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Libertà di parola fino a dove? Sulla blasfemia

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Archiviata la tragedia parigina e le varie e diverse reazioni politiche nei riguardi degli assassini e dei loro mandanti (un ricco dibattito al quale ha partecipato anche Hic Rhodus) le analisi possono farsi più fredde e lucide. C’è un tema fra gli altri, sollevato in particolare oltreoceano ma soffocato da noi dall’emotività del momento e dai milioni in piazza a Parigi, che a me sembra di estremo interesse anche al di là del problema del terrorismo, ovvero il necessario bilanciamento fra libertà d’espressione e diritti altrui, fra i quali il diritto di non essere oggetto di odio. Con esplicito riferimento al caso di Parigi per esempio David Brooks sull’International New York Times dell’8 Gennaio scrive chiaramente che un giornale come Charlie Hebdo negli Stati Uniti sarebbe stato chiuso 30 secondi dopo la prima uscita in quanto “istigatore d’odio”.

La macchina dello Stato e l’era digitale

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Ci si lamenta molto della burocrazia e delle assurdità del funzionamento dello Stato. E di come questo sia irremediabilmente lontano dall’efficienza cui, apparentemente, siamo tutti abituati usando le nostre apparecchiature elettroniche personali.

Perché, per esempio, con il navigatore Google posso avere qualsiasi informazione per andare da qui a lì (beh, quasi sempre). E se per caso “lì” non c’è, mi adatto senza mugugnare, è “gratis” (non è vero, ma questo lo sanno in pochi). Invece capita che si scriva con grande risalto che lo Stato non riesca a sapere, per esempio, quanti e quali siano gli immobili di proprietà dei ministeri (attenzione, notizia presentata male e probabilmente non vera, esiste il catasto, ed è centralizzato) e ci si indigna.

Come è possibile? Come mai non c’è “un’app” per accedere, tutti noi, al registro dei beni dello Stato, o al casellario giudiziario, per sapere se la persona con la quale stiamo parlando (magari identificato tramite i google glass, che ne dite?) è un pericoloso pregiudicato?