Condannato se rubi ma assolto se Ruby

Ci lamentiamo, e con qualche ragione, della giustizia sportiva, ma almeno quella consente il pareggio e, se necessario, si va ai rigori, ma se una partita finisce 1 a 1 nessuno si sogna di darla vinta a chi ha segnato il goal nel secondo tempo!

Nella Giustizia con la G maiuscola invece funziona così. Naturalmente avviene spesso che il tempo intercorrente consenta davvero una valutazione più approfondita, ma quando si tratta di “interpretare” fatti che appaiono esattamente gli stessi il repentino passaggio dal bianco al nero (o viceversa come nella fattispecie) lascia ragionevolmente dubbiosi.

Le sentenze si possono criticare ma si devono considerare tali. Il che non significa accettarne la pretesa verità ma soltanto gli, ancorché spiacevoli, effetti. Nel caso del Ruby #1 l’effetto spiacevole, dal mio punto di vista, non è tanto che l’imputato non vada in galera e abbia recuperato la ciambella salvagente per restare a galla nel mare della politica ma che ora i suoi sodali politici e mediatici ne tornino ad esaltare le doti di uomo e di statista (termine che nel suo dizionario significa “che sta nella posizione che più gli fa comodo”).

Ora, se le sentenze si possono criticare, è tuttavia giusto farlo, in termini di diritto, solo a sentenza pubblicata, letta e valutata nella sua validità giuridica. Ma, anche di fronte al solo dispositivo qualche commento è lecito.

Le imputazioni, è noto, sono (il giudizio non è ancora definitivo, anche se la situazione attuale della Procura di Milano lascia qualche incertezza sul ricorso in Cassazione) di concussione di pubblici funzionari e di sfruttamento o comunque “utilizzo finale” di prostituta minore (a mio avviso aggravato dal fatto che potesse essere, come assodato dal Parlamento su suggerimento del valoroso Paniz, parente di un Capo di Stato )

Ora io penso che un PdC che telefona in questura e suggerisce di seguire una procedura non proprio pulita per evitare una presunta crisi diplomatica mentre gli interessa solo evitare che Ruby canti pur non essendo a XFactor, fa una grandissima furbata ma proprio per questo non minaccia e non compie alcun atto di concussione, neppure nell’accezione della più severa normativa in vigore all’epoca dei fatti e tanto meno nei termini di “induzione” previsti successivamente, ma con valore retroattivo, dalla legge detta “Severino”. Certo, dà un po’ fastidio a noi che non siamo allocchi che si sia trattato di un deplorevole inganno ma non vedo i requisiti del reato. Piuttosto, essendo stata comunque una forzatura della libertà di decisione dei funzionari, da loro risolta nel modo più “donabbondiano”, mi augurerei – pur essendo già stato smentito dai fatti – che non siano favoriti in una brillante carriera.

Resta l’imputazione per la prostituzione (che brutta parola da associare a quelle colte e disinteressate cenette eleganti) minorile. Anche l’appello conferma, e non sembra dubbio che Karima, parentele a parte, fosse una ben avviata operatrice del settore e che fosse “disponibile” anche non per amore. E dunque? Ma insomma, come affermano i difensori (in altri termini), di fronte a quel gran pezzo dell’Ubalda voi avreste avuto il dubbio che non fosse maggiorenne? Perbacco, non si può andare tanto per il sottile in certe cose. Era minorenne ma a sua (anche di lei) insaputa! E quindi, senza la consapevolezza di avere a che fare con una minorenne dove sarebbe il dolo che è requisito essenziale del reato? Ecco, questo sembrerebbe più un un ragionamento da Collegio sì ma delle Orsoline, tuttavia la regola aurea dice “in dubio pro reo” e le argomentazioni della Corte ci spiegheranno quanto consistente sia stato, nella loro valutazione, il dubbio che l’imputato non immaginasse tale aspetto dirimente.

Quello su cui invece non vi è alcun dubbio è che sulla decisione dei giudici abbia fortemente inciso la scelta di argomentazioni della nuova difesa dell’imputato e, almeno io credo, ancor di più la scelta di stile e comportamento del team dell’avvocato Coppi. Una scelta che potrebbe portare ancora importanti vantaggi a Berlusconi nei processi futuri, anch’essi fondati su argomentazioni non proprio di acciaio temperato.

Ora è evidente che, a parte la rinnovata santificazione dell’uomo si dovranno fare i conti con la sua resurrezione politica in quanto l’assoluzione attuale porterebbe con sé anche l’annullamento della pena accessoria dell’inibizione perpetua dai pubblici uffici, pur permanendo quella temporanea derivante dalla precedente condanna. A questo proposito, tuttavia, sarebbe difficile negare che tale resurrezione si fosse già realizzata, seppure non in termini di riabilitazione ufficiale, grazie al ruolo politico determinante che, apparentemente in modo imprevedibile, Berlusconi ha assunto con l’ascesa di Renzi al soglio premierale. Inutile negare che proprio Renzi sia al momento uno dei maggiori beneficiari in termini politici della sentenza, anche se solo alcuni psicopatici possono pensare che la ragion politica abbia influito direttamente (indirettamente è possibile anche se opinabile) sulla decisione dei giudici. La posizione del PD appare ora rafforzata in misura equivalente al rafforzamento della posizione di Berlusconi in FI e al corrispondente indebolimento delle altre opposizioni, Grillo “in primis”.

In ogni caso si conferma che, presunte trame a parte, sia fuor di dubbio l’influenza reciproca tra Magistratura e Politica.

Rimane una notazione a margine. Nell’immaginario collettivo continuano a persistere nei confronti della Giustizia aspettative di moralizzazione pubblica e anche privata. Sono ingannevoli e oggettivamente malriposte. Purtroppo non esistono Tribunali ufficiali che emettano sentenze che sanciscano onestà, probità, correttezza di comportamenti. A chi non vive rubando, sfruttando (in ogni senso) o ingannando non resta che pronunciarsele, in nome della propria coscienza, ogni giorno davanti ad uno specchio.

Contributo scritto per Hic Rhodus da Manrico Tropea 
Calabrese nato a Milano; mi vanto di aver preso le caratteristiche 
migliori da entrambe le circostanze!

One comment

  • se la definizione precedente o attuale del reato di concussione non permette di condannare uno Pres del Con che, parole tue, “telefona in questura e suggerisce di seguire una procedura non proprio pulita” a proprio esclusivo vantaggio e a svantaggio del Paese (rilasciare un’accusata di furto), e cambiamola questa benedetta definizione. mi sembra più logico, no?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...