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Bitcoin, l’alba delle criptovalute

Bitcoin dawnUna moneta senza banche centrali

Il 3 gennaio 2009, The Times riportò in prima pagina una notizia divenuta consueta nel corso della profonda crisi dell’anno precedente e destinata a riproporsi negli anni successivi: “Il cancelliere sull’orlo del secondo salvataggio delle banche” .

Questa notizia, altrimenti destinata a perdersi nel turbine dei tentativi di arginare la recessione, fu trascritta nel “genesis block” , la prima vertebra di Bitcoin, una moneta distribuita creata sulla rete per togliere alle banche centrali il potere di creare denaro ed agli stati la sovranità della politica monetaria. Questo almeno è quanto traspare da questa annotazione.

Il risultato è che Bitcoin non ha una emittente centrale, ma lascia l’emissione e lo scambio del denaro agli utilizzatori attraverso un insieme di regole che garantisce l’autenticità e la liceità delle transazioni, sostanzialmente che il denaro sia trasferito solo da chi ne è titolare e che non possa essere speso due volte.

Allo scopo può essere utilizzato qualsiasi software che rispetti il protocollo, in quanto ogni transazione che lo violi è respinta dalla rete Bitcoin.

Banca d’Italia: tiriamo le somme?

Dopo il nostro precedente post in cui criticavamo il decreto sulla rivalutazione del capitale della Banca d’Italia, è successo un po’ di tutto. Alla Camera, dove il decreto è stato convertito definitivamente in legge, si è scatenata una furibonda battaglia dalla quale nessuno è uscito in modo particolarmente onorevole. Nel frattempo, la tesi sui “miliardi regalati alle banche” (che, semplificando, avevamo proposto anche noi come chiave di lettura critica del provvedimento) si è fatta sentire sui giornali e sul web, suscitando opposte prese di posizione, fino a indurre il Ministero dell’Economia a pubblicare una nota per confutare quelli che il Ministero chiama “argomenti privi di relazione con la realtà dei fatti”, e la stessa Banca d’Italia a emettere un “chiarimento” più sobrio di quello ministeriale, ma certamente meno algido dello stile abitualmente usato dal sussiegoso istituto di via Nazionale; comunque, delle fonti che difendono il decreto, questa mi appare la più esatta, e farò spesso riferimento ad essa, sebbene io sia nella sostanza di opinione nettamente opposta.

Di chi è la Banca d’Italia?

Questo post è dedicato a un argomento apparentemente tecnico, eppure molto importante per tutti: l’aumento del capitale della Banca d’Italia (d’ora in poi, anche BI) deciso per decreto legge a novembre 2013 (e già qui viene spontaneo chiedersi perché mai aumentare il capitale della BI rivestisse un carattere di “straordinaria necessità e urgenza”, come recita la classica clausola del decreto. Scopriremo più avanti forse la vera urgenza…). Purtroppo, la faccenda è un po’ complessa, e per discuterla correttamente dovremo mettere a confronto il nuovo Statuto della BI, inopportunamente emesso a tempo di record per recepire appunto le novità del decreto (e che peraltro dovrà essere modificato per tener conto delle variazioni al decreto che sta approvando il Parlamento), con quelli precedenti. Le differenze sono infatti rilevantissime, in negativo, per le nostre tasche.