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Un anno di Renzi e di bicchieri mezzo pieni

bicchieri

Sono passati dodici mesi da quando Matteo Renzi è diventato il nostro Presidente del Consiglio, e sono stati mesi piuttosto lunghi sia per i suoi fan che per i suoