Autore: redazionerhodus

Non ho problemi a definire il ministro Luigi Di Maio il meno adeguato a occupare quello scranno. E’ una mia opinione personale e aggiungo che, in fin dei conti, il problema non è neppure la sua impreparazione quanto l’assenza di una politica estera che si traduce in assenza di una strategia di difesa. In tutti gli scenari internazionali, non si capisce mai da quale parte penda l’Italia. Non sappiamo chi sono i nostri alleati e dunque non sappiamo neppure chi sono i nostri nemici (gen. Marco Bertolini, già capo di Stato Maggiore del comando Isaf in Afghanistan, sul Foglio dell'8 gen 2020)

Lo ammetto: io vivo nella convinzione (e nell’angoscia) che l’Italia si appresti a conoscere – ovviamente mutatis mutandis perché un secolo non è trascorso del tutto invano - l’esperienza della Repubblica di Weimar (Giuliano Cazzola sull'HuffPost del 7 dic 2019).

Senonché una volta che Di Maio ha incassato da Grillo la conferma dell’investitura ha subito cambiato spalla al suo fucile. Già Di Maio non controlla comunque i gruppi, in più egli è sempre stato la destra del movimento tant’è che si è lasciato letteralmente spolpare da Salvini perché condivideva quasi tutte le sue posizioni politiche [...]. Sta di fatto che tutta l’area del Pd che aveva costruito, Cacciari in testa, la teoria secondo la quale il grillino è un “buon selvaggio” di estrema sinistra da acculturare e guidare da parte della superiore sapienza del gruppo dirigente del Pd, si trova invece di fronte a un selvaggio tutt’altro che buono, anzi a un cannibale, che tende ad azzannare, dopo averlo tramortito nel sonno, chi gli si avvicina troppo. Finora i piddini già ci hanno rimesso un braccio e una gamba, adesso sono a rischio gli altri due arti, ma anche la testa. (Fabrizio Cicchitto, sull'HuffPost del 2 dic 2019)

La verità è che noi del campo progressista, liberale, popolare siamo diventanti molli, abbiamo paura e se hai paura non vinci mai. E se proponi un'alleanza fallimentare il risultato è il dilagare di Salvini o di Meloni. Non so cosa sia meglio [...]. Questo governo nasce perché le persone riformiste serie di questo paese se la sono fatta sotto e si sono convinte che non si poteva sconfiggere Salvini. Ma così Salvini vincerà sempre (Carlo Calenda, intervista a il Foglio, 23 nov 2019).

Questo accordo è per il Pd un suicidio assistito. Non si fa un’alleanza di governo tra un partito e una piattaforma. Li ho avuti davanti i grillozzi, come giustamente li chiama Giuliano Ferrara, in Senato, la passata legislatura: quanto basta per non andare a prenderci nemmeno un caffè. Mai, mai, da parte dei fautori dell’abbraccio, un’analisi di che cos’è quella roba lì, come è nata, come è cresciuta, soprattutto del perché è potuta nascere e crescere. È un delitto politico averli salvati, mentre affondavano, dopo la disastrosa esperienza di governo e averli rimessi, non solo in campo, ma al centro. Spero veramente di sbagliare, ma sapete come andranno le cose? Loro continueranno a fare demagogia populista, aumentando consensi, il Pd curerà il rigore dei conti perdendo consensi. La distribuzione dei ministeri dice questo (Mario Tronti su L'Espresso).

I partiti di Zingaretti e Di Maio sembrano non essersi resi conto di come, una volta imboccato il sentiero della coalizione, sarà impossibile tornare sui propri passi. Anche nel caso di una sconfitta nelle elezioni umbre. (P. Mieli, Corriere della Sera del 25 ottobre 2019).

Chi giudicasse le prospettive dell'Italia solo sulla base dei numeri contenuti nei documenti ufficiali stenterebbe a cogliere i segni di una ritrovata consapevolezza della serietà dei rischi che incombono sulla nazione per via della mole ingente del debito pubblico. E l'esperienza del passato, anche recente, ci insegna che mutamenti nell'umore dei mercati finanziari, causati da shock economici o politici, interni o internazionali, possono essere repentini. (Osservatorio sui conti pubblici italiani. Un'analisi da leggere per intero).

Per far partire la stramba maggioranza 5 stelle-Pd-LeU servirebbe un voto veloce sulla riduzione dei parlamentari (come chiede Di Maio) e la eliminazione dal cammino immediato di una lunga serie di impacci, intesi come temi sui quali i 3 partiti non vanno d'accordo neppure presi, a piacere, a due a due. Questa roba potrebbe durare per la residua legislatura solo se i 5 stelle si arrendono totalmente, trasformandosi in una specie di corrente dorotea del Pd. Certo, di fronte alla paura del voto tutto può essere.

Giuseppe De Filippi, Il Foglio

In questo sondaggio, e in altri usciti recentemente, le intenzioni di voto alla Lega vengono stimate tra il 37 e il 39 per cento. Nel nostro caso al 38,9. Aggiungendo a questa cifra la percentuale stimata per Fratelli d’Italia, cioè il 7,4, si arriva al 46,3 per cento. Con questi numeri è praticamente certo che in caso di voto anticipato i due partiti otterrebbero insieme la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere.

Il Sole 24 Ore