Tag: democrazia deliberativa

L’ordalia della consultazione popolare (dalla Brexit al referendum costituzionale)

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“Voi scienziati pensate troppo” disse Miss Pefko, sbottando in una risata idiota. […] Una grassona sfiatata, dall’aria sconfitta, con una tuta sporca, che arrancava al nostro fianco, sentì quello che stava dicendo Miss Pefko. Si girò a esaminare il dottor Breed, lanciandogli un’occhiata di impotente rimprovero. Lei odiava la gente che pensava troppo. In quel momento, quella donna mi colpì come la degna rappresentante di quasi tutta l’umanità. L’espressione della grassona sembrava dire che avrebbe dato in escandescenze all’istante se qualcuno avesse osato pensare un altro po’. (Kurt Vonnegut, Ghiaccio-nove)

Come segnala opportunamente Ugo Magris “Il referendum costituzionale di ottobre può diventare la nostra Brexit”. Il senso di questa affermazione viene spiegata dallo stesso Magris come l’essere, il nostro prossimo referendum, un giro di boa di rilevante importanza, uno spartiacque fra prima e dopo, fra un futuro prefigurato (buono o cattivo) e un ritorno incerto (auspicato o meno).

Partecipare o decidere: un dilemma per il futuro della democrazia

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Is political democracy, as it exists today, a viable form of government for the industrialized countries of Europe, North America, and Asia? (Trilateral Commission, The Crisis of Democracy, p. 2)

Nadia Urbinati mi ha indotto a leggere un vecchio saggio dal titolo La crisi della Democrazia (che potete scaricare integralmente QUI) prodotto 42 anni fa da un think tank noto come Commissione Trilaterale e scritto da tre autorevolissimi autori: Michel Crozier, uno dei più noti sociologi europei, Samuel Huntington, politologo americano già noto ai lettori di HR per il suo Scontro di civiltà di cui abbiamo discusso tempo fa e Joji Watanuki, sociologo nippo-americano. Il testo, oltre a uno sguardo prospettico pessimista sul futuro delle democrazie

Democrazia diretta. Da chi?

Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto.

Blaise Pascal

Questo post apre un nuovo importante argomento per Hic Rhodus: quello della Democrazia. Tema sempre attuale, sempre da vigilare e approfondire, e comunque molto presente nel dibattito odierno in Italia: dal problema della forma di Stato migliore e più efficiente (e conseguenti riforme costituzionali) a quello della riforma elettorale, il tema è proposto, a volte strillato, a tratti equivocato, sui quotidiani, sui social media e perfino fra le forze politiche. Alludo al fatto che troppo spesso usiamo parole (e ci riferiamo a concetti) che non sono chiare per niente, che riproponiamo in maniera stereotipata alludendo a concetti vaghi e mal digeriti; ciò vale anche per |Democrazia|, e facile sarebbe mostrare come siano definite “democratiche” forme di governo assai diverse e inconciliabili con la nostra idea (come nel caso della Repubblica Popolare Democratica di [Nord] Corea), mentre andrebbe rivisitato il cliché dell’Atene democratica di Socrate e Platone. Ma di questo e altro ancora tratteremo in post futuri e voglio parlare, qui, di un tema ristretto e attuale che mi permetterà di segnalare il pericolo del pensiero politico veloce e privo di riflessività; cioè della possibilità di una qualche forma di democrazia diretta, che sembra tanto ispirare alcune forze politiche (non alludo solo al M5S; basta vedere alcune delle ragioni critiche che inducono a invocare le preferenze nella nuova proposta di legge elettorale; o che ispirano i NO-TAV e altri comitati locali).