Grasso è bello? No

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Il pendolo del marketing, della comunicazione paradossale, della ricerca dell’effetto, ha concluso una sua oscillazione e dall’esaltazione dell’anoressia come modello di stile ed eleganza propone, ora, l’obesità come icona di bellezza. Da anoressiche a magre, poi normali, infine curvy e obese. Che l’ideologia di fondo sia economica, che la ragione di questa follia sia il mercato, che la compiacenza mostrata sia figlia di una forma perversa di edonismo permissivo non cambia il fatto che il messaggio fosse tragicamente sbagliato nel caso delle modelle anoressiche come lo è in questo delle modelle obese. L’obesità è una malattia. È una patologia che concorre a provocare gravi disturbi e la morte. Costa in termini economici e sociali. Ed esteticamente… beh, è questione di gusti.

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Obesità e salute. Esaltare l’obesità (come esaltare l’eccessiva magrezza) non è solo stupido ma colpevole di concedere alibi e giustificazioni a comportamenti alimentari che possono danneggiare gravemente la salute:

L’obesità è forse la principale causa di mortalità evitabile nel mondo e ha un impatto economico molto elevato. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), obesità e sovrappeso sono universalmente riconosciute come fattori di rischio per le principali malattie croniche: malattie cardiovascolari, ictus, diabete e alcuni tumori (per esempio il carcinoma del colon-retto) (fonte: PagineMediche.it).

Più precisamente:

Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità/sovrappeso. In totale, sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale e i decessi attribuibili all’obesità sono almeno 2,8 milioni/anno nel mondo (fonte: Ministero della Salute).

Il detto grassezza fa bellezza aveva un senso molti decenni fa quando la penuria alimentare e la povertà erano diffuse e le persone “in carne” erano associate all’agiatezza e al buon vivere.

Dati sulla diffusione dell’obesità. Oggi, causa uno stile di vita errato (vita sedentaria e cattiva alimentazione) abbiamo in Italia un 10,4% di popolazione obesa e oltre un terzo in sovrappeso (35,6%). Fate la somma e siamo vicini alla metà della popolazione. Un problema enorme sono i bambini; l’indagine periodica Okkio alla salute indicava la presenza, nel 2012, un 22,2% di bambini sovrappeso e un 10,6% obesi, con una distribuzione geografica fortemente concentrata al Sud.

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Nel Rapporto troverete diverse indicazioni interessanti, fra le quali vi propongo solo questa:

I genitori non sempre hanno un quadro corretto dello stato ponderale del proprio figlio: tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 37% non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso ponderale e solo il 29% pensa che la quantità di cibo da lui assunta sia eccessiva. Inoltre, solo il 40% delle madri di bambini fisicamente poco attivi ritiene che il proprio figlio svolga un’attività motoria insufficiente. Questi dati sono simili a quelli osservati nelle precedenti rilevazioni.

Ci sono anche dati 2014 relativi alla Lombardia e a Roma che potete consultare QUI.

I bambini italiani risultano essere fra i più obesi/sovrappeso dell’Europa secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

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(Fonte della figura: Albanesi.it; dati OMS potete consultarli QUI).

I costi dell’obesità. Le patologie correlate all’obesità hanno un costo elevato per la collettività. Uno studio del 2012 di Atella e Kopinska, dell’Università di Tor Vergata riepiloga in quattro categorie questi costi: i costi medici diretti, i costi in termini di produttività persa, i costi di trasporto e i costi del capitale umano. Lo studio è complesso e articolato e invito gli interessati a consultarlo per i dettagli; gli studiosi arrivano a calcolare il costo annuo in Euro, per il Servizio Sanitario Nazionale, di ogni singolo punto di massa grassa in eccesso mostrando comunque come le persone sovrappeso e obese costino molto di più alla collettività (per farmaci, visite specialistiche etc.).

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Se poi volete il costo totale, secondo alcune fonti l’obesità costa 2,5 miliardi l’anno, in Italia. Prego di osservare che si tratta solo di costi sanitari ai quali vanno aggiunti, come segnalavano Atella e Kopinska, i costi di produttività persa, quelli di trasporto e quelli di capitale umano. Altre fonti (per esempio la qualificata Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) parlano di 8,3 miliardi; naturalmente metodi di rilevazione differenti possono portare a queste diversità nelle stime e bisognerebbe comparare gli studi originali per cogliere gli elementi comuni, ma il senso è che i costi ci sono, sono elevati per il SSN e ancora di più per il sistema Paese.