Solo chiacchiere e distintivo. I politici che urlano di più sono spesso i peggiori

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Le cronache politiche italiane sono pervase dalle proteste di minoranze più o meno arrembanti: quella del PD tiene banco sostanzialmente ogni giorno con una copertura mediatica che dovrebbe corrispondere, per numerosità di protagonisti, a quella dell’Armata Rossa. In Forza Italia Fitto si agita non poco, e probabilmente ha meno visibilità fuori dagli ambienti politici di destra solo perché un po’ tutto il suo partito è stato avanzato di dissoluzione. Salvini invece, che è minoranza solo nel senso di essere all’opposizione, perché il suo partito l’ha saldamente in mano, ha una vocazione tutta leghista all’insulto e alla corbelleria che vengono puntualmente riprese sulla stampa e sui social network. Queste figure politiche si stagliano sopra tutte le altre travolgendole, oscurandole, cannibalizzandole. Per esempio della Meloni si sente parlare poco: non ha le physique du rôle come Salvini che spara sciocchezze sesquipedali col ghigno e una sicumera che ti fanno veramente venire il dubbio che l’Italia sia ormai sopraffatta da negri stupratori e malati d’Ebola, salvo poi distrarsi un attimo e vederlo seminudo per un servizio gossip. Diamine! Questo sì è uno che ha capito tutto!

Salvini nudoghjyuA me viene voglia di capire di più di Salvini. Chi è? Com’è diventato quello che è diventato? La sua biografia è breve, lineare, semplice: iscritto alla Lega a 17 anni, dai 18 militante, a 20 consigliere comunale a Milano e poi via via sempre un crescendo dentro il partito. Lavora – si fa per dire – come cronista della Padania e all’emittente Radio Padania Libera e quindi ottiene l’iscrizione all’albo dei giornalisti (questo è importante perché, come altri politici che vedremo, si può fregiare della qualifica di giornalista alla voce “Professione”). Fine della biografia di Salvini. Esperienze nel mondo del lavoro? Zero (Wikipedia menziona un suo breve impegno da Burghy durante i primi anni universitari, se volete potete contare questo…). Esperienze culturali e intellettuali? Zero (dopo 16 anni di corso di laurea in Scienze Storiche ha sostenuto cinque esami ma, si sa, la carriera politica prende molto). Esperienze internazionali? Quasi zero (due anni da eurodeputato 2004-2006 e poi 2009-2013 con una produttività giudicabile medio-bassa secondo i dati forniti da Bruxelles).

raffaele-fitto-tf-ansa-258A questo punto voglio approfondire altri personaggi menzionati sopra, per esempio Raffaele Fitto, spina nel fianco (una delle tante) di Berlusconi. L’ex governatore pugliese è figlio d’arte (il padre Salvatore ricoprì la stessa carica). Eletto consigliere regionale a 21 anni per la Democrazia Cristiana, con lo scioglimento del partito nel 1994 segue quella parte di democristiani che con Buttiglione poi confluirà in Forza Italia, dopo vari esperimenti politici. Da lì in poi Fitto salta di elezione in elezione, europee e regionali. Sconfitto da Vendola nel 2005 si è consolato l’anno dopo con un seggio alla Camera. Oggetto di diversi procedimenti giudiziari ha una condanna di primo grado per corruzione, che in certi ambienti politici conta più di un Master. E anche qui fine della biografia. Esperienze professionali? Zero (non può neppure fregiarsi di quella di giornalista, nella biografia è scritto “Professione: politico”). Esperienze culturali? Almeno è laureato. Punto. Esperienze internazionali? Quel po’ di Parlamento europeo che si fa in attesa delle elezioni “vere” (un anno 1999-2000 poi dimessosi per concorrere alle regionali pugliesi; rieletto nel 2014 ma, a giudicare dall’attivismo sulle questioni italiane, non mi pare interessatissimo all’Europa).

dalemabaffinoAffronto con timore il capitolo PD. Uno degli esponenti di spicco dell’eterogenea minoranza è D’Alema, una figura politica rilevantissima nella storia italiana di questi ultimi decenni, qualche volta più in vista, altre volte meno, molto in agitazione in questo periodo. Permettetemi anche qui una sintesi cattiva:

  • è figlio d’arte (padre partigiano e deputato PCI);
  • politicizzato già a 6 anni; “pioniere” (i giovanissimi del PCI) coi figli di Pajetta, primo discorso pubblico a 9 anni di fronte a Togliatti; iscritto alla FGCI a 14… avete capito, no?
  • nella dirigenza pisana (ha studiato alla Normale) del PCI (dov’era segretario un amico del padre); anni dopo a capo della FGCI nazionale su scelta di Chiaromonte (altro amico di famiglia);
  • eccetera eccetera fino alle massime cariche di partito, ministro, primo ministro, deputato per sette legislature

