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Sulla tortura in Italia. A margine di una sentenza più da sculacciata di babbo severo e spazientito che giuridica

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Sembra che gli Italiani abbiano vissuto alcune migliaia di anni imbavagliati e improvvisamente abbiano scoperto la libertà di parola, non importa se priva di senso, purché sia urlata, possibilmente in TV ma anche sui blog e sui social. Uno degli argomenti più (mal)trattati è stato quello della tortura. O meglio, della reprimenda della Corte europea dei diritti dell’uomo sfociata nella sentenza di condanna economica, giuridica e morale che i giudici di Strasburgo ci hanno con gran (e poco buon) gusto appioppato. La questione nasce 14 anni fa a Genova in occasione del G8 turbato da una serie di disordini e scontri causati da black-block indisturbati, scontri dei quali il conto più salato fu pagato dagli altri manifestanti, in gran parte (non tutti) incolpevoli. Oltre alla morte di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda gli episodi più gravi si verificarono con l’incursione della Mobile alla scuola Diaz e il successivo trasferimento di 63 feriti in ospedale e 93 fermati alla caserma di Bolzaneto.

Un uomo “ad personam”

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Un uomo, divenuto politico non per vocazione ma per mero opportunismo, ha monopolizzato le vicende istituzionali di un Paese per oltre 20 anni e alle soglie degli 80 anagrafici è convinto di poterlo fare ancora ad vitam. Ha potuto farlo grazie a doti soggettive innate come la capacità comunicativa e l’abilità dialettica (sia pur qualitativamente scadente) di incallito imbonitore. Insomma uno che riesce indifferentemente a vendere 10 paia di scarpe a Pistorius o la promessa di 1 milione di nuovi posti di lavoro ad una decina di milioni di boccaloni, in buona parte altrettanto opportunisticamente dedicati solo al proprio interesse. Ma l’imbonitore politico ha avuto successo grazie alla possibilità, solo a lui concessa, di utilizzare una enorme potenza finanziaria e mediatica. Per mantenere e incrementare tale potenza, inizialmente minacciata dalla perdita dell’appoggio di un protettore come Bettino Craxi, ha coinvolto nell’impresa politica direttamente o indirettamente tutto il suo entourage, sia di alto che di infimo rango concedendo seggi elettorali italiani ed europei a cani e porci (al maschile e al femminile) che ancora abbaiano e grufolano specie in TV. Tra gli amministratori locali disonesti (i peggiori nemici di questo povero Paese) sono una moltitudine quelli espressi proprio dal suo partito e con la sua pubblica benedizione.

Condannato se rubi ma assolto se Ruby

Ci lamentiamo, e con qualche ragione, della giustizia sportiva, ma almeno quella consente il pareggio e, se necessario, si va ai rigori, ma se una partita finisce 1 a 1 nessuno si sogna di darla vinta a chi ha segnato il goal nel secondo tempo!

Nella Giustizia con la G maiuscola invece funziona così. Naturalmente avviene spesso che il tempo intercorrente consenta davvero una valutazione più approfondita, ma quando si tratta di “interpretare” fatti che appaiono esattamente gli stessi il repentino passaggio dal bianco al nero (o viceversa come nella fattispecie) lascia ragionevolmente dubbiosi.