Cittadini di Internet: cosa vuol dire?

Qualche post fa, abbiamo parlato di Network Neutrality, osservando che la “neutralità” della Rete che fino a oggi è bene o male stata garantita, appare ora in pericolo almeno negli USA, dopo una controversa sentenza della Corte di Appello di Washington DC. Molti osservatori hanno manifestato serie preoccupazioni, in nome della “libertà della Rete” e del diritto dei suoi utenti ad accedere con pari facilità a qualsiasi sito e qualsiasi contenuto. Ma esiste un simile diritto? Allo stesso modo, qualche mese fa le rivelazioni sulle intrusioni delle agenzie di intelligence statunitensi nelle comunicazioni telefoniche e telematiche dei cittadini avevano provocato forti reazioni, incluso un appello di oltre 500 scrittori e artisti che chiedeva con forza “alle Nazioni Unite di riconoscere l’importanza centrale di proteggere i diritti civili nell’era digitale, e di creare una Carta  Internazionale dei Diritti Digitali”.

Esiste insomma un diffuso orientamento che considera gli utilizzatori di Internet portatori di diritti specifici, in analogia a quelli che competono ai cittadini di uno Stato moderno, e ne richiede la protezione e la tutela. Dall’altra parte, diverse iniziative dei Governi e di alcuni importanti centri di influenza tendono ad accentuare la regolamentazione e la vigilanza sulle attività in Rete, almeno nominalmente per combattere fenomeni come la pirateria, il furto di identità, la diffamazione, il trolling, l’apologia di comportamenti razzisti o sessisti (ai fini del nostro ragionamento poco importa se le proposte di legge che in genere vengono elaborate in questo senso risultano spesso contestabilissime e dimostrano una profonda incomprensione della materia di cui vorrebbero occuparsi; gli esempi in merito sono anche recentissimi).

Verità e relativismo

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Pierre fu colpito dall’infinita varietà degli intelletti umani, la quale fa sì che nessuna verità appaia in modo eguale a due persone diverse.

Lev Nikolaevic Tolstoj, Guerra e pace

Questo post parla del concetto di |verità| per sostenere che il concetto è pericoloso e probabilmente la verità non esiste. Fa parte di un trittico noiosissimo che includerà anche |Bene| e |Giusto| e che scrivo per mettere, anche qui su Hic Rhodus, i tasselli fondamentali della comprensione del nostro agire sociale ideologico; e quindi limitato ed eterodiretto. Ciò che sosterrò in questo trittico è che siamo spesso legati a preconcetti, idee demagogiche, retoriche quando non irreali ma molto potenti, che limitano fortemente la nostra capacità di giudizio e, conseguentemente, d’azione. Oltre che di una qualche utilità pratica quando andiamo a fare la spesa o guardiamo la TV, mettere in discussione in concetto di verità ha molta importanza quando parliamo di grandi scelte collettive (cosa sia meglio fare per aumentare il benessere della popolazione) e quando esercitiamo il nostro agire politico. In politica tutti siamo “di parte”; ma si può essere di parte contrapponendo argomenti oppure brandendo una qualsivoglia verità. Ed è chiaro che nessun argomento ha una probabilità minima di scalfire una Potente Verità Assoluta. Ecco perché affronto questo argomento. Perché siamo un popolo molto innamorato della verità, anche se ne sposiamo una diversa ogni qualche decennio, e questo ci rende immobili, vecchi, stanchi, astiosi.

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Il corpo delle donne è rivoluzionario

 

If I had breasts, I’d bare them in solidarity with Amina. Those women who are doing so are heroes. Support them

Richard Dawkins

Avete mai corso nudi a sostegno dei malati di orzaiolo? O partecipato a una biciclettata, tutti rigorosamente nudi, per protestare contro l’estinzione del grillotalpa argentino? Nooo? Avrete almeno fatto un calendario nudi a difesa della popolazione Kwakiutl!! Se non avete mai fatto cose così siete ormai una minoranza. Un giorno sì e un giorno no sui nostri quotidiani appaiono notizie di nudità esibite da normali cittadini (generalmente del Nord Europa e America, noi mediterranei siamo più pudichi) per le ragioni più disparate; sorrisi gioiosi, celluliti in mostra senza vergogna, cause nobilissime. Tranne che nel caso delle Femen ovviamente: belle e arrabbiatissime. Non ricordo di preciso quando sia iniziata questa moda; ormai è qualche anno ma non poi moltissimi. All’inizio forse facevano scandalo e, conseguentemente, raggiungevano lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi che stavano a cuore ai nudisti; ormai sono relegate fra le notizie minori.

Disuguaglianza o ingiustizia?

