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Fascisti di sinistra? Un caso di studio sul melting pot concettuale

vero significato

– vorrebbe dirmi, per favore, che strada bisognerebbe prendessi da qui?

– Ciò dipende, e non poco, da dove vuoi arrivare, – disse il Gatto.

– Non m’interessa molto dove… – disse Alice.

– Allora non importa quale strada intraprendere, – disse il Gatto.

– … purché arrivi in qualche posto, – aggiunse Alice a mo’ di spiegazione.

– Oh, in quanto a questo, stai sicura – disse il Gatto, – basta che tu faccia abbastanza strada.

(Lewis Carrol, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie)

Vi propongo una piccola analisi che porterà elementi di riflessione ad alcuni vecchi post sul linguaggio già pubblicati qui su Hic Rhodus (li cito in fondo). Ho scoperto casualmente un gruppetto politico-culturale di cui all’inizio ho stentato a capire se fossero di sinistra oppure di destra; all’inizio mi sembrava che avessero semplicemente le idee confuse; poi ho pensato che agissero con cinica consapevolezza per ingannare potenziali lettori; infine ho capito una cosa più straordinaria: poiché con le parole si può dire tutto, e le parole costruiscono il mondo (come ho spiegato nei miei precedenti articoli), possono formarsi delle sacche ideologiche, delle faglie concettuali, delle sbavature semantiche in cui parole appartenenti a province di significato differenti appaiono invece coerenti fra loro nel formare un nuovo testo, inimmaginato dagli autori originali citati e inimmaginabile a noi lettori che li troviamo incistati in contesti estranei.

Dall’uguaglianza al populismo

fascismo  non  è  impedire  di dire, ma obbligare a dire

(Roland Barthes, Lezione, 1977)

Uno dei concetti più evocati dal pensiero politico moderno e contemporaneo è quello di uguaglianza. Anche se presente nel pensiero greco classico (nello stoicismo) e ovviamente nel Cristianesimo, volendo qui parlare di temi politici non è utile andare più in là del ‘6-‘700 e in particolare, per abbreviare questo incipit, delle due grandi rivoluzioni che caratterizzarono il XVIII Secolo, quella americana (1776) e quella francese (1789). Il concetto di uguaglianza è stato declinato in molti modi, e quell’uguaglianza additata dai ribelli americani e dai rivoluzionari francesi ha per esempio pochissimo a che fare con l’uguaglianza invocata da Marx e da Lenin (la voce “Uguaglianza” del Dizionario di filosofia Treccani citato in fondo è sufficientemente chiaro e ad esso rimando).

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Essere di destra o di sinistra?

 

Siccome predicava la fraternità ai conservatori e il rispetto delle leggi ai socialisti, i primi lo avevano preso a fucilate e gli altri avevano preparato la corda per impiccarlo. Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale. Storia di un giovane

Potrei scommettere che tranne una minoranza di disaffezionati, ciascuno di voi ha un’idea precisa sulla sua collocazione, nell’arco politico, a destra oppure a sinistra. Ciascuno di voi; tranne chi si dichiara non di destra e non di sinistra più che altro per tattica politica. Sembriamo tutti molto innamorati di queste appartenenze e raramente le mettiamo in dubbio. Cosa che invece farò puntualmente in questo post dove cercherò di discutere:

  1. il fatto che ‘destra’ e ‘sinistra’ sono concetti che soffrono di retaggi ideologici del ‘900, non più attuali e da rifuggire;
  2. che – esistendo comunque una ‘destra’ e una ‘sinistra’ – vanno reinterpretate in chiave attuale, pena il restare ingabbiati entro pensieri sterili e poco funzionali;
  3. e che infine è sciocco trovare forti sensi di appartenenza in queste categorie che vanno lette in maniera “leggera”, descrittiva e non vincolante, non passionale, non fondativa della nostra identità profonda.