Interveniamo nella discussione sul “più grande” tennista di sempre per chiederci non tanto chi sia, ma cosa voglia dire “Grande”.
Interveniamo nella discussione sul “più grande” tennista di sempre per chiederci non tanto chi sia, ma cosa voglia dire “Grande”.
I giornali sono pieni di notizie su Lampedusa che scoppia e sui migranti che arrivano a ondate sempre più ampie. Il governo non sa cosa fare. E come potrebbe?
State attenti. Reprimi qui, imprigiona là, condanna questo, punisci quello… tutti noi ci troveremo in una grande galera a cielo aperto, a mangiare la pizza.
Ma sì, mandiamoli in galera ‘sti giovani delinquenti, che se a 14 o 16 anni sono buoni a maneggiare una pistola, è solo lì che devono finire. E mettiamo in galera gli stupratori, ma solo dopo averli castrati chimicamente, e che ci ringrazino che c’è ‘sta cosa dei diritti del cazzo, se no col cavolo che parlavamo di farlo coi farmaci. Un paio di cesoie e ci toglievamo il pensiero. E i femminicidi? Gente spregevole da mettere in galera a vita, a vita! Assieme ai pirati della strada, agli zingari che ci rubano in casa e ai negri che ci stuprano le donne, che oltre a castrare so ben io cosa gli farei. E il mio vicino di casa? Vogliamo parlare di quello stronzo che alle 10 di sera sente musica del cazzo a tutto volume? In galera, porca miseria! C’è la disoccupazione? Facciamo un bel piano edilizio di galere da costruire col PNRR, che così non sprechiamo i soldi, e riempiamole di tutta questa feccia, camorristi, mafiosi, politici corrotti, giornalai venduti, pacifisti dei miei maroni, gioventù bruciata, gente tatuata e con l’anello al naso che non si può guardare, cantanti che non si capisce nemmeno cosa dicono, gente col cane che non raccoglie la merda, tutti, tutti in galera!
Renzi si ripropone con una nuova formazione politica, “Il Centro”, alle elezioni europee. Io – poiché egli è uomo di mondo – gli rispondo con un motto inglese: Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me.
Potrei inaugurare la serie “Scusate lo sfogo”…
Il telefonino ci spia? Perché altrimenti come si spiega che Facebook sa certe cose di me?
Il “caso” Vannacci è l’ultima (ma non sarà l’ultima!) stupidata pre-politica che ammorba la nostra voglia di un dibattito serio.
Nella maggior parte dei Paesi europei le classi differenziali esistono ancora. In Italia ciò viene visto come uno scandalo, ma la realtà è più complessa.
Il Ponte sullo Stretto di Messina è una boiata pazzesca. Ma non è con la demagogia che possiamo impedirne la realizzazione.
Terzo Polo morto fra le risate. Impegnarsi, quindi, entro uno dei due poli, di destra o di sinistra? Anche no, grazie.
Abolito (quasi) il reddito di cittadinanza, il governo di destra, in continuità con tutti quelli dell’ultimo trentennio, mostra di non volere affrontare i problemi del lavoro e della previdenza.
Dopo la clamorosa definitiva sentenza di assoluzione di Kevin Spacey, uno dei migliori attori americani distrutto nella sua carriera e nella sua vita privata da accuse di molestia dimostratesi infondate, qualcuno incomincia ad accorgersi che la pratica di sbattere il mostro in prima pagina (vecchia di decine di anni), divenuta ora “lincia il mostro sui social media”, non solo è illiberale e antidemocratica, ma danneggia la causa delle vittime di abusi. Prima di tutto le donne che – qualche femminista inizia a capire – vedono il movimento MeToo fagocitato e tritato dalla macchina comunicativa perversa e afflittiva. Fra le diverse che sembrano essersi svegliate anche in Italia (Melandri sul Dubbio, Farinelli su la Repubblica) cito Angela Azzaro sull’HuffPost che scrive: “Il movimento femminista in Italia non è morto, tutt’altro. Ma bisogna riconoscere che la strada dei processi sommari, la logica del “mostro” da sbattere in prima pagina e linciare sulla piazza virtuale sono sbagliate e non ci aiutano.” Un po’ tardi per Spacey e i tanti denunciati – anche in Italia – con leggerezza massimalista, ma meglio tardi che mai.
Israele come ultimo esempio, in ordine di tempo, della crisi democratica del mondo. Che è la vera e inquietante emergenza del nostro tempo.
Le fiabe africane, mi sono documentato, non contengono nessun protagonista bianco, o cinese, lappone, indio, maori. Potete controllare da voi. Non hanno disabili né omosessuali, neppure uno. Neppure uno! Gli africani sono razzisti, omofobi, diversofobi. Mica come noi occidentali che abbiamo imparato ad essere attenti alle diversità di genere, di etnia, di orientamento sessuale eccetera, come dimostra in maniera cristallina la nuova Biancaneve Disney! In attesa dell’asteroide, che privi l’Universo della nostra specie di imbecilli, anche per oggi vi saluto, saluta, salut*, salutə.