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Nel suo recente post sulla distribuzione della ricchezza e sulla sua correlazione con il benessere sociale, SignorSpok ci ha mostrato come storicamente negli ultimi 100-150 anni parallelamente a un aumento delle disuguaglianze economiche (misurate tipicamente dall’Indice di Gini) si sia assistito a un incremento generalizzato del benessere, e in particolare anche del benessere dei meno favoriti. In sostanza, e in un’ottica “macroscopica” (sia temporalmente che geograficamente), la lunga fase espansiva delle economie di stampo occidentale ha sì prodotto una significativa polarizzazione della ricchezza, ma è stata accompagnata da un miglioramento generalizzato delle condizioni di benessere,  pur nelle differenze non irrilevanti tra i modelli sociali dei diversi Paesi. Facendo riferimento al recente rapporto dell’Oxfam che evidenzia il costante crescere delle disuguaglianze, insomma, il nostro Spok ci avverte che non è così scontato che queste disuguaglianze abbiano (e tantomeno abbiano avuto in passato) effetti negativi. In questo post proveremo invece a chiederci, scendendo dagli scenari macroscopici ad altri ben più delimitati, se e quando le disuguaglianze diventino un’ingiustizia e un problema.

Volete davvero morire a 40 anni?

Nel caso siate stati sul Marte negli ultimi 30 giorni, potreste non aver saputo dell’iniqua e vergognosa distribuzione della ricchezza nel mondo. Perché, con la pubblicazione del World Wealth Report, la notizia che tutti i giornali hanno riportato è che circa l’1% della popolazione possiede più o meno la metà della ricchezza del mondo, fatto usualmente accompagnato da commenti del tipo “mai tanta ineguaglianza”.

L’Oxfam briefing paper è molto chiaro in proposito, basandosi su dati del World Economic Forum:

  • circa metà della ricchezza mondiale è posseduta dall’1% della popolazione;
  • la ricchezza dell’1% più agiato vale 110 trilioni di dollari, 65 volte la ricchezza totale della metà della popolazione mondiale meno agiata;
  • gli 85 più ricchi del mondo sono ricchi quanto tutta la metà meno agiata della popolazione mondiale;
  • sette persone su dieci vivono in paesi dove la disuguaglianza economica è cresciuta negli ultimi 30 anni;
  • l’1% più ricco ha incrementato la sua percentuale di reddito in 24 su 26 paesi per i quali ci sono dati dal 1980 al 2012; negli USA, l’1% più ricco ha raccolto il 95% della crescita post crisi, mentre il 90% più povero è diventato ancora più povero;

Banca d’Italia: tiriamo le somme?

Dopo il nostro precedente post in cui criticavamo il decreto sulla rivalutazione del capitale della Banca d’Italia, è successo un po’ di tutto. Alla Camera, dove il decreto è stato convertito definitivamente in legge, si è scatenata una furibonda battaglia dalla quale nessuno è uscito in modo particolarmente onorevole. Nel frattempo, la tesi sui “miliardi regalati alle banche” (che, semplificando, avevamo proposto anche noi come chiave di lettura critica del provvedimento) si è fatta sentire sui giornali e sul web, suscitando opposte prese di posizione, fino a indurre il Ministero dell’Economia a pubblicare una nota per confutare quelli che il Ministero chiama “argomenti privi di relazione con la realtà dei fatti”, e la stessa Banca d’Italia a emettere un “chiarimento” più sobrio di quello ministeriale, ma certamente meno algido dello stile abitualmente usato dal sussiegoso istituto di via Nazionale; comunque, delle fonti che difendono il decreto, questa mi appare la più esatta, e farò spesso riferimento ad essa, sebbene io sia nella sostanza di opinione nettamente opposta.

Democrazia diretta. Da chi?

Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto.

Blaise Pascal

Questo post apre un nuovo importante argomento per Hic Rhodus: quello della Democrazia. Tema sempre attuale, sempre da vigilare e approfondire, e comunque molto presente nel dibattito odierno in Italia: dal problema della forma di Stato migliore e più efficiente (e conseguenti riforme costituzionali) a quello della riforma elettorale, il tema è proposto, a volte strillato, a tratti equivocato, sui quotidiani, sui social media e perfino fra le forze politiche. Alludo al fatto che troppo spesso usiamo parole (e ci riferiamo a concetti) che non sono chiare per niente, che riproponiamo in maniera stereotipata alludendo a concetti vaghi e mal digeriti; ciò vale anche per |Democrazia|, e facile sarebbe mostrare come siano definite “democratiche” forme di governo assai diverse e inconciliabili con la nostra idea (come nel caso della Repubblica Popolare Democratica di [Nord] Corea), mentre andrebbe rivisitato il cliché dell’Atene democratica di Socrate e Platone. Ma di questo e altro ancora tratteremo in post futuri e voglio parlare, qui, di un tema ristretto e attuale che mi permetterà di segnalare il pericolo del pensiero politico veloce e privo di riflessività; cioè della possibilità di una qualche forma di democrazia diretta, che sembra tanto ispirare alcune forze politiche (non alludo solo al M5S; basta vedere alcune delle ragioni critiche che inducono a invocare le preferenze nella nuova proposta di legge elettorale; o che ispirano i NO-TAV e altri comitati locali).

Network Neutrality: democrazia della Rete, l’inizio della fine?

