Un uomo “ad personam”

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Un uomo, divenuto politico non per vocazione ma per mero opportunismo, ha monopolizzato le vicende istituzionali di un Paese per oltre 20 anni e alle soglie degli 80 anagrafici è convinto di poterlo fare ancora ad vitam. Ha potuto farlo grazie a doti soggettive innate come la capacità comunicativa e l’abilità dialettica (sia pur qualitativamente scadente) di incallito imbonitore. Insomma uno che riesce indifferentemente a vendere 10 paia di scarpe a Pistorius o la promessa di 1 milione di nuovi posti di lavoro ad una decina di milioni di boccaloni, in buona parte altrettanto opportunisticamente dedicati solo al proprio interesse. Ma l’imbonitore politico ha avuto successo grazie alla possibilità, solo a lui concessa, di utilizzare una enorme potenza finanziaria e mediatica. Per mantenere e incrementare tale potenza, inizialmente minacciata dalla perdita dell’appoggio di un protettore come Bettino Craxi, ha coinvolto nell’impresa politica direttamente o indirettamente tutto il suo entourage, sia di alto che di infimo rango concedendo seggi elettorali italiani ed europei a cani e porci (al maschile e al femminile) che ancora abbaiano e grufolano specie in TV. Tra gli amministratori locali disonesti (i peggiori nemici di questo povero Paese) sono una moltitudine quelli espressi proprio dal suo partito e con la sua pubblica benedizione.

Quest’uomo ha gestito il suo potere grazie alle numerose falle istituzionali e dell’italico costume che gli hanno concesso successi elettorali fondati esclusivamente sulla formula classica di “datemi il vostro voto e io vi farò pagare meno tasse anteponendo il vostro individuale interesse a quello dello Stato cattivo”. A questo “imprendattore” che ha gestito il Paese come se fosse Mediaset e i rapporti con il G8 come se si trattasse di riunioni tra “compagni di merende”, la parte buona del Paese non ha mai lesinato critiche, vanificate dalla incapacità e dalla insignificanza e pochezza dei rappresentanti di un’opposizione felicemente abbarbicata al narcisismo e all’autoerotismo ideologico.

Unico argine allo strapotere del poco nobile Cavaliere sono state le sole due istituzioni di cui non è mai riuscito ad acquisire il controllo: la Presidenza della Repubblica e la Magistratura. Non casualmente oggetto entrambe di rozze campagne mediatiche al limite del Codice Penale. I Presidenti dell’era B. sono stati sostanzialmente Scalfaro e Napolitano. Il primo fece subito capire a B. che avrebbe avuto vita dura rifiutando prima la proposta di Previti come Guardasigilli nel primo governo (1994) di Forza Italia e poi, in sede di crisi, la richiesta di scioglimento delle Camere. L’antipatia per Napolitano è storia recente culminata nel rifiuto di un qualsiasi provvedimento di clemenza in seguito alla condanna per frode fiscale. Quanto alla Magistratura la guerra è ancora e sempre aperta. Le toghe che si occupano di Berlusconi e Forza Italia sono per definizione “rosse” e quando altre toghe lo assolvono (raramente) o prescrivono (più spesso) hanno fatto solo il loro dovere.

L’azzoppamento dell’avversario politico ottenuto al di fuori della tenzone politica non può essere mai motivo di orgoglio ma può dare soddisfazione. Anche Alfonso Capone fu messo in grado di non nuocere grazie ad una condanna per evasione fiscale. L’altro processo, appena concluso a suo vantaggio, era invece impostato dalla Procura, in modo che si è rivelato avventato, con l’intento di fornire una etichetta di penalmente sanzionabile ad un comportamento certamente discutibile sul piano morale ma dai contorni processuali molto dubbi. La legge infatti non impedisce che ci si riempia la casa di prostitute. Né che le si offra agli amici, purché non si lucri su questo commercio affettuoso. Pertanto la prostituzione ad Arcore era affatto legittima in termini giuridici. E proprio in tal senso si è espresso in arringa lo stesso difensore Coppi.

Si possono usare altre categorie di giudizio in ordine a questo modo di trascorrere le serate da parte del Capo del Governo della Repubblica Italiana? Sì, ma quelle categorie non contano in diritto e raramente in politica e vengono sprezzantemente chiamate moraliste. E infatti i PM fornirono prova della prostituzione ad Arcore ma solo strumentalmente per inserire i “presunti” reati in un contesto esecrando. Prostituzione o no tuttavia, se una di quelle con cui ti allieti, nelle serate un po’ noiosette delle cene galanti tra personcine perbene come i tuoi scagnozzi e le Olgettine, è per caso minorenne la questione giuridica cambia un po’ aspetto perché questo sarebbe reato. Ma diciamo la verità: che avremmo fatto noi? Un’accoglienza del tipo Ellis Island con agenti privati per controllo documenti e ispezioni corporali? Suvvia, siamo seri! Tra personcine a modo basta “Quanti anni hai?” “18” “Stenditi”.

Questo era chiaramente il solo argomento che potesse risolvere la vicenda in una condanna. Ma era arduo da provare, dipendendo la prova solo dall’attendibilità di discutibili testimonianze. Questione evidentemente complessa considerato che anche i Giudici di Cassazione sono rimasti chiusi in camera di consiglio per 9 ore per poi concludere solo che il fatto non sussiste non essendo possibile provare che l’imputato sapesse. Una specie di contrappasso in senso inverso rispetto alla condanna per frode fiscale “perché era impossibile che non sapesse”!

L’ultimo capitolo riguarda la presunta concussione. Ma qui la questione non poteva più porsi una volta considerata l’entrata in vigore della Legge Severino. Ruby arriva in questura accusata di furto dall’amica che la ospita. In Questura non sanno neppure chi sia, la faccenda si risolverebbe subito, ma le ragazze sanno bene che la posizione di Ruby non è del tutto regolare e, se trattenuta, potrebbe aprire il rubinetto e mettere nei guai papi, raccontando delle serate, dei sollazzi, e dei soldi. B. viene subito avvisato dalla olgettina che ospita Ruby e interviene giovialmente al telefono dalla Francia per convincere i Funzionari dello Stato che è meglio dare un taglio alla faccenda affidando la fanciulla (nipote di Mubarak) alla Minetti. Nessuna minaccia neppure velata. Solo una gioviale presa per il culo di due persone già predisposte. Non oppongono resistenza, con un pensiero alla carriera, ma di concussione non vi è obiettivamente neppure l’ombra.

Alla fine, dunque, ci troviamo di fronte ad una sentenza tranquilla, che non può suscitare né scandalo né saturnali (questi forse li ha già suscitati) e non aggiunge alcunché di rilevante alla storia ma ci conferma di un signore attempato e giocherellone che ritiene di avere il diritto furbesco di fare in politica e nella vita tutto quello che gli pare, con contorno di applausi, che lui chiama consenso e che molti italiani gli hanno prodigato e in parte ancora gli prodigano perché lui li ha da tempo plasmati a sua immagine e somiglianza.

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Contributo scritto per Hic Rhodus da Manrico Tropea
Calabrese nato a Milano; mi vanto di aver preso le caratteristiche
migliori da entrambe le circostanze!

One comment

  • Non apprezzo Berlusconi: è stato forse l’unico politico italiano ad avere realmente la possibilità di cambiare qualcosa, ma si è lasciato scappare questa opportunità.
    Ma a posteriori, molte delle sue “profezie” si sono avverate.
    Non lo apprezzo, ma neanche lo disprezzo quanto disprezzo gli altri politici.

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