La democrazia della bufala

maxresdefault

 

La Stampa ci rivela come Silvia Virgulti, potente consulente della comunicazione del M5S, suggerisca ai pentastellati che rilasciano dichiarazioni di cavalcare la paura e non affrontare discorsi razionalmente argomentati. Per esempio sul tema caldissimo dell’emigrazione:

L’argomento immigrazione suscita molte emozioni, tra cui in primis paura e rabbia. Per questo, in tv iniziare ad argomentare o spiegare trattati o proporre soluzioni più o meno realistiche è inutile, perché le persone sono in preda alle emozioni e sentono minacciate loro stessi e la loro famiglia; non si può pretendere che seguano un discorso puramente razionale. [La conclusione – segnala il giornalista – è cinica, consiglia di puntare tutto sul ricalco emotivo] Diamo sfogo a rabbia+paura (fonte).

Su Hic Rhodus siamo intervenuti diverse volte su questi argomenti, sia denunciando la politica della paura sia entrando nel merito razionalmente e con argomentazioni (ciò che non vuole si faccia la Virgulti) per spiegare i perché e i percome di guerre, Ebola, jihad e altro (una mappa coi link ai vari articoli la trovate QUI) incluso il tema, ovviamente, dei migranti, che abbiamo affrontato in più occasioni (se vi interessa potete leggere QUI, QUI e QUI).

All’emotività con la quale la politica populista (ovvero il 70-80% della politica di questi tempi) affronta la comunicazione va aggiunta la disinformazione, l’informazione da farsa, la produzione di bufale continua che dilagano sui social (a volte con sostegno della stampa) in maniera incontrollabile. L’ultima a mia conoscenza riguarda il presunto sfregio a un bassorilievo romano, niente di meno che “su un palazzo del Coni”, ma la foto – ampiamente circolata su Facebook – riguarda un palazzo russo. Io sono a venuto a conoscenza di questa stupidaggine perché l’ho ritrovata sulla bacheca di amici intelligenti, così come altre volte mi è successo per altre scemenze, bufale, fatti improbabili. Anche su questo abbiamo scritto molto qui su Hic Rhodus, quindi permettetemi di rinviare ad almeno un precedente articolo (ma non è l’unico), ricordando come il problema sia serio e globale; a solo titolo d’esempio: il Washington Post ha una rubrica fissa dal titolo What was fake on the Internet this week. Bene, le premesse sono tutte state disposte sul tavolo e possiamo discutere il vero tema, quello serio, che riguarda la Democrazia (ma sì, fatemela scrivere con la lettera maiuscola!).

Abbiamo un serio problema di Democrazia se da un lato l’informazione di massa è costellata di bufale e falsi e se, d’altro lato, la politica – che tale Democrazia deve rendere operativa e fattuale – si nutre di emotività e alimenta la paura, la rabbia, la pancia dei cittadini. Non ritengo di dover spiegare perché bufale ed emotività si colleghino; perché disinformazione e paura siano correlate. E perché il populismo alberghi e si sviluppi in questo potente cono d’ombra, come una muffa maligna che si nutre di credulità, ansia, disinformazione, velocità del web 2.0, condivisione selvaggia, edonismo. Così siamo tutti indignati su tutto. La nuova politica è indignazione globale. I commenti al presunto condizionatore che avrebbe sfregiato il bassorilievo sono di questa natura:

bufala

Prego notare: i) il complottismo di fondo (una connotazione non infrequente negli indignati); ii) il linguaggio libero, sciolto, diretto (anche del commento) che è tipico dell’indignazione 2.0, che spessissimo sfocia nel dileggio, nel turpiloquio, nella rissa; iii) l’alto numero di condivisioni, che mostra come qualunque sciocchezza (più è grossa e meglio è) diventi immediatamente virale; non altrettanto le smentite.

Mi scuso per le apparenti divagazioni; non riesco a entrare diretto al punto che è questo: questi bufalari complottardi indignati del divano, come votano? Non sto chiedendo per chi, ma ‘come?’; vale a dire: la scelta di un’idea guida, l’analisi di un programma politico, la decisione sulla credibilità di un leader, il giudizio su un’argomentazione fondativa per decidere che una dichiarazione politica sia attendibile, tutto questo, come diavolo avviene nella grande maggioranza dei nostri concittadini (e in noi stessi, certo) che poi vanno a votare contando poco, per carità, ma tutti assieme contando eccome! Come avviene se si crede non dico alle scie chimiche ma al fatto che i vaccini fanno male perché l’hai letto su feisbuk? Come avviene se leggi il mondo col filtro di un’ideologia di due secoli fa? Come avviene se continui a informarti con certa televisione e se credi di essere politicamente esperto solo perché non perdi una puntata di Santoro o Formigli?

