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Un uomo “ad personam”

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Un uomo, divenuto politico non per vocazione ma per mero opportunismo, ha monopolizzato le vicende istituzionali di un Paese per oltre 20 anni e alle soglie degli 80 anagrafici è convinto di poterlo fare ancora ad vitam. Ha potuto farlo grazie a doti soggettive innate come la capacità comunicativa e l’abilità dialettica (sia pur qualitativamente scadente) di incallito imbonitore. Insomma uno che riesce indifferentemente a vendere 10 paia di scarpe a Pistorius o la promessa di 1 milione di nuovi posti di lavoro ad una decina di milioni di boccaloni, in buona parte altrettanto opportunisticamente dedicati solo al proprio interesse. Ma l’imbonitore politico ha avuto successo grazie alla possibilità, solo a lui concessa, di utilizzare una enorme potenza finanziaria e mediatica. Per mantenere e incrementare tale potenza, inizialmente minacciata dalla perdita dell’appoggio di un protettore come Bettino Craxi, ha coinvolto nell’impresa politica direttamente o indirettamente tutto il suo entourage, sia di alto che di infimo rango concedendo seggi elettorali italiani ed europei a cani e porci (al maschile e al femminile) che ancora abbaiano e grufolano specie in TV. Tra gli amministratori locali disonesti (i peggiori nemici di questo povero Paese) sono una moltitudine quelli espressi proprio dal suo partito e con la sua pubblica benedizione.

Un anno di Renzi e di bicchieri mezzo pieni

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Sono passati dodici mesi da quando Matteo Renzi è diventato il nostro Presidente del Consiglio, e sono stati mesi piuttosto lunghi sia per i suoi fan che per i suoi detrattori. Pochi giorni fa, Bezzicante ha analizzato questo periodo dal punto di vista della strategia politica; io vorrei assumermi invece il compito di delineare una sintesi più legata alle cose fatte e avviate, un terreno certamente più ingrato per i nostri politici, ma altrettanto certamente decisivo per noi cittadini. Riprenderemo temi in larga parte già toccati nei molti post che abbiamo dedicato all’azione di governo, e cercheremo di capire a che punto siamo, e perché anziché un solo bicchiere mezzo pieno stavolta ce n’è un’intera serie, assieme a qualcuno ricolmo e qualcuno desolantemente vuoto.

Essere Presidente della Repubblica

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Lo dico subito in apertura a tutti coloro che spammano su Facebook e Twitter presunte frasi contro la casta di Pertini, che rimpiangono Pertini, che inneggiano a Pertini-il-Presidente-di-tutti-noi: questo breve post non è stato scritto per voi! Pertini ha “esercitato” dal ’78 all’85, il che significa che molti di voi non erano nati o erano bambini; se avete meno di cinquant’anni e parlate di Pertini non ne avete titolo, lasciate perdere e non fate gli omologati che corrono dietro a modelli che non conoscono per unirsi a un coro di indignati da salotto. Questa sfuriata iniziale mi serve per introdurre i due assolutamente distinti blocchi di Presidenti che abbiamo avuto, quelli prima di Tangentopoli e l’inchiesta “Mani Pulite” (Pertini e Cossiga gli ultimi) e quelli dopo (Scalfaro, Ciampi e Napolitano).