Il Possibile Consenso nel Campo Progressista della Sinistra Italiana (lessico non casuale)

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Avete preparato il frittatone di cipolle e la Peroni formato famiglia? Vi siete messi comodi? Lo spettacolo è iniziato, sostanzialmente dopo il voto della Consulta sull’Italicum, e ce lo vogliamo godere tutto. Guardare le manovre di Grillo alla ricerca di un assetto “governativo” e la destra accapigliarsi per la leadership è abbastanza divertente, ma niente sarà divertente come guardare l’altro fronte dove, con l’ovvio obiettivo di unire la sinistra, vedremo darsele di santa ragione:

  • Renzi e quel che resta del PD; il segretario riparte dagli amministratori locali e li arringa da Rimini indicando il 40% come obiettivo realistico;
  • Sinistra Italiana terrà il suo congresso fra un paio di settimane; frutto di un’evoluzione di SEL include membri fuoriusciti dal PD (come Fassina) e dal M5S; naturalmente ha già la sua bella minoranza interna e bisticci fra intransigenti verso il PD e possibilisti a proposito di eventuali alleanze;
  • Civati e il suo Possibile (onore a uno dei pochi usciti dal PD per coerenza con le proprie idee) ha celebrato i propri “Stati generali” e si prepara alla competizione elettorale. Sul sito moltissimi materiali ma non un programma generale che indichi la collocazione, le finalità, la filosofia del partito. Difficile comunque immaginarlo come potenziale alleato di Renzi;
  • sopravvive Rifondazione Comunista, divisa correttamente in più correnti (fonte) che pare ormai consumarsi nel declino dei partitini di sinistra;
  • si è mosso da un po’ di tempo Giuliano Pisapia con Campo Progressista che, naturalmente, vuole “riunire le forze di sinistra in grado di assumersi una responsabilità di governo”; operazione (forse) encomiabile ma già in affanno, anche in seguito alle decisioni della Consulta;
  • compare ora anche D’Alema col suo nuovo “movimento” (per preparare una scissione si inizia da un movimento…) denominato Consenso; non c’è bisogno di raffinatezze politologiche per capire a cosa punti D’Alema;
  • si muove anche Michele Emiliano (com’era immaginabile da mesi…) che minaccia scissioni e battaglie congressuali; cosa vorrà fare? Se intende proporre un suo partitino deve sbrigarsi perché i posti sono già quasi tutti occupati; se – come appare al momento – vuole solo contendere la poltrona di segretario a Renzi, semmai per porsi come nuovo leader della minoranza interna, riconfermerebbe la vocazione minoritaria (sempre protestare, mai governare) che caratterizza i lìder di certa sinistra parolaia e conservatrice.
  • e Bersani? Al momento discute animatamente entro il PD, sempre abbastanza polemicamente, e dice che “si regolerà”. E questo non promette nulla di buono.

Se, solo per leggere questa lunga lista (peraltro incompleta) avete già consumato metà frittatone, sappiate che siete solo ai titoli di testa; tutto è in movimento, tutti guardano tutti, pronti a fondersi, scindersi, allearsi, combattersi, desistere, ribaltare eccetera, per la succosa posta in palio, che non è affatto conquistare, fra tutti, quel 3 o 4% cui possono ambire (percentuali molto diverse se ci sarà veramente una scissione dalemiana, ma non credo probabile che possa arrivare al 10% – come sostiene D’Alema – anche al netto di SI), ma semplicemente tagliare le gambe al PD.

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Togliere voti al PD per impedirgli di raggiungere il 40% che farebbe scattare (rimanendo il sistema elettorale uscito dalla Consulta) il premio di maggioranza, ma più in generale – vigendo una qualunque legge a forte impronta proporzionale – costringendo il PD ad alleanze a sinistra.

Vorrei chiarire che il disegno è ampiamente giustificato sotto il profilo politico-ideologico; le analisi che potete facilmente leggere “a sinistra” parlano da tempo di deriva a destra del PD di Renzi, di partito ormai collocato in campo liberale se non addirittura liberista o, come scrivono i più intellettuali, “ordoliberista”. Dal loro legittimo punto di vista questa deriva è inaccettabile e occorre lottare per riportare l’asse verso i diritti del lavoro (calpestati dal Jobs Act), verso le ineguaglianze sociali, verso la concertazione e il ruolo centrale dei sindacati (CGIL in primis. Anzi: all’elenco precedente occorrerà forse aggiungere Landini?), verso un’assai marcata distanza dall’Europa con tendenze sovraniste (il che porta diversi autorevoli esponenti di quest’area a guardare con simpatia al M5S, come abbiamo spiegato QUI) e via discorrendo. Dal loro punto di vista il mondo va a rotoli per il dilagante liberismo e la risposta è di classe, ovviamente aggiornata alla situazione contemporanea; se il PD si è trasformato in un partito riformista, neppure più socialdemocratico, è compito loro, di chi incarna ancora i valori della sinistra marxista o quanto meno socialista, guidare l’elettorato di centrosinistra lontano da approdi innaturali.

Ecco perché, da decenni, la sinistra radicale resta insignificante dal punto di vista elettorale, eppure così strategica nel panorama politico, capace, come già ha dimostrato in passato, di far fallire i progetti riformisti. Quella che si sta aprendo a sinistra, quindi, è una lotta per la leadership su chi guiderà il pungolo al PD, chi negozierà – in un sistema proporzionale – un accordo “più di sinistra” oppure, se andasse male, chi alzerà la bandiera dei puri, dei solidali, degli eguali, dei veri compagni. Chiaramente al momento sono troppi. Troppi troppi troppi. Quel 3%, fosse anche un 4 o un 5, non può essere diviso ulteriormente per evitare le forche caudine dello sbarramento. Occorre stare assieme, Fassina con Ferrero con Landini con D’Alema con Vendola. Tutti maschi alpha della sinistra vera e assoluta che dovranno trovare un accordo elettorale dopo di che, a elezioni passate, potranno tornare ognuno sulla propria strada, fra altre fusioni e altre scissioni, chi col PD renziano, chi col M5S, chi rigorosamente e orgogliosamente da solo. In attesa, forse, di un collasso entro il PD, la cacciata definitiva di Renzi, la presa della Bastiglia da parte di Emiliano, Bersani e De Magistris (altro che ho dimenticato nella precedente lista) e il trionfante ritorno del partito in quella sinistra dove ha galleggiato per decenni come PCI: una sinistra minoritaria e di testimonianza, così inutile ma così onorevole e dignitosa!

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