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Su Patria, Popolo, Nazione e altri concetti fuori moda

Il complesso delle persone che hanno comunanza di origine, di lingua, di storia e che di tale unità hanno coscienza, anche indipendentemente dalla sua realizzazione in unità politica. (Enc. Treccani)

A cosa vi fa pensare questa definizione? Sì, può essere il bar sottocasa, ma sarebbe anche una definizione di “Nazione”. Dico “sarebbe una” perché il concetto di nazione è ancora incerto, o quantomeno variabile nel tempo e nei tempi.

Di solito ci soccorre l’etimologia, che – etimologicamente parlando – sarebbe all’incirca lo studio del vero senso (etymon in greco). Ma in questo caso ci soccorre poco. Il termine trova un primo riferimento storico nel latino “natio” cioè nascita, dunque sarebbe lecito pensare che fosse riferito semplicemente a persone (o gentes, che è qualcosa di più di “persone”) che avevano in comune luogo di nascita e stirpe, dando poi al termine un senso estensivo connesso anche a lingua, religione e costumi. Dunque il concetto che abbiamo citato sarebbe simile a quello antico romano, ma se pensiamo che loro stessi non consideravano invece la romana una “natio” ma una “civitas” in quanto regolata da istituzioni e quindi di più elevato livello sociale, si comprende che parliamo di un concetto in continuo divenire che ha avuto nei tempi diverse definizioni e diverse accezioni, motivate, da un certo momento in poi, anche da esigenze “politiche”.

Ma dove sono finiti i liberali?

 

27 Ma i liberali dove sono finiti

La veloce mutazione dello scenario politico italiano mette in discussione le classiche categorie politiche del Novecento. All’epoca della Prima Repubblica avevamo destra reazionaria, cattolici, sparuti gruppi di liberali, socialisti e comunisti, con varie e complicate sfaccettature e sovrapposizioni, che potevamo, con qualche sforzo e adattamento, ricondurre a succedanei del pensiero liberale (per lo più in salsa cattolica) e socialdemocratico (in nuce, e più chiaramente distinguibile dopo Berlinguer). Poi Mani Pulite, il travaglio del sistema politico e l’avventura berlusconiana, sedicente liberale, durata complessivamente un ventennio. Oggi il berlusconismo è al tramonto e cercano di affermarsi il populismo di Grillo e il liberalsocialismo di Renzi (mi assumo la responsabilità di questa provvisoria definizione per il programma di Renzi). Mentre una fattispecie di socialdemocrazia sopravvive nel PD (anzi: molte fattispecie; troppe) mi chiedo dove siano finiti i liberali, semmai ve ne sia stato qualcuno in questi decenni. A mio avviso non ce n’è neppure uno in Forza Italia perché Berlusconi, come argomenterò qui, tutto è fuorché un liberale, e il berlusconismo ha ammazzato quel che c’era di liberalismo alle origini del movimento. Grillo rappresenta l’antitesi del pensiero liberale, e certamente non è nel M5S che troviamo i superstiti di questa nobile tradizione politica. Vuoi vedere che i sopravissuti si trovano proprio nel PD di Renzi?