Mi potreste rispondere che se non sei ricco di famiglia, o pensionato coi neuroni ancora a posto, il tempo per le analisi raffinate e per il controllo delle fonti semplicemente non c’è. E sarebbe la giusta risposta. Nessuna persona “normale” (con una famiglia, con un lavoro, coi suoi problemi…) ha il tempo per andare a vedere, ogni volta, se quel dannatissimo bassorilievo che mi dicono romano, così orribilmente sfregiato (da chi, se non da politici ladri e burocrati lazzaroni?), sia davvero romano, sia russo o sia boliviano? Poi sulla bacheca Facebook del mio amico c’è pure scritto che è a Roma, nel palazzo del Coni, diavolo! ci sono anche i dettagli, governo ladro! certo che condivido, e scrivo che mi fanno schifo, che mi vergogno di essere italiano… Anche su questo esempio del bassorilievo vi prego di non sbagliare. Non si parla del governo Renzi, né di immigrati né di temi “caldi”, ma il fuoco dell’indignazione 2.0 si nutre di qualunque legna, purché mantenga la nostra intolleranza verso tutti e tutti. Va tutto male. Tutti ladri. Tutti a casa. Viva la rivoluzione ma solo dopo l’aperitivo con gli amici.

Tutto questo è una pietra tombale sulla Democrazia quale abbiamo conosciuta nel secolo scorso. La Rete libera energie, la globalizzazione permette libertà impensabili fino a un paio di decenni fa, la tecnologia ci libera dalle fatiche, la comunicazione permette di condividere informazioni e, attraverso di esse, maggiori libertà. Ma in intensione, non in estensione; la democrazia del ‘900 era estesa (di massa, sostanzialmente disponibile a tutti nelle società occidentali) ma poco intensa (poco approfondita e poco approfondibile, più ideologica); oggi assistiamo a un’inversione spettacolare con conseguenze importanti: la democrazia formale (i diritti politici attivi e passivi) continua a essere garantita a tutti, ma non quella sostanziale (incidere nella decisione pubblica a partire da una consapevolezza e corretta conoscenza delle questioni dibattute), salvo a pochi. Ciò prefigura una Democrazia poco estesa e molto intensa (sempre riferendosi alla coppia estensione/intensione): poche persone conoscono approfonditamente alcuni temi e sono in grado di discuterne e di prendere decisioni in merito; molte persone conoscono superficialmente un po’ di cose ma non sufficientemente per comprendere e decidere. L’informazione – anche quella in qualunque modo definibile “seria” – non è più in grado di contrastare questo fenomeno, destinato a crescere e a creare solchi sempre più profondi fra i cittadini e le istituzioni, il potere, gli intellettuali.

Tutto questo inarrestabile processo è dovuto alle forme che l’informazione assume nella complessità sociale contemporanea; ciò rende difficile conciliare partecipazione (capire, rappresentare, condividere) e decisione, come ho scritto recentemente, facendo saltare un pilastro fondamentale della Democrazia del ‘900: decido in quanto partecipo, partecipo in quanto porto istanze come cittadino, porto istanze che so rappresentare. Oggi siamo tutti sradicati dalla nostra possibile rappresentanza: viviamo di slogan, di impressioni, di frammenti incoerenti di notizie parte vere, parte verosimili, a volte inverosimili ma sostenute ugualmente come reali. Il mix è il problema; non ci sono “scatole” distinte (quella delle notizie vere, quella di quelle false…) ma un minestrone di tutto, dove ogni notizia “vera” è contestabile nella sua pretesa di verità (un concetto assai declassato rispetto a un’antica sacralità) mentre ogni bufala rappresenta comunque una possibilità (sì, va bene, quel condizionatore era russo e non ha deturpato un bassorilievo romano, ma sarebbe possibile perché i politicanti italiani sono marci, quindi la mia indignazione non è comunque malriposta).

So che mi state chiedendo qualcosa tipo “va bene, ma allora cosa dobbiamo fare?” Mi sembra evidente che ci sono solo due strade:

  1. la soluzione “cinese”: la Democrazia è morta, i cittadini non sono in grado di decidere il loro bene; viva l’élite al governo, cooptata saggiamente con una sapienza millenaria (in Cina), viva il confucianesimo e la sua etica civile, viva un popolo libero di fare tutto quello che vuole tranne i giochi importanti che li facciamo fra di noi che siamo la casta decisionale;
  2. la soluzione utopistica: non sedersi, non lasciar perdere, ribattere colpo su colpo; smentire ogni bufala; contro-argomentare ogni panzana politica; mostrare i dati; indicare la Luna.

So benissimo che a nessuno di voi piace la soluzione “cinese” (anche se un pensierino potremmo pure farlo…) e quella utopistica appare poco più di un pannicello caldo. Se avete una terza soluzione vi prego caldamente di scriverla qui sotto, nello spazio dei commenti. Occorre anche considerare che di fronte alla vastità dell’incuria, della pochezza, della voluta disinformazione e della paura (rimando all’incipit su Silvia Virgulti), della stanchezza di tutti, ma proprio tutti, ecco, di fronte a tutto ciò insistere a pensare è veramente utopico. Il divario della consapevolezza è destinato a crescere. Utopistico o no, io e Hic Rhodus vogliamo provare a restare al di qua della faglia.

35 commenti

  • La terza via è quella ricordata dal Prof. Rodolfo Cimino, emerito tapirologo, dell’editto di Bartolomeo Pandetta: arrangiati e spera.

