Se avete una certa età sapete di cosa parlo se cito West Side Story, grande musical e poi grande film (1961) che riproponeva una specie di Giulietta e Romeo tra gang giovanili, una americana (i Jets) e una portoricana (gli Sharks); se avete un po’ meno di quell’età non potete non conoscere I guerrieri della notte (The warriors, 1979, di Walter Hill), notte da incubo per i membri della gang newyorkese dei Warrior che dovranno sfuggire alla caccia da parte di tutte le altre gang della città. Se siete proprio pivelli non conoscete questi titoli ma certamente altri, poiché la cinematografia americana ha frequentato spesso il tema passando da un canone romantico a uno più violento. Se della cinematografia americana non vi importa nulla pazienza, ormai il fenomeno è ampiamente presente in Italia anche se diventa raramente fenomeno da prima pagina, come nel recente caso del capotreno milanese a cui membri di una gang di salvadoregni hanno quasi staccato un braccio a colpi di machete.
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Immigrazione, invasione, disperazione, desolazione
Non mi sarebbe parso necessario un post sulle tragedie dei barconi nel Mediterraneo se non mi fosse salita, più forte della pietà per le vittime, la rabbia per gli sciacalli che speculano politicamente: Salvini, Meloni, Santanché in un crescendo di cinica imbecillità propongono soluzioni improponibili raccogliendo i loro pochi miserabili applausi dal popolo di pancia che costituisce la base del loro elettorato. Niente pensiero, niente cultura, niente logica prima ancora di nessuna pietà. Non stupitevi se assegno così poco rilievo, in questo testo, alla pietà verso le vittime; è voluto, è necessario. Il sentimento della pietà, per quanto nobile, è frutto di sentimenti, di modi di intendere l’altro, il diverso, lo straniero, in questo caso l’immigrato; riguarda il senso che hai della vita e la tua concezione dei destini dell’umanità… qualcosa di troppo variabile e impalpabile. Non si può discutere in termini di pietà con Salvini e i suoi uomini di pancia. Io vorrei proporre un discorso freddo, tutto di testa, basato su questioni puramente logiche e razionali. Se riusciamo a restare in questi binari forse vediamo la natura dei problemi e intravvediamo qualche barlume di soluzione. Praticabile.
Un’analisi costi-benefici sulla convenienza (o no) di avere immigrati in Italia
Il dibattito sull’immigrazione in Italia è reso opaco ed estremamente ideologico da elementi che attengono la sfera morale (bisogna soccorre i barconi vs. prima bisogna pensare agli italiani) e da dichiarazioni di merito che il cittadino non è in grado di verificare (per esempio: gli immigranti sono manovalanza per la criminalità; ci costano molti soldi…). Ciò rende difficile il giudizio distaccato necessario per qualunque seria politica dell’immigrazione in Italia e dà spazio a chi fa della demagogia anti-immigrazione un cavallo di battaglia per soffiare sul malcontento popolare a prescindere dalle ragioni, dalle mezze ragioni e, spesso, dalle mezze falsità asserite. Sono sostanzialmente due la macro-categorie argomentative contro gli immigrati: la prima riguarda le conseguenze sociali negative dell’immigrazione quali le malattie che porterebbero e la criminalità che alimenterebbero; di questo ho già trattato – riportando dati ufficiali – in un post dal titolo provocatorio I leghisti portano l’Ebola (un approfondimento sui soli romeni in un post successivo, Romeni in Italia). Qui affronterò invece il tema dei costi a prescindere da tutti gli altri elementi. La domanda cui vorrei rispondere è: gli immigrati sono una risorsa o un costo?
Attenti! I leghisti portano l’Ebola e stuprano le nostre donne
Cerco di essere realista e di accettare che tutti i leader politici dicano qualche bugia. O meglio: non le balle colossali ampiamente documentate di Grillo o quelle ormai ripetute fino alla noia da Berlusconi, e neppure quelle, oggettivamente più modeste ma patetiche, di esponenti della sinistra; diciamo che ritengo accettabile qualche mezza verità, qualche eccesso descrittivo, qualche conveniente imprecisione… Il politico non sempre conosce perfettamente ciò di cui parla, a volte è anche in difficoltà a doversi comunque esprimere su qualunque argomento e, quel che più conta, deve far apparire la sua parte come la migliore e più saggia a scapito degli avversari. Specie in vista delle elezioni (cioè quasi sempre, almeno in Italia). Ma solo un popolo di idioti prende per oro colato ogni parola del proprio leader, esattamente così come l’ha detta, senza operare un minimo (dico: UN MINIMO) di senso critico.




