Autore: redazionerhodus

In tutto il paese, la gente sentiva che questa fosse la cosa sbagliata. In tutto il paese, la gente sentiva che questa fosse la cosa giusta. In tutto il paese, la gente era convinta di aver perso. In tutto il paese, la gente era convinta di aver vinto. In tutto il paese, la gente pensava di aver fatto la cosa giusta e che altri avessero fatto la cosa sbagliata. In tutto il paese, la gente cercava su Google: che cos'è l'Unione europea? In tutto il paese, la gente cercava su Google: trasferirsi in Scozia. In tutto il paese, la gente cercava su Google: come si ottiene un passaporto irlandese. In tutto il paese, la gente si dava di stronzo. In tutto il paese, la gente si sentiva indifesa. In tutto il paese, la gente si teneva la pancia dal ridere. In tutto il paese, la gente si sentiva legittimata. In tutto il paese, la gente si sentiva in lutto e sotto choc. In tutto il paese, la gente si sentiva nel giusto. In tutto il paese, la gente si sentiva male. In tutto il paese, la gente si sentiva la storia sulle proprie spalle. In tutto il paese, la gente sentiva che la storia non contava nulla. In tutto il paese, la gente aveva appeso le proprie speranze. In tutto il paese, la gente sventolava bandiere sotto la pioggia. In tutto il paese, la gente disegnava svastiche sui muri. In tutto il paese, la gente minacciava altra gente. In tutto il paese, la gente diceva alla gente di andarsene. In tutto il paese, i media erano usciti di testa. In tutto il paese, i politici mentivano. In tutto il paese, i politici andavano in pezzi. In tutto il paese, i politici si dileguavano.

Ali Smith, Autunno, cit. dalla newsletter del "Foglio" EuPorn

Il nostro pensiero sulle primarie PD è semplice e così riassumibile:

  1. bravo il PD che malgrado tutto ha il coraggio di provarci;
  2. bene la partecipazione, una prova di democrazia, un buon segnale per l’Italia;
  3. perplessità su Zingaretti e ciò che potrà fare; bene o male Zingaretti potrebbe significare uno spostamento “a sinistra” (se significa ancora qualcosa), il ritorno della Ditta, un passo indietro rispetto alla possibilità di unire, in una grande coalizione, forze democratiche socialiste e liberali assieme. Per non parlare della tentazione, speriamo ormai cessata, di un dialogo col M5S. Assieme alla segreteria Landini nella CGIL la polarizzazione a sinistra potrebbe diventare un rinchiudersi, una volta di più, nella riserva indiana dei giusti, creando le condizioni per nuove lacerazioni interne verso “destra” (Renzi e i cosiddetti renziani) e sostanzialmente favorendo Salvini e il populismo italiano che, abbandonando i 5 Stelle, si sta riposizionando su trincee più massimalista.
  4. A proposito del fantasma di Renzi che aleggiava su queste primarie: il fatto che Zingaretti abbia vinto senza bisogno di ballottaggio lo rafforza contro il potere di veto che Renzi e i suoi finora hanno avuto nel partito, grazie al peso che hanno nella Direzione e nei gruppi parlamentari. Potrebbe ora verificarsi il definitivo sfaldamento dello schieramento renziano e l’isolamento di quel “giglio magico” che per il PD in termini di consenso è ormai solo un danno. 

Al di là di quattro cosette (reddito di cittadinanza e poco altro) nel Movimento non esiste una linea o una visione politica. Tutto va avanti u po’ per caso, mischiando il marketing (sbagliato, spesso) con quella che dovrebbe essere la politica.

Il risultato si condensa in scelte che fanno pensare a un automobilista che viaggi con un tasso alcolico ben oltre i limiti consentiti.

Giuseppe Turani su Uomini e Business, 12 feb 2019

la verità è che lo spettacolo a cui sta assistendo l’Italia oggi è tipico di un paese che ha scelto di trasformare la scorciatoia del complottismo – è sempre colpa degli altri, è sempre colpa di quelli che ci stavano prima, è sempre colpa dei tecnici, è sempre colpa dei burocrati, è sempre colpa dei francesi, è sempre colpa dei Savi di Sion – nel vero collante del cambiamento populista.

Claudio Cerasa, C’è un'ideologia dietro alla tempesta perfetta, "il Foglio", 8 feb 2018.

[Il M5S è peggio della Lega] perché teorizza la distruzione della democrazia rappresentativa, in nome di un'imprecisata democrazia della consultazione online. È inquietante l'idea di mettere in discussione le regole fondamentali delle istituzioni democratiche. Aprirebbe le porte alle pulsione più demagogiche, creando un sistema plebiscitario. È uno scenario spaventoso.

Alessandro Dal Lago, in una intervista sull'HuffPost, 28 gen 2019

[...] Si tratta dunque di una scelta politica immune dal sindacato dell’autorità giudiziaria. “La si può ritenere deplorevole sul piano etico o religioso ma resta la decisione politica di un governo legittimo: il ministro Salvini ha agito in nome e per conto dell’esecutivo, con una decisione, si suppone, condivisa con il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e con il premier Giuseppe Conte” [...]

la questione adesso è squisitamente politica. Il vicepremier fa bene a chiamare il Parlamento di fronte alle sue responsabilità: esiste o no una maggioranza che sostiene la politica del governo sull’immigrazione? Il numero uno del Viminale non agisce a titolo personale, e nel corso di questi mesi sono affiorate, a più riprese, certe scomode ambiguità tra gli esponenti del M5s. Secondo l’articolo 9 della Legge costituzionale, il comportamento di un ministro, ancorché costituente reato, può non essere perseguito se è stato commesso per proteggere un interesse pubblico superiore. Dunque, i grillini non potranno scaricare la responsabilità sulla magistratura: qui non c’entrano le mazzette ma la condivisione o meno della politica sull’immigrazione. Insomma, la decisione catanese mi sembra un favore fatto a Salvini…”

Intervista a Carlo Nordio su il Foglio del 26 gen 2019.

L'accoglienza di Mattarella a Salvini è un magico colpo di genio “civile” di chi custodisce il naturale e reattivo sentimento democratico unito al necessario sarcasmo antifascista.

Fulvio Abbate sull'HuffPost del 25 gen 2018

... comunque vada a finire la sfida della Tav si lascerà dietro strascichi pesanti. Se a cedere sarà la Lega, dovrà alzare quanto più possibile il prezzo in materia di grandi opere e modello di sviluppo per recuperare la base delusa. Se invece i nudi conti in termini di penali costringeranno i 5S a ingoiare anche solo una parziale ripresa dei lavori, il malumore interno arriverà alle stelle. È l’incubo che tormenta in questi giorni Di Maio: essere costretto alla resa non da Salvini ma dalle cruda realtà delle cifre. Proprio come nel rovinoso caso dell’Ilva.

Andrea Colombo, Tav, lo scontro che i duellanti non possono perdere, "il manifesto", 13 gen 2019.

È ora di porre fine a questo sciagurato “comunismo capitalistico”, con cui si privatizzano gli utili e si rendono pubbliche le perdite, addossando alla collettività l’onere del salvataggio. Occorre nazionalizzare gli assetti fondamentali di questo Paese, dalle banche alla Fiat, reagendo alla “bestia selvatica” (Hegel) del mercato deregolamentato.

Diego Fusaro sul Fatto Quotidiano dell'8 dic 2019. [Non è un fake!]