  • liborio martorana

    Non esiste una terza via. Bisogna aspettare il ricambio degli eventi e comportarsi di conseguenza. La lettura che ha dato Umberto Eco a proposito dei social è la verità lampante dove becere masse danno ascolto alla pancia credendosi fautori di verità.

  • la risposta a lungo termine è sempre l’educazione, che in questo ventennio è stata fatta “alla rovescia” (cioè con l’obiettivo di far valere di piu’ le tette di lory del santo che quanto accadeva nei tg).
    ATTENZIONE, questo NON vuole dire scolastica. ripristinare giornali che portino informazione seria e controllata sarebbe molto piu’ importante di un piano di studi decente al liceo scientifico.
    La risposta a breve-medio termine purtroppo non è questione di filosofia, ma di pragmatica e di applicazione dei pricipi malthusiani.
    aprite un libro di gibson, leggetevi di un mondo controllato dalle multinazionali in cui ciò che dice il “mercato” è molto piu’ importante di ciò che vuole costruire l’Uomo per vivere meglio, confrontatelo con la realtà, ricordatevi che già oggi i mercati finanziari hanno commerciato coi prossimi 40 secoli di produzione dell’intera razza umana (in merito vi invito a cercare in rete la bella infografica di XKCD) e rendervi conto che non si combatte coi fenomeni naturali. e il fatto che una folla sia intelligente quanto il suo componente piu’ stupido E’ un fenomeno naturale

  • Una terza via sarebbe la scuola: ridargli dignita` e potenziarla. Ma considerando che per fare questo bisognerebbe “convicere” chi ci governa a farsi un’esame di coscienza ed abbandonare le posizioni menzionate dalla Virgulti la vedo dura.

  • Vorrei prima di tutto complimentarmi con l’autore per l’articolo: condivido in pieno il messaggio che vuole trasmettere.

    Tuttavia, alcuni concetti mi risultano poco chiari e, secondo la mia personale opinione, inficiano la portata e limitano la condivisione del messaggio stesso. Mi permetto, senza presunzione di sorta, di far notare cosa mi sembra sia sbagliato.

    In primo luogo, nella seconda parte dell’articolo, sembra che l’autore insista nel dimostrare la sua tesi utilizzando argomentazioni via via sempre più complicate e difficili, nella convinzione che la difficoltà stessa del discorso sia di per sè sinonimo di autorevolezza e fondatezza. Alcuni di queste non mi sembrano particolarmente chiare nemmeno all’autore. Una su tutte, il rapporto tra intensione ed estensione, che non mi sembra che quest’ultimo abbia recepito appieno (la prego di rileggere la parte in cui ne parla e lo capirà). Secondo me, un articolo che esprime un’opinione cosi fondamentalmente (e inequivocabilmente) giusta,non dovrebbe citare teorie complicate per spiegare qualcosa per cui servono solo semplici parole e pensieri. Questo rischia di inficiare la portata del messaggio stesso che l’articolo vorrebbe trasmettere, impedendo che venga compreso proprio dalle persone che più ne avrebbero bisogno.

    In secondo luogo, sempre a mio personale parere, l’autore si fa prendere troppo la mano, e, mosso dall’indignazione che noi tutti proviamo e ci fa impazzire, scrive di getto, senza curarsi di rileggere in maniera accurata ciò che ha scritto. La rilettura e la correzione sono momenti troppo importanti nella stessura di un articolo e non devono mai essere trascurati, secondo me. Permettono in primo luogo di rielaborare i concetti e ,soprattutto, di non commettere errori banali, che mai faremmo: intensione si scrive intensità!

    Mi complimento con l’autore per l’articolo, in primis per averlo scritto: io non l’ho fatto e mi sottraggo, vilmente, ad un giudizio simile il mio. Questo probabilmente mi toglierebbe il diritto di critica, anche se credo che pubblicare su un blog implichi che questo diritto sia esteso automaticamente a tutti i lettori. Detto ciò, spero che questa critica sia considerata come costruttiva e funzionale alla trasmissione di un messaggio che entrambi condividiamo.

    Sperando che il mio commento non sia ripieno di errori e inesattezze logiche e/o grammaticali,
    Saluti

  • Molto interessante! Una domanda a proposito dell’articolo su Silvia Virgulti : qual’è la fonte de La Stampa?

  • Tu scrivi che non ti interessa PER CHI vota gente che crede alle bufale, ma COME vota. Pero’ all’ inizio dell’ articolo parti in quinta con il M5S, creando i presupposti che sono le persone che votano il M5S quelle inclini a credere alle bufale. Il tuo discorso che parzialemnte condivido diventa automaticamente di parte.

    • Concordo… Questo blog mi sembra fazioso e pieno di tifoseria bieca e di pancia, quella che in realtà si vorrebbe criticare. È la razionalità la terza via, l’obiettivita, e l’autore del blog anche su altri articoli dimostra di avere antipatie di partito. Sebbene il m5s non brilli in analisi scientifica, gli altri partiti non hanno mai dimostrato di essere da meno.

