Tag: Civati

Solo chiacchiere e distintivo. I politici che urlano di più sono spesso i peggiori

maschere34567sdfgYU

Le cronache politiche italiane sono pervase dalle proteste di minoranze più o meno arrembanti: quella del PD tiene banco sostanzialmente ogni giorno con una copertura mediatica che dovrebbe corrispondere, per numerosità di protagonisti, a quella dell’Armata Rossa. In Forza Italia Fitto si agita non poco, e probabilmente ha meno visibilità fuori dagli ambienti politici di destra solo perché un po’ tutto il suo partito è stato avanzato di dissoluzione. Salvini invece, che è minoranza solo nel senso di essere all’opposizione, perché il suo partito l’ha saldamente in mano, ha una vocazione tutta leghista all’insulto e alla corbelleria che vengono puntualmente riprese sulla stampa e sui social network. Queste figure politiche si stagliano sopra tutte le altre travolgendole, oscurandole, cannibalizzandole. Per esempio della Meloni si sente parlare poco: non ha le physique du rôle come Salvini che spara sciocchezze sesquipedali col ghigno e una sicumera che ti fanno veramente venire il dubbio che l’Italia sia ormai sopraffatta da negri stupratori e malati d’Ebola, salvo poi distrarsi un attimo e vederlo seminudo per un servizio gossip. Diamine! Questo sì è uno che ha capito tutto!

Lo spazio del dissenso individuale nelle organizzazioni politiche

In che modo gestire il dissenso di un parlamentare, o di pochi, dentro un’organizzazione politica? Se un leader politico propone una linea, e la maggioranza degli aventi diritto nell’organo decisionale preposto l’avvalla, quanto è tollerabile un successivo dissenso esplicito da parte di membri della minoranza? Il problema è spinosissimo perché da un lato abbiamo ben chiari i concetti di libertà, coscienza, responsabilità, e dall’altro lato quelli di decisione, democrazia maggioritaria e funzionalità organizzativa. Supponiamo, per esempio, che il leader di un partito – Renzi, diciamo – abbia in animo di riformare in un certo modo il Senato e che la sua proposta raccolga una paio di proteste, qualche mugugno e poi un bel po’ di consensi, certificati da una votazione alla Direzione nazionale. A quel punto l’azione parlamentare di questo partito e dei suoi parlamentari dovrebbe essere di sostegno all’iniziativa, sempre e comunque, oppure no? Mi riferisco in particolare ai contrari e mugugnatori, ovviamente. Costoro hanno seriamente, sinceramente, democraticamente espresso il loro diverso avviso, hanno partecipato alla discussione ma sono risultati pochi e non hanno potuto far cambiare la linea del partito. Devono allinearsi? Sono liberi di continuare per l’eternità a distinguersi? Qualunque sia la vostra risposta ha almeno un elemento di debolezza.