Lo spunto di questo post è una notizia di pochi giorni fa: una Corte di Appello del Distretto di Columbia ha emesso una sentenza nella quale ha giudicato illegittima la normativa emessa dalla Federal Communications Commission (in qualche modo equivalente della nostra Agcom) che imponeva ai provider di servizi internet a banda larga di conformarsi alla cosiddetta Network Neutrality. Si tratta di una decisione chiave su un argomento estremamente controverso e di enorme rilievo economico e civile: la “democrazia” di Internet come la conosciamo, la Open Internet, come molti la chiamano.

Se non siete professionalmente coinvolti nel settore è possibile però che non conosciate i termini della questione, ma sicuramente avete ampiamente esperienza di cosa sia in pratica la Network Neutrality. Per chiarezza, quindi, cominceremo da cosa significhi questo termine.

Gli americani non sanno cosa sia il bidè, e altri 100 cliché che ci impediscono di pensare

 

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nulla si compie se non s’apre bocca.

Euripide, Supplici

Il linguaggio descrive, trasmette informazioni, ma soprattutto costruisce il mondo. È quella che i linguisti chiamano funzione “perlocutoria” del linguaggio che ha livelli differenti di pregnanza in Autori diversi ma, semplificando assai, significa quanto meno che la parola (detta, scritta) ha conseguenze pratiche sulla realtà. Non una semplice “descrizione” del mondo, qualcosa a margine del mondo, un suo simulacro verbale; piuttosto un’azione sul mondo; parlare, dire, scrivere, agisce sul mondo e lo cambia. Ci sono infiniti possibili esempi per mostrare questa azione trasformatrice del linguaggio:

Di chi è la Banca d’Italia?

Questo post è dedicato a un argomento apparentemente tecnico, eppure molto importante per tutti: l’aumento del capitale della Banca d’Italia (d’ora in poi, anche BI) deciso per decreto legge a novembre 2013 (e già qui viene spontaneo chiedersi perché mai aumentare il capitale della BI rivestisse un carattere di “straordinaria necessità e urgenza”, come recita la classica clausola del decreto. Scopriremo più avanti forse la vera urgenza…). Purtroppo, la faccenda è un po’ complessa, e per discuterla correttamente dovremo mettere a confronto il nuovo Statuto della BI, inopportunamente emesso a tempo di record per recepire appunto le novità del decreto (e che peraltro dovrà essere modificato per tener conto delle variazioni al decreto che sta approvando il Parlamento), con quelli precedenti. Le differenze sono infatti rilevantissime, in negativo, per le nostre tasche.

Orfani delle Magnifiche Sorti e Progressive

Questo post parlerà del dibattito in corso sulla legge elettorale ma non prenderà una posizione sulla proposta Renzi. Non sarà un post politico ma sociologico e quindi lo potete leggere sia se siete renziani sfegatati sia se siete ferocemente anti-renziani. Perché vuole rispondere alla domanda: Renzi o non Renzi, è possibile una riforma elettorale equa e largamente condivisibile? La risposta, anticipo, è un sonoro “No”, e dopo avere spiegato perché “No” cercherò di precisare un punto di vista, forse un po’ eccentrico, su come fare per rendere propositiva anche questa risposta negativa.

Perché Hic Rhodus

Hic Rhodus e la politica come impegno civile

In un momento difficile, incerto e mutevole del nostro Paese (ma, se solo si alza un po’ lo sguardo, di tutto il pianeta), vogliamo essere presenti attivamente nell’arena politica pensando che sia sbagliato sottrarsi. Noi vogliamo esserci, vogliamo costruire, proporre, argomentare, discutere. Vediamo attorno noi che la discussione è più spesso rissa, la costruzione di dialogo un pretesto per l’affermazione personale, l’argomentazione spesso inesistente e la demagogia imperante. Vogliamo fare una cosa diversa. Crediamo nelle parole e nella capacità delle parole di cambiare il mondo, e intendiamo Hic Rhodus come il nostro modo per impegnarci politicamente, socialmente e culturalmente.

Ecco come la Merkel, Napolitano e Capitan Uncino stanno tramando per conquistare l’Umbria

Chi frequenta i social è circondato da denunce complottiste: da quella per salvare Berlusconi alla Merkel che ci vuole affamare (a un livello tutto sommato basso di paranoia) fino ai rettiliani che stanno prendendo il potere e alle scie chimiche che ci uccidono. Questo post definisce cosa sia il complottismo, ne approfondisce le conseguenze politiche e ne denuncia i rischi per la democrazia.

Poveri lavoratori…

Come preannunciato nel post sull’importanza della Statistica, vorrei “rileggere” alcuni temi di particolare interesse e molto presenti nel dibattito politico utilizzando le evidenze statistiche disponibili, in particolare quelle fornite dall’Istat e dall’OCSE.

Il tema forse più rilevante a giudizio di quasi tutti i commentatori italiani è quello del lavoro, rispetto al quale le proposte e le discussioni mi sembra si concentrino su due obiettivi prevalenti:

  • come ridurre il tasso di disoccupazione, prevalentemente giovanile;
  • come sostenere economicamente chi per un motivo o l’altro (giovani in cerca di prima occupazione, quaranta-cinquantenni “espulsi” dalle aziende, “esodati”, ecc.) si trova a non avere un lavoro.