  • La terza via potrebbe essere l’ortodossia. Diciamo che il fanatismo religioso in qualche modo vuole contrastare quello che hai perfettamente descritto perchè, banalizzando, la Verità è Una e discende dai Cieli; all’Uomo pur dotato di libero arbitrio e quindi capace di scegliere tra Bene e Male non è chiesto di avviare un percorso per scoprire i motivi che collocano qualcosa nella sfera del Bene o in quella del Male (ricercare la verità), probabilmente perchè non ne è in grado, bensì è chiesto di aver fede nei sacri testi (Bibbia, Vangeli, Corano, etc) all’interno dei quale la Verità è già presente e sulla base della quale esercitare il libero arbitrio.
    Da qui ci sta che il potere spirituale strizzi l’occhio a quello temporale trovando nel despotismo o nell’assolutismo un sicuro approdo. Se in Oriente è facile riconoscere questo tipo di situazione in Occidente lo è di meno anche se i tentativi di riavvicinamento tra chiesa ortodossa e chiesa cattolica coordinati dall’Imperatore Putin potrebbero esserne una rappresentazione.

    Un’ultima riflessione riguarda il percorso dell’Umanità nei secoli e sulla base della quale credo si fondi il giudizio sulla percorribilità o meno delle vie indicate. Se volessimo rappresentarla graficamente penso esistano sostanzialmente due opzioni y=x (crescita della civiltà continua e costante) oppure y=sen(x) (l’umanità vive periodi alterni, progredisce e regredisce). Ecco nel secondo caso trovano giustificazione quelle impostazioni che sembrano superate.

  • E’ la prima volta, con mia sorpresa, che un articolo di HR postato sulla mia pagina Facebook viene attaccato. Solitamente trovo i vostri articoli pregni di buonsenso e, sperando di seminarne, li rigiro ai miei contatti.
    Effettivamente l’attacco parte da chi di bufale si abbuffa e quindi deve aver colpito dove fa male: ho linkato post sulla Grexit, su sicurezza informatica e mai sono stato “pizzicato” ed avendo amici greci mi aspettavo un dibattito, ma nulla accadde.
    Le bufale “tirano”.

    • Grazie per la testimonianza, che vale più di una statistica. Evidentemente dovremo insistere

  • Bell’articolo, complimenti.

    Ciò a cui penso da un po’ di tempo è che, in fondo, pensando solo alla propaganda politica, non ci sia poi così tanta differenza tra questa “democrazia populista” e una dittatura più o meno mascherata come quella cinese. O no? Forse è per quello che dici “So benissimo che a nessuno di voi piace la soluzione “cinese” (anche se un pensierino potremmo pure farlo…)”

    Ho anche apprezzato che non abbia dato addosso ai social ma, forse, una riflessione specifica ci stava, no?

    • Sui social e le diverse critiche che si possono fare abbiamo scritto molto qui su HR. Nel motore di ricerca digita ‘internet’, ‘social media’ o termini simili. Grazie della tua attenzione.

  • Innanzitutto ringrazio l’autore, ma anche MPM che ha già fatto la fatica di scrivere ciò che pensavo anche io
    Arroccarsi su una torre d’avorio di cultura ed intelligenza non serve, se si vuole sopravvivere in un mondo ove purtroppo la gente perlopiù fa sempre fatica a pensare, ma dar pubblicità ai pensieri è un attimo. E spesso “la risposta è dentro di te epperò è sbagliata” diceva Guzzanti.
    La biblioteca di Alessandria l’hanno ben distrutta, siamo passati da Eratostene che ha misurato con precisione la circonferenza terrestre al medioevo con la terra piatta.
    A chi come me, si ritiene intelligente, ma non disdegna di ingaglioffarsi come il Macchiavelli, consiglierei la visione di un film tristemente profetico, se non siete troppo snob per considerare formativo un film demenziale: IDIOCRACY del 2006 diretto da Mike Judge. C’è anche gratis, in italiano, su youtube.

    La terza via? se la tendenza della democrazia è quella in cui ogni coglionaggine ha lo stesso valore della parola di un saggio, ed anzi diviene verità perchè sostenuta da molti, io grido VIVA LO IMPERATORE, chi non ha cultura, torni a pascolar gli armenti o dissodar la gleba.

  • La terza soluzione: ingaggiare 200 senatori e 200 parlamentari tramite curriculum nei 3 regni europei, pagarli 20 miliardi l’anno e lasciare che ci portino fuori da questa infamia che chiamiamo politica.

  • Francesco Muja

    e l’articolo avesse avuto l’intenzione di essere più obiettivo, avrebbe potuto far notare come questa difficoltà nel trovare la notizia vera in mezzo alle bufale dipenda anche dalla bassa qualità dei media d’informazione di riferimento.

    Il problema è che le bufale arrivano da dovunque, a partire dai politici che, per esempio, presentano statistiche “interpretate” come gli piace, per finire ai giornalisti che non provano nemmeno a contraddirli quando questo accade.

    L’italiano non si fida più nemmeno dei giornali a tiratura nazionale – io direi, a ragione – ed è diventato cinico nei confronti di qualsiasi notizia di carattere “ufficiale”.

    In questo contesto, cioè quando non esistono più fonti attendibili, le balle prolificano perché qualsiasi notizia potrebbe essere vera.