Quest’uomo ha succhiato latte e PCI, mangiato biscotti e PCI, sempre in vista, sempre presente, sempre artefice della politica italiana. Esperienze nel mondo del lavoro? Zero (Sì, è un altro di quelli che si può fregiare del titolo di giornalista in quanto ex direttore dell’Unità, ruolo politico, ovviamente). Esperienze culturali? Tantissime: fondazioni politiche, libri e articoli, cariche politiche internazionali. Qui almeno c’è uno spessore, al di là se tale spessore sia di vostro gradimento. Purtroppo, come è noto, chi non fa non sbaglia mentre uno che tanto si agita, da così tanti anni, non può non avere fatta qualche sciocchezzuola (elenco incompleto solo delle catastrofi politiche, al netto di vicende, anche giudiziarie, minori):

  • la Commissione Bicamerale fu un capolavoro di Berlusconi e lo smacco più grave per D’Alema: costituita nel Gennaio 1997 a presidenza D’Alema per riformare la seconda parte della Costituzione, dopo un faticoso e apparentemente produttivo lavoro in accordo con Berlusconi su semipresidenzialismo e legge elettorale a doppio turno il Cavaliere virò unilateralmente su presidenzialismo e premierato decretando la fine della commissione;
  • il “patto della crostata” del 1997 fra D’Alema, Berlusconi e altri, episodio da inserire nel quadro della catastrofe della Bicamerale, in cui il primo garantì al secondo di salvare Mediaset affossando la legge di riforma sulle frequenze televisive;
  • la tragedia del primo governo Prodi e la sua caduta, seguita dalla nomina di D’Alema a suo successore è stata da taluni vista come una congiura di palazzo di cui il Nostro sarebbe stato artefice; anche se l’interessato ha sempre vigorosamente smentito, per sua recente ammissione fu un grave errore poi succedere a Prodi.

Insomma: un genio precoce della politica, uomo di fine intelligenza e conoscitore dell’Arte della guerra di Sun Zu, tutto l’oro che ha toccato si è trasformato in piombo.

conferenza-bersani_22-960x639Ma per fortuna nella minoranza PD c’è anche un uomo schietto e nobile come Bersani. Figlio di gente semplice a 19 anni fonda una sezione di Avanguardia Operaia e poi entra nel PCI dove avvia, anche lui sin da giovanissimo, la sua brillante carriera politica salendo scalino dopo scalino la gerarchia, dalla vice presidenza della Comunità montana piacentina alla Regione Emilia-Romagna (primo insediamento come consigliere 1980 poi Presidente nel 1993), poi ministro per Prodi I, D’Alema I e II e Amato II, parlamentare europeo eccetera eccetera. Anche Bersani, non c’è dubbio, è nato e cresciuto nella politica e per la politica ma, a differenza dei primi politici visti in questo articolo, non si può dire sia uno zero. Sul piano del lavoro non politico pare abbia fatto “una breve esperienza da insegnante” in anni remoti (fonte: Wikipedia) che potrebbe valere qualcosina più di zero. Come qualità ed esperienze culturali oltre al fatto di essere laureato ha scritto un paio di libri, che è meglio di niente. Sul piano internazionale può vantare due anni da europarlamentare, ma anche lui si dimise (2006) per correre dietro alle vicende italiane, e lasciatemi dire che questa abitudine italiana di parcheggiare a Strasburgo giusto in attesa di seggi italiani è mortificante, dà la misura del nostro peso irrilevante in Europa e ci squalifica gli occhi dei nostri partner. Bersani, per quanto io ricordi, è ricordato per due cose: le “lenzuolate” (conio bersaniano) sulle liberalizzazioni quando era ministro e le recenti vicende da segretario PD. Sulle liberalizzazioni i giudizi sono variegati; furono in qualche modo una novità, specie per la sinistra, ed erano necessarie; ma si fece probabilmente troppo poco e senza continuità. Ma per misurare il valore dell’Uomo è più utile vederne l’opera in questi ultimi anni come Segretario PD, dove non aveva un ruolo gregario ma era l’artefice dei destini della sinistra italiana: qui il bilancio è sconfortante: la non-sconfitta elettorale del 2013, l’impossibilità a formare un governo e specialmente la bruciante ferita della mancata elezione a Presidente della Repubblica di Marini e Prodi, in seguito alla quale si dimise, lo rendono indiscutibilmente il perdente per eccellenza. Incapace di un’affermazione politica esterna e di una tenuta politica interna al suo partito, Bersani resta nell’immaginario uomo onesto e schietto, ma non basta questo per essere un leader.

Civatihgf54Ma bisogna parlare anche di giovani, come giovani sono i due veri leader del momento (Salvini e Renzi). Ecco allora che nell’irrequieta minoranza PD troviamo Pippo Civati. Diplomato, laureato e perfino dottore di ricerca ha cominciato a fare politica a vent’anni e a ventidue era già in consiglio comunale a Monza. Poi segretario cittadino DS, nel 2005 consigliere regionale lombardo… Ve la faccio breve: è un altro che nella vita ha fatto solo politica. Ha fatto la prima Leopolda con Renzi , quella che lanciò lo slogan sui rottamatori, ma già l’anno dopo si era distanziato da Renzi contro il quale perse le primarie del 2013. Ha scritto un sacco di saggi, non credo che abbia fatto nient’altro che politica, non ha alcuna esperienza internazionale, ha un arguto blog, e riesce ad essere molto al centro del dibattito giornalistico grazie ai suoi “no” e alle sue polemiche estreme che non sembrano comunque indurlo ad abbandonare il partito. Nient’altro da segnalare.

