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Agli Italiani la carne rossa fa bene, informazione come questa no

hamburgerQualche mese fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso un avvertimento che ha avuto grande risonanza sui nostri mezzi di comunicazione: mangiare carne fa male. In effetti, l’OMS ha collocato la carne lavorata (come salsicce, salami, ecc.) nella categoria delle sostanze “cancerogene per l’uomo”, e la carne rossa in quelle “probabilmente cancerogene per l’uomo”, in particolare sulla base di dati raccolti relativamente al cancro del colon e del retto.

Ne è nata una considerevole eco mediatica, e una serie di prese di posizione più o meno giustificate dai fatti. Ma quali sono i fatti?

Il Servizio Sanitario spreca soldi e la nostra salute

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È uscito da pochi giorni il rapporto del Programma Nazionale Esiti (se non siete registrati al portale del Ministero potete trovarne una discreta sintesi sul Sole 24 Ore) che rappresenta un sacrosanto tentativo di valutazione dell’efficacia del Sistema Sanitario Nazionale. So benissimo che il concetto di ‘valutazione’ è poco conosciuto e riconosciuto, in Italia; al massimo accettato quando tocca qualcun altro. I lettori di HR che volessero ripassare il significato tecnico di questo concetto, la sua utilità per la gestione delle politiche pubbliche e la sua necessità democratica può rileggere un vecchio post qui su HR. Il Programma Nazionale Esiti ha appunto a che fare con la valutazione e si chiede, semplicemente, cosa succede negli ospedali italiani dopo che un paziente si è fatto curare; si chiede se quelle cure siano state efficaci, se la mortalità post-operatoria non dipenda da cause riconoscibili (e sulle quali si potrebbe intervenire).

Un futuro senza antibiotici?

empty blisterLasciando (almeno apparentemente) i temi di politica ed economia, oggi ci occupiamo di un argomento di importanza, letteralmente, vitale: il progressivo ridursi dell’efficacia delle cure “standard” contro le infezioni microbiche, e in particolare degli antibiotici. L’occasione è data da un recente rapporto dell’OMS, che presenta una rassegna della situazione a livello mondiale, evidenziando fin dalla prefazione che l’aprirsi di “un’epoca post-antibiotici, nella quale anche comuni infezioni e piccole ferite possano uccidere, lungi dall’essere una fantasia apocalittica, è invece una possibilità molto concreta per il 21° secolo”. Questo scenario, che dovrebbe coinvolgerci tutti molto più di certe questioni di bottega politica, richiede azioni immediate da parte di tutti, sia a livello globale che individuale.