    L’articolo non si pone neanche il problema, perché l’unico vero obiettivo è, in ordine:
    – ridicolizzare chi crede a certe bufale
    – far ricadere in questa categoria un certo schieramento politico interamente, anche se implicitamente
    – spaventare chi non fa parte di quello schieramento, lanciando un messaggio del tipo “sei in pericolo, se vincono loro sei in mano a degli idioti”
    – persino compiere un esile, appena accennato tentativo di giustificare misure più dittatoriali di controllo dell’informazione, e non solo

    E questo, l’articolo lo fa con una lucidità che trovo meschina e avvilente.

    Insomma, condivido le tue perplessità sul sistema d’informazione italiano e sulla grande fetta della popolazione che è credulona (se non fosse così non avremmo questo governo di ipocriti e ladri), ma l’articolo non si focalizza su questo e anzi usa l’argomento solo come trampolino per fare velata anti-propaganda.

    E penso anche che il problema prioritario di questo paese, in questo momento, sia la corruzione dilagante nei luoghi di potere che è anche la causa stessa dell’impoverimento dell’informazione italiana.

    Quello è il vero cancro. Fai fuori quello e piano piano si sistema tutto il resto.
    Sembrerà semplicistico ma ne sono convinto.

    • Tutto lectio il tuo intervento, finché non scadi nel tipico benaltrismo finale, arma retorica utilizzata oramai troppo spesso da troppi:”Il problema prioritario del paese è ben altro”.
      Potrei anche essere d’accordo ma vendere una verità accettabile a tutti pensando che questo automaticamente ammanti di verità tutto l’intervento precedente è una fallacia.
      Citi il cancro, bene ottimo esempio: le bufale sono un cancro: non si riesce a debellarne mai mezza che c’è sempre qualche recettore pronto a replicarla esponenzialmente come le cellule cancerose.
      Ci sarà dunque qualcuno che è convinto che i cinesi imbavaglino persone per venderne gli organi quando vai a fare compere da loro e che le scie chimiche ci controllano.
      Ma che cosa otteniamo dando tempo ed energie a queste credenze? Che le vere notizie che dovrebbero occupare le prime pagine (il famoso ben altro) viene coperto ed inglobato da altre notizie “indignanti”.
      C’è un ILVA che meriterebbe fiumi di inchiostro e reportage globali continui, una pressione dei media costante e feroce, mentre invece queste vengono coperte nei social network da (cito Voltaire) “coglionerie senza senso” che basterebbe molto poco a fermare.
      Non sempre si è nel giusto solo perché si ricevono 1000 like. Spesso il post da 4 like era più importante per la vita di molti, ma abbiamo preferito leggere la storia della bambina mussulmana sposa a 9 anni solo perché non sappiamo l’arabo e l’abbiamo letta fuori dal contesto.

      • Francesco Muja

        Hai scambiato il mio commento per benaltrismo perché devo essermi spiegato male.

        Ho scritto “problema”, ma intendevo “causa”.

        La mia opinione non è che la corruzione dei poteri forti sia semplicemente un problema alieno alla disinformazione: ne è la causa scatenante.

        Continuate a parlare del web, per esempio, ma il web NON è l’unico medium in cui prolifera la disinformazione; media d’informazione di riferimento come Repubblica, per dirne una, non sono esenti dal raccontar balle, senza mai dover rispettare l’obbligo di smentita – a volte aggirandolo, a volte ignorandolo proprio.

        (Se vogliamo dirla tutta, anzi, il web è l’unico posto in cui argomenti seri come quello dell’Ilva tendono a riaffiorare. Le TV nazionali da un po’ di tempo a questa parte spostano l’attenzione sul “problema immigrati”. Con ottimi risultati. Guardare il recente successo di Salvini)

        Come puoi vedere, il problema della disinformazione non si limita alle balle scritte su facebook, ma include anche quelle proferite in TV o sui giornali nazionali. I politici mentono, i giornali nazionali sono finanziati dai politici e quindi mentono anche loro, le TV nazionali son tutte lottizzate e certo, mentono anche loro.

        La soluzione quindi è a monte: eliminare la corruzione, garantire l’indipendenza intellettuale dell’informazione di riferimento.

        Se gli italiani potessero tornare a fidarsi del TG1, secondo me le balle sul web che vi preoccupano tanto attecchirebbero molto di meno (pur tenendo conto che “la mamma dei complottari paranoici è sempre incinta”).

        Non ti dico se poi si cominciasse a investire (invece che tagliare e basta come hanno fatto finora) nell’istruzione, il senso critico della popolazione aumenterebbe.

        La corruzione è il problema madre di tutti gli altri, ed è per questo che gli do priorità assoluta.

        Insomma, questa è la mia soluzione, che non scaturisce dal benaltrismo ma da pura logica, e che mi sembra decisamente preferibile per senso ed efficacia a quelle altre due proposte in fondo all’articolo.

        Ho scritto molto ma spero d’essermi spiegato meglio.

