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Successi contro la povertà e nuove sfide per l’uguaglianza in America Latina

San Antonio Atitlan 1 - 346-1

Lo scorso novembre ho avuto il piacere di presentare il libro di Clarisa Hardy Estratificación social en América Latina: retos de cohesión social. Con l’intervento della stessa autrice, figura di riferimento del dibattito sulle politiche sociali dell’America Latina e già Ministro nel primo governo di Michelle Bachelet (Cile), l’evento è stato organizzato all’Università di Roma Tre dall’Istituto Italo Latino Americano e dall’Ambasciata di Cile in Italia. Vi ha preso parte anche l’ex Presidente cileno Ricardo Lagos, noto in Italia come personalità di spicco della lotta alla dittatura militare cilena e della ricostruzione democratica di quel paese.

Lo studio della Hardy fornisce abbondanti dati sulla situazione sociale dell’America Latina e li interpreta restituendo l’immagine di una regione molto differenziata al suo interno, ma con due tendenze comuni: l’arretramento della povertà e l’emergenza di un ceto che non può ancora dirsi classe media. Un nuovo strato sociale non più povero ma allo stesso tempo vulnerabile. La tesi della Hardy è di attualità anche nell’Europa alle prese con la crisi, e suona come un monito: la vera sfida è la disuguaglianza, se le politiche di welfare si concentrano sulla povertà possono essere efficaci per diminuirla (e lo sono state in America Latina), ma non rimuovono gli svantaggi sociali.

Perché l’Italia è solo al quinto posto per il turismo?

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]

Le classifiche ufficiali sui flussi turistici ci dicono che siamo quinti al mondo. Io sobbalzo e mi chiedo: come sarebbe a dire SOLO quinti? I dati son quelli dell’UNWTO – World Tourism Organization che in breve sintesi ci dicono che la classifica 2011 è la seguente:

  1. Francia; 79,5 milioni di turisti;
  2. Stati Uniti: 62,3 milioni;
  3. Cina: 57,6 milioni;
  4. Spagna: 56,7 milioni;
  5. Italia: 46 milioni;
  6. Turchia: 29,4 milioni;
  7. Regno Unito: 29 milioni;
  8. Germania: 28,4;
  9. Malesia: 24,7 milioni;
  10. Messico: 23 milioni.

Il Brasile tra crescita economica e proteste sociali

Si appanna l’immagine di successo del Brasile, a pochi mesi dalla celebrazione dei Mondiali di calcio?  La stampa internazionale ha dato ampio risalto alle dimostrazioni che a giugno del 2013 hanno visto più di un milione di persone protestare in cento città del Brasile. Se la miccia iniziale è stata l’aumento delle tariffe del trasporto pubblico, l’onda lunga delle contestazioni ha poi trascinato con sé un malcontento molto più ampio nei confronti del sistema politico ed istituzionale. Uno dei bersagli principali delle marce sono stati gli investimenti multimilionari per ospitare i Mondiali, gli sprechi e la corruzione. La gran parte delle mobilitazioni è stata pacifica, anche se si denuncia qualche infiltrazione da parte di gruppi della sinistra estremista. Sta di fatto, comunque, che nel paese non avvenivano manifestazioni così imponenti dal 1992, quando esplose un movimento di piazza contro la corruzione del governo dell’allora presidente Fernando Collor de Mello.