavore per i romeni; si tratta del 68%, un valore assolutamente maggioritario ma – anche qui bisogna capirsi! – non rispetto a tutti gli stranieri bensì a quelli comunitari (tedeschi, inglesi, francesi, spagnoli…). La combinazione di questi due dati, in conclusione, ci dice questo: rispetto a tutti i cittadini stranieri i romeni delinquono proporzionalmente al loro enorme numero, e quindi è evidente che le notizie sui furti dei romeni, le rapine dei romeni e gli omicidi dei romeni finiscono per essere molto più visibili e presenti sui mass media; rispetto ai cittadini comunitari i romeni sono indubbiamente molto (moltissimo) più turbolenti.

Il Rapporto sulla criminalità del Ministero dell’Interno si mostra estremamente allarmato:

La malavita rumena si sta consolidando in modo sempre più preoccupante e vero- similmente tenderà via via ad inserirsi sempre più incisivamente nello scenario criminale nazionale. Ciò, anche in relazione al connesso intenso flusso migratorio degli ultimi tempi, che ha contribuito ad alimentare sacche di marginalità, le quali rappresentano il primo passo verso il coinvolgimento in attività delittuose.

Tale criminalità sembrerebbe infatti ripercorrere, addirittura in modo più rapido, le tappe evolutive che hanno caratterizzato l’escalation della malavita albanese, affermandosi progressivamente sia per numero che per potenzialità criminale. Al momento essa si dedica, in maniera preponderante, ai reati contro il patrimonio ed in particolare alle rapine in abitazione, ma già si affaccia aggressivamente ad altri più remunerativi circuiti criminali, quali il traffico internazionale di droga, soprattutto eroina, l’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani, finalizzata principalmente allo sfruttamento della prostituzione. (p. 226)

La progressione dei romeni denunciati, fra 1991 e 2006 è quantomeno impressionante:

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I romeni, infine, sono il secondo gruppo di detenuti stranieri in Italia col 16,3% (ma se la gioca alla grande col primo gruppo, di marocchini, al 17%; albanesi 13,7%; tunisini 11,3; da notare che il gruppo successivo, quello dei nigeriani, è solo al 4,1% e quello ancora seguente – egiziani – al 2,9%; quindi i primi quattro indicati sommano, assieme, quasi il 60% della popolazione penitenziaria straniera in Italia; fonte: Ministero della Giustizia, 30 settembre 2014).

Fin qui ho fatto abbastanza felice Matteo Salvini mostrando l’importanza e la pericolosità della malavita romena. Adesso cambio registro. Oltre a ricordare nuovamente che su una popolazione così ampia (un milione) è ovvio che proporzionalmente ci siano più “cattivi”, vorrei proporre un argomento a metà fra storicista e di carattere socio-economico. Questo argomento ricorda cos’era la Romania prima della caduta del muro: un regima comunista fra i più oscuri e tremendi, con una popolazione strettamente controllata e perennemente affamata. Dal repentino crollo del regime nel 1989 non passarono molti anni dall’ingresso nella NATO (2004) e nell’Unione Europea (2007); è evidente che la popolazione entrata in Europa diciassette anni dopo il crollo delle miserie sovietiche non poteva essere molto differente da quella dei fratelli maggiori. La Romania (dati Eurostat febbraio 2013) è uno dei Paesi europei con minore istruzione; il PIL pro capite 2013 è quasi la metà di quello medio dell’Unione (dati Eurostat); l’aspettativa di vita una delle più basse (Fonte 2008); eccetera. Un paese di tale povertà culturale e materiale, sbalzato improvvisamente nella ricca Europa, ha evidentemente ricevuto uno shock culturale e materiale che sin dal periodo della transizione al regime democratico ha visto un innalzarsi significativo dei livelli di criminalità come reazione adattiva di parte della popolazione. Il fenomeno è tipico di queste transizioni veloci e ha riguardato anche gli italiani che fra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900 sono emigrati all’estero, in particolare negli Stati Uniti.

È infine il caso di dare almeno un’occhiata al punto di vista romeno. Fatta salva la piccola minoranza delinquente, la stragrande maggioranza di quel milione di romeni presenti in Italia lavora fornendo un contributo rilevantissimo al nostro PIL e al nostro benessere. La prossima tabella mostra un quadro sintetico delle attività professionali romene in Italia (Fonte: IDOS):

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Dall’importante Rapporto sugli immigrati in Italia del 2007 a cura del Ministero dell’Interno, leggiamo che gli stranieri in Italia hanno tassi di occupazione maggiori degli italiani; in questo quadro spiccano proprio i romeni:

Circa 196 mila rumeni lavorano nel nostro Paese, in maggioranza uomini. Sono concentrati nel Lazio, Piemonte, Lombardia e Toscana. Il tasso di occupazione raggiunge il 71,9%, valore più alto della media. Il tasso di occupazione femminile è superiore alla media (56,6%), ma la differenza di genere è elevatissima e supera i trenta punti percentuali. I disoccupati sono 18 mila, con un tasso di disoccupazione che si attesta all’8,4%.

Il titolo di studio dei romeni è più elevato della media: il 72,3% ha il diploma o la laurea, ma a differenza degli ucraini sono i diplomati ad innalzare la media. Il 90,6% sono lavoratori dipendenti, e di questi il 14,2% sono a tempo determinato. Il part time si attesta al 18% arrivando al 37,2% per le donne. Lavorano meno della media degli altri stranieri la sera, la notte, e la domenica.

Il 47,4% dei romeni lavora nell’industria, in particolare il 24,3% nell’industria in senso stretto e il 23,1% nelle costruzioni. La percentuale di presenza nell’industria sale al 67% per gli uomini e scende al 20,6% per le donne; queste ultime prevalentemente occupate nei servizi domestici e alle famiglie (38,9%).

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In questo quadro si celano poi odiose forme di sfruttamento, discriminazione e abuso. Come il nuovo caporalato che importa lavoratori dall’Est Europa – Romania in particolare – risparmiando sui contributi; gli abusi sessuali sulle donne romene impiegate in agricoltura; lo sfruttamento e il lavoro nero.

Conclusioni (che non piaceranno a Matteo Salvini): i romeni in Italia sono tanti; moltissimi lavorano, contribuiscono a fornirci servizi, favoriscono il nostro benessere, sono gentili e integrati; una minoranza delinque (non è che non accada anche alla comunità italiana di avere una minoranza che delinque, vero?) e si contraddistingue per pericolosità e ferocia. Ignorare il fenomeno delinquenziale sarebbe sciocco; generalizzarlo all’intera comunità romena è altrettanto sciocco. Confondere Rom e Romeni è da ignoranti. Sfruttare i lavori stranieri è criminale. Non considerare che i flussi migratori sono inarrestabili è ridicolo. Recriminare la fretta dell’apertura dall’Europa a Est è inutile. Saper distinguere le persone intelligenti e collaborative dai mascalzoni, che siano italiani o romeni, è indice di sagacia.

Postilla: l’immagine di copertina riporta la pagina che trovate digitando “romeni” su Google immagini; una lunga sequenza di foto segnaletiche e ricerche mirate su “rumeni ubriachi” e “rumeni bastardi”; un indicatore interessante dello stereotipo italiano su questa popolazione (se digitate ‘francesi’, o ‘inglesi’, o ‘spagnoli’, il tenore delle immagini è assolutamente differente).

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