      • Ti sei spiegato benissimo stavolta e non posso essere più che d’accordo con te sullo stato dell’informazione tradizionale e sulla corruzione italiana.
        Dici bene anche su istruzione e senso critico ma la bufala su internet è un argomento che però è quasi trasversale a tutto ciò: negli anni ho visto le persone più colte ed istruite cadere in bufale acriticamente ed in alcune, costruite molto bene, ci sono cascato io che non ho l’illusione di esserne immune.
        Vorrei che tu mi confermassi o smentissi in quello che scrivo provando a fare mente locale su chi dei tuoi contatti si prodiga nel condividere queste notizie.
        Io ho notato che ci sono 4/5 che io definisco “aedi”, cantori moderni di bufale e leggende metropolitane, e poi i più vari che si fanno volta per volta ammaliare a seconda dell’argomento.
        La pericolosità delle bufale è paragonabile alle accuse di stregoneria durante la caccia alle streghe. Esempi?
        “L’aspartame fa venire il cancro”
        Si è diffusa talmente tanto nel nostro inconscio collettivo che sebbene sia una castroneria di proporzioni gargantuesche troverò un sacco di persone pronte a rispondermi “non è vero” solo sul passaparola letto su internet.
        “Gli OGM sono pericolosi” (quando in loro difesa si mosse Rita Levi Montalcini).
        L’effetto è che la Pepsi non produrrà più la Pepsi con aspartame e in un pianeta ove esiste ancora malnutrizione non possiamo sperimentare coltivazioni più resistenti.
        Quindi la bufala uccide ed è un problema concreto. Tocca a noi vigilare nel nostro piccolo contro di essa.

  • Oramai è certo che gli italiani non siano un popolo capace di autogovernarsi. E La maggioranza delle persone hanno idee che spaziano tra populismo, demagogia ed ignoranza, magari condite col gettare merda addosso a chi sta meglio di noi è comunque è più importante.
    L’unica soluzione è la dittatura, escludere i cittadini dal voto ,dato che la maggioranza è incapace di comprendere la politica, causando così una instabilità costante del sistema e l’esistenza di persone al potere che non dovrebbero mai e poi mai avvicinarsi ad un posto politico.
    La dittatura aiuterebbe anche a superare i tanti abusi di libertà dda parte degli italiani ed a risolvere problemi gravi usando metodi che non devono rendere conto all’opinione populista, demagogica e ignorante degli italiani.
    Se non ci credete che gli italiani sono messi così male, vi prego di andare a vedere i commenti sotto i post di Renzi nella sua pagina ufficiale:
    https://www.facebook.com/matteorenziufficiale?ref=ts&fref=ts

  • ciao, ho letto più di una volta il tuo commento, la mia terza soluzione è quella ‘militante pacifista’ e dovrebbe avvalersi delle due precedenti.
    un militante pacifista è colui che preferisce arrivare al 50% degli astensionisti per convincerli un giorno tutti insieme ad andare a votare per lui…

    personalmente sono giunta a questo post – e di fatto non ne ho letti altri – perché mi stavo interrogando in merito al testo, qui a seguire, che avevo inserito in un pagina politica amica della Virgulti che citi, commentando il loro comunicato stampa, vedi link finale. Di fatto era stato rimosso… di fatto non vado fiera della mia reazione poi nei commenti, da arrogante e maleducata… rabbia+paura
    non so se sono un’indignata globale o occasionale
    conosco ciascuno dei facenti parte del gruppo, da cui ho preso le distanze appunto sul tema immigrazione (in primis…, prima e dopo due brevi missioni con Emergency in Italia)
    tu che cosa ne pensi?
    riguardo la terza soluzione a mio avviso si distingue da quella utopistica principalmente per un concetto di apolidia, di specie viventi e soprattutto in quanto milita, proceda, cammina, percorre, incontra, dialoga, ma non si astiene, e se lo fa è a ragion veduta. Per di più da militante conosce indaga e si interroga e li interroga. dalle risposte, dal chi fa orecchie da mercante al chi risponde a una domanda con un’altra domanda, deduce.
    ciao grazie se vorrai rispondere

    ENGLISH VERSION:
    Press Release 24th July 2015
    by “Fossombrone in Movimento”

    Hear! Hear! Listen to us!!! It’s you, dear migrants, it’s just for you, it’s just for you that are in Italy asking for asylum, it’s for you’ in staying in our country.
    We are very glad to anounce you that we, we present to you, sorry, first of all!
    We are a new politically movement. We born to be against each Party, and each Coalition Party: we are new! We are a breaking movement!
    So, we are very glad to anounce you that we are formally involved and happy in wishing you, but first of all to all municipal government a very very very good and nice job!
    No, please, don’t misunderstand: that’s you, only you all migrants guests here in Fossombrone, to work, to have a serious job (for free of course!)!
    The municipal government is still working hard every day in the protocol to give you this great opportunity!
    And even if we are against all Coalition Party, we appreciate this enterprise.
    So, please, accept, you can also refuse, it’s in your own rights, but it would be very nice to work during summer and also winter, not paid, but you cxan know other people, lear our language and practice common physical exercises for free!
    We, we of Fossombrone in Movimento, we are available if they asked us to be present “on field”, we would be very happy in looking at you while you’d be working in social utilities jobs! We are avaliable and able, not only to look at, of course, but also to conduce “on field”!