E adesso tentiamo una minima riflessione che vorrei solo abbozzare lasciando ai lettori il compito di aiutarmi con qualche chiave di lettura più sofisticata. Per punti:

  • sei vuoi fare politica devi solo fare politica; ma non da grande, da subito, da bambino come D’Alema o almeno da giovinetto come tutti gli altri. Entri nel partito, scali posizioni, e vedrai che dai e dai arrivi più o meno in cima. Quindi devo rassegnarmi, per me è troppo tardi…
  • se non hai nulla da dire è proprio il tuo momento, dillo subito, anzi urlalo. Salvini e Fitto, per esempio, ma anche Civati, difendono posizioni che non so dire se siano ideologiche, personali, di lobby, ma che certamente non preludono a grandi orizzonti politici; qual è l’orizzonte di Fitto oltre a governare le macerie di Forza Italia? E Civati cosa intende produrre, oltre a una sua rendita di posizione nei talk show? Qual è la statura morale e politica di persone come Salvini?
  • anche se sei un perdente, ma iscritto nel giusto club, è sempre il tuo momento. La storia di D’Alema è esemplare, ma direi che anche Bersani è piuttosto in linea. L’essere vittoriosi o sconfitti nell’agone politico non è necessariamente indicatore di scarsa intelligenza e capacità, perché innumerevoli sono le condizioni e i vincoli dell’azione politica. Ma accidenti, se hai presi uno, due, tre sonori ceffoni nella tua azione pubblica e politica non puoi essere credibile come dottore di verità e Solone delle Grandi Questioni Nazionali. L’inciucista D’Alema (il termine inciucio nasce proprio dalla sua esperienza con la Bicamerale) quali credenziali ha per criticare il Patto del Nazareno di Renzi? E un Civati sonoramente bastonato alle primarie da Renzi, non potrebbe evitare di farci sospettare di non avere mandata giù la batosta?

Insomma in conclusione vi confesso non solo di essere inabile alla politica, ma di essere diffidente (se non qualcosa di più) verso questi protagonisti dei gossip, dei talk show, dei twit, dei commenti giornalistici, delle dichiarazioni apodittiche, delle gare a chi ce l’ha più lungo (a proposito: sono tutti maschi!), del “so io la verità peccato che non mi danno retta”. Mi piacerebbe scrivere un bel post, lungo e argomentato, sui molti parlamentari colti, preparati, con competenze, che lavorano seriamente nelle commissioni e in aula senza correre davanti alla telecamera e senza produrre frasi ad effetto utili per i titoli degli scadenti giornalisti nostrani. Questi invece mi piacciono poco perché hanno piantato una bandierina molto personalizzata (recitando quindi un ruolo immodificabile) in cui debbono sostenere una parte, mantenere determinate relazioni, seguire l’onda da loro provocata. Ricordo pochissimi politici di punta capaci di fermarsi, riflettere, cambiare, rischiare: Fini a destra; chi altri? Il male politico provocato è enorme, perché il circolo vizioso del consenso porterà per esempio Salvini a estremizzare posizioni da lui stesso alimentate per accontentare masse ignoranti; Bersanti da risorsa per i progressisti si è trasformato prima in macchietta e ora in rancoroso contestatore di Renzi… Questa politica è sclerotizzata, ideologica, impostata su premesse spesso fasulle, porta a sconfitte rovinose.

Non sono contrario per principio alla politica come professione; sono convinto che la politica sia complicata e difficile e occorra una preparazione, e i novellini cittadini a cinque stelle ne sono una dimostrazione esemplare; ma una seria preparazione politica non esclude avere una professione e delle esperienze che possono essere rappresentate in Parlamento, non esclude avere cultura e delle competenze utili per le discussioni e per redigere leggi decenti, non esclude conoscere il mondo (non solo con un paio di sterili anni di parcheggio a Strasburgo) e, specialmente, non può escludere il farsi da parte dopo un po’ di tempo, specie se hai inciampato in fallimenti clamorosi.

Sei solo chiacchiere e distintivo (Gli intoccabili di Brian De Palma)

One comment

  • Io mi sono convinto che la politica in generale, forse più in Italia che altrove (ma questa affermazione è sostenuta solo da un’impressione) viva una una sua irrisolvibile dicotomia. Se vuoi essere votato devi suscitare phatos, fare promesse, dimostrarti sicuro e determinato. Se vuoi ottenere veramente risultati dovresti operare un’analisi delle questioni non ideologica, magari ricorrendo a contributi di nemici politici (orrore! Così dai loro un vantaggio politico da spendere) sottoporre a verifiche bipartisan i risultati, disporre l’eventualità di refresh (perché il mondo cambia) anche di leggi che hanno una valenza semantica così forte da risultare fortemente divisorie. Non dico non sia possibile fare entrambe le cose ma così, a sensazione, servirebbero persone diverse per un ruolo e per l’altro. Ciao.

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