Autore: redazionerhodus

La storia del senso di colpa in occidente, e la sua attualizzazione estrema in una cultura di impostazione freudiana, non giustifica lo scambiare un’epidemia con una catarsi. Non mi sento purificato dal virus, non chiedo alle circostanze eccezionali in cui stiamo vivendo una lezione morale per come si debba stare al mondo, per essere migliore nel futuro, dopo il relativo risanamento sanitario e epidemico, men che meno un processo in piena regola al recente passato dell’umanità. (Giuliano Ferrara, Il Foglio, 31 marzo 2020)

Fa impressione vedere un politico che aveva goduto di un consenso altissimo, oltre il 40%, giocare al gatto con il topo, facendo la parte del topo, con il premier dell’attuale maggioranza, di cui peraltro fa parte, a questo punto come alleato/avversario. La caduta di Matteo Renzi, purtroppo, non è finita. Quando si rinvia sine die l’elaborazione di un lutto per superarlo si va avanti così. Pensando di essere quel che si è stati, ridotti però a forza del tutto virtuale (perché il 4% e qualche nei sondaggi è tutto da verificare). [...] Renzi sembra fermo al biennio fulgido. Non avendo ancora spiegato a se stesso e al mondo come si possa portare un partito in pochissimo tempo dal 40,8% a poco più del 18% in soli quattro anni. Renzi sembra ancora coccolare le foto con Obama e con altri capi di Stato, i numeri del suo Governo, le grandi riforme, la modernità supposta della sua azione. Senza darsi e darci una spiegazione sul perché tutto sia finito così. Nel frattempo l’opinione pubblica, malgrado le tante storture del mondo dei media, la disintermediazionne dei social, si fa un’idea e la esprime. Anche in questi giorni vede e osserva e se fossimo in Renzi usciremmo dall’aula del Senato per andare a sentire che aria tira in giro. Prima di ritrovarsi a dire, di nuovo, di non essere stato capito. Fino ad ora gli elettori hanno capito benissimo. (Fabio Luppino, Come un piccolo Turigliatto, HuffPost, 16 feb 2020).

Non ho problemi a definire il ministro Luigi Di Maio il meno adeguato a occupare quello scranno. E’ una mia opinione personale e aggiungo che, in fin dei conti, il problema non è neppure la sua impreparazione quanto l’assenza di una politica estera che si traduce in assenza di una strategia di difesa. In tutti gli scenari internazionali, non si capisce mai da quale parte penda l’Italia. Non sappiamo chi sono i nostri alleati e dunque non sappiamo neppure chi sono i nostri nemici (gen. Marco Bertolini, già capo di Stato Maggiore del comando Isaf in Afghanistan, sul Foglio dell'8 gen 2020)

Lo ammetto: io vivo nella convinzione (e nell’angoscia) che l’Italia si appresti a conoscere – ovviamente mutatis mutandis perché un secolo non è trascorso del tutto invano - l’esperienza della Repubblica di Weimar (Giuliano Cazzola sull'HuffPost del 7 dic 2019).

Senonché una volta che Di Maio ha incassato da Grillo la conferma dell’investitura ha subito cambiato spalla al suo fucile. Già Di Maio non controlla comunque i gruppi, in più egli è sempre stato la destra del movimento tant’è che si è lasciato letteralmente spolpare da Salvini perché condivideva quasi tutte le sue posizioni politiche [...]. Sta di fatto che tutta l’area del Pd che aveva costruito, Cacciari in testa, la teoria secondo la quale il grillino è un “buon selvaggio” di estrema sinistra da acculturare e guidare da parte della superiore sapienza del gruppo dirigente del Pd, si trova invece di fronte a un selvaggio tutt’altro che buono, anzi a un cannibale, che tende ad azzannare, dopo averlo tramortito nel sonno, chi gli si avvicina troppo. Finora i piddini già ci hanno rimesso un braccio e una gamba, adesso sono a rischio gli altri due arti, ma anche la testa. (Fabrizio Cicchitto, sull'HuffPost del 2 dic 2019)

La verità è che noi del campo progressista, liberale, popolare siamo diventanti molli, abbiamo paura e se hai paura non vinci mai. E se proponi un'alleanza fallimentare il risultato è il dilagare di Salvini o di Meloni. Non so cosa sia meglio [...]. Questo governo nasce perché le persone riformiste serie di questo paese se la sono fatta sotto e si sono convinte che non si poteva sconfiggere Salvini. Ma così Salvini vincerà sempre (Carlo Calenda, intervista a il Foglio, 23 nov 2019).

Questo accordo è per il Pd un suicidio assistito. Non si fa un’alleanza di governo tra un partito e una piattaforma. Li ho avuti davanti i grillozzi, come giustamente li chiama Giuliano Ferrara, in Senato, la passata legislatura: quanto basta per non andare a prenderci nemmeno un caffè. Mai, mai, da parte dei fautori dell’abbraccio, un’analisi di che cos’è quella roba lì, come è nata, come è cresciuta, soprattutto del perché è potuta nascere e crescere. È un delitto politico averli salvati, mentre affondavano, dopo la disastrosa esperienza di governo e averli rimessi, non solo in campo, ma al centro. Spero veramente di sbagliare, ma sapete come andranno le cose? Loro continueranno a fare demagogia populista, aumentando consensi, il Pd curerà il rigore dei conti perdendo consensi. La distribuzione dei ministeri dice questo (Mario Tronti su L'Espresso).

I partiti di Zingaretti e Di Maio sembrano non essersi resi conto di come, una volta imboccato il sentiero della coalizione, sarà impossibile tornare sui propri passi. Anche nel caso di una sconfitta nelle elezioni umbre. (P. Mieli, Corriere della Sera del 25 ottobre 2019).

Chi giudicasse le prospettive dell'Italia solo sulla base dei numeri contenuti nei documenti ufficiali stenterebbe a cogliere i segni di una ritrovata consapevolezza della serietà dei rischi che incombono sulla nazione per via della mole ingente del debito pubblico. E l'esperienza del passato, anche recente, ci insegna che mutamenti nell'umore dei mercati finanziari, causati da shock economici o politici, interni o internazionali, possono essere repentini. (Osservatorio sui conti pubblici italiani. Un'analisi da leggere per intero).