    So, dear migrants, do not hesitate!

  • Michele Brami

    Un terzo punto in cui ripongo la mia fiducia.
    Credo che la disponibilità di una risorsa Internet infinitamente capace (ancorché poco potente se riferita ad una persona “comune”) ci stia convincendo che se vogliamo fare qualcosa di utile per cambiare le regole del gioco la dobbiamo fare on line. Io non sono di questo avviso. Su internet io faccio solo “rete”, ovvero costruisco uno strato di contatti, di “amici”, con interessi, passioni, affinità comuni. Lo sforzo sociale, invece dovremo farlo con i nostri figli. L’educazione e la sensibilità che DOBBIAMO trasmettere loro deve essere molto più attenta, curata e un pizzico meno delegata di quello che hanno fatto, con gli effetti descritti nell’articolo, generazioni di genitori. Non possiamo cambiare la politica ora. Non possiamo cambiare la mentalità di tutti adesso. Possiamo però impiantare il seme del pensiero critico nei nostri figli e fare di tutto affinché germogli. Con cura, attenzione e passione. Con il dialogo, il challenge continuo, la messa alla prova del percorso educativo.
    Dobbiamo, credo, preoccuparci un po’ di meno di ciò che è lontano (senza dimenticarlo, continuando a temerne la superficialità e senza disinteressarsi) e recuperare una dimensione più familiare su cui abbiamo più capacità di controllo e di influenza.

  • Il post si concentra sul problema delle bufale, ma secondo me quello dell’emotività è molto più grande. Noi italiani siamo troppo emotivi e questo ci rende facilmente raggirabili politicamente; non solo, ci sta portando all’autodistruzione. Non ci rendiamo conto di quanto le emozioni possano accecarci. Per me la terza via parte dall’educare a gestire le proprie emozioni, e saper distinguere tra pensieri ed emozioni. Non basta, ma è più rapido e più semplice di insegnare a pensare.

  • Ho pensato ad una terza via che, lo dico io per primo, è fantascienza, ma chissà che per qualcuno non possa essere uno spunto.
    Adesso un unico voto permette agli eletti di legiferare su tutto.
    Si potrebbe dividere la politica in parti (ad esempio creando una politica della sanità, una dell’istruzione, ecc… Un pò come gli attuali ministeri), far scegliere ad ogni elettore una è una sola parte per cui votare (quindi come elettore posso scegliere quello che mi interessa maggiormente e mi è più facile fare valutazioni) e far presentare ai partiti candidati distinti per ogni parte. Così acquistano senso anche partiti che concentrano la loro attenzione su argomenti specifici ma non di massa.
    Ci sarebbero comunque grossi problemi da risolvere, primo tra tutti chi alla fine deve organizzare tutte queste parti/ministeri.
    Si tratta, lo ripeto, di un’idea un pò buttata lì.

  • Pingback: LA BUFALA COME ALIMENTO DELLA PAURA E DELLA RABBIA | fabriziostier

  • Ci ho pensato un po’ prima di scrivere qualcosa. Perché non sapevo e sinceramente non so se posso aggiungere qualcosa alla discussione. Tra l’altro l’articolo parte da un evento particolare, che mi ha fatto sobbalzare quando l’ho letto (una persona con responsabilità politiche che candidamente suggerisce di tralasciare i fatti e parlare alla pancia della gente!?) e poi va sul generale fino alla richiesta di una terza via nell’organizzazione della società (quante volte si é cercata una terza via…)
    Nella mia personale esperienza di frequentatore di posti pubblici (sale d’aspetto ambulatori medici di base) io mi sono convinto che la bufala sia quasi un fenomeno antropologico universale. Le persone esprimono spesso pareri senza conoscere concretamente l’argomento di cui parlano e sono attratte dagli schemi che consentono loro di indignarsi, probabilmente per sentirsi migliori azzardo, o di operare una costruzione coerente, che sia corretta ha poca importanza: quando abbiamo usato i nostri Lego argomentativi per edificare concetti poi tutti ce ne innamoriamo, e li difendiamo. I social, in cui io non sto (a parte una faticosa convivenza con LinkedIn) non mi paiono causa del fenomeno ma solo mezzo di maggior fruibilità, cassa di risonanza. Se posso esprimere un parere solo parzialmente informato sugli altri media, mi pare che la TV (che poco guardo) sia semplice canale neutro del populismo politico ed esprima invece la ricerca di un’audience morbosa nei fatti di cronaca; con le bufale c’entra fino ad un certo punto. Ora c’é anche l’abitudine di attribuire ai quotidiani responsabilità bufalogeniche che io non osservo, se restiamo nella cronaca politica e geopolitica, a meno che uno non pensi che  chi ha una visione diversa dalla propria sia automaticamente un bufalaro. Dove la stampa é alleata talora della rete é nelle notizie shok, non saprei come definirle altrimenti: negli ambiti dove é necessaria una conoscenza tecnica di settore, allora, spt, sulle versioni internet, la bufale fioccano, come se anche i grandi quotidiani considerassero quello uno spazio in cui sparare cazzate a caso non offenda la deontologia del buon giornalismo.
    Peró, a prescindere da questo, c’é un spazio tra la complessità del mondo e la capacità delle persone di comprenderla, di questo gap dovrebbe farsi carico il giornalista, il narratore, il blogger, ma non sempre é facile coprire quella distanza. Ed esistono anche argomenti così articolati nei quali il punto di vista ha buon gioco nel sostenere una tesi o un’altra semplicemente cambiando il peso dato agli avvenimenti (vedi caso Grecia).
    La terza via non la vedo, forse sono un po’ miope. La complessità della realtà ci esclude automaticamente da poter esprimere giudizi di valore su molte cose, a meno che informarsi non diventi un lavoro e allora saremmo tutti giornalisti, sociologi e storici. Il gran numero di persone che votano rendono obbligatoria la delega, con ciò che ne consegue e la nuova democrazia della rete é un mito e non lo fosse, non so se vorrei che venisse realmente implementata. Peró dovremmo anche metterci d’accordo riguardo il concetto di democrazia e sui parametri di definizione e valutazione della stessa prima di parlarne: più ascolto le opinioni delle persone e più mi faccio l’idea che ognuno ha i propri. Saluti.

  • Ottimo articolo, ma consiglierei la visione e lo studio della celebre “Teoria della montagna di merda” del compianto Fanelli. In pratica, non ha senso spalare via la merda da Internet, perchè un solo pallonaro deposita più merda di quanta una persona razionale potrà mai spalare via. Debunkare è inutile, tanto le persone che credono alle fesserie sono impermeabili al ragionamento logico e non ascolteranno mai le argomentazioni. Andare a fare la lotta nel fango col maiale è una perdita di tempo, dato che serve solo a infangarsi e ad aumentare la visibilità del maiale. Prima erano i videogiochi e i giochi di ruolo che rendevano i ragazzini violenti e satanisti, poi sono arrivati i pedofili satanisti e nazisti di Internet, poi i malvagi dottoroni della Ka$ta che censuravano Di Bella e Vannoni e facevano ammalare tutti di cancro, poi la “teoria gender” che vuole rendere i bimbi pedofili e omosessuali, ora gli immigrati, domani chissà chi e cosa altro.

    • Leggendo le risposte di Robo (ottima risposta piena di spunti) e Rettiliano Verace (ottimo nick😀 ) mi è venuta un’idea: perché non istituiamo un premio sulla falsariga dei Darwin Awards?

      Se una bufala viene ribattuta dal sottoscritto non è più attendibile di qualcun’ altro, ma se lo ribatte il sito di una testata ufficiale ecco che questa prende improvvisamente autorevolezza

      La frase di Robo “…bufale fioccano, come se anche i grandi quotidiani considerassero quello uno spazio in cui sparare cazzate a caso non offenda la deontologia del buon giornalismo” segnala il vero pericolo.

      Se noi ci mettiamo a contare le volte in cui una “fonte autorevole” spara cazzate e magari vince il premio “annuale” magari poi li costringiamo a rivedere le loro procedure di pubblicazione online. Così, per dar fastidio.

      Già con i premi.

      “Cazzaro dell’anno” Per la rivista il cui sito ha ribattuto più bufale nell’anno solare.

      “Bufala dell’anno” per la bufala più ribattuta dovremmo sortire un piccolo effetto.

      Le bufale sono come le mine: costa poco produrle e tanto disinnescarle almeno segnaliamo i campi minati.

  • Poiché questi fenomeni sono dinamici, ovvero si protraggono nel tempo con la possibilità di influenzare l’andamento futuro in funzione delle decisioni che si prendono in un dato istante, e non statici, altrettanto deve essere l’analisi. Una società democratica i cui componenti (i “cittadini” con diritto al voto) stiano degenerando, esprimendo così classi dirigenti altrettanto degenerate ha due possibilità: scomparire, con una serie di compromessi al ribasso dovuti alla necessità di inseguire il consenso di “cittadini” sempre meno preparati e coscienti della complessità, o limitare drasticamente l’accesso sia al voto che alla candidabilità a coloro che non arrivano a soglie minime basilari di comprensione della realtà, con la speranza, teorica, di invertire in futuro la tendenza tramite le massicce dosi di educazione e cultura che si sono sopra spesso invocate (e che sarebbero percepite come inutili nel perdurare dell’andazzo attuale).
    La mia personale scommessa per l’Italia è un rapido precipitare per la prima strada.

  • Soluzione cinese, per favore. L’italiano medio e’ ignorante come una capra, funzionalmente analfabeta ed emotivamente dodicenne. Non fatelo votare, non dategli possibilita’ di scelta perche’ votera’ SEMPRE male. Meglio la teocrazia stile Teheran o la dittatura militare. Persino le scimmie voterebbero meglio dell’italiota medio.

  • Senza troppi giri di parole, la terza via è premere sull’acceleratore.
    Quando stai per schiantarti e ti accorgi di non avere sufficiente spazio di frenata, la soluzione migliore è andare più veloce, sia per aumentare la forza d’impatto (ed evitare lo stato vegetativo) sia per ridurre l’angonia.
    Creare vane speranze mortifica la dignità, soprattutto nell’accettazione di una evidente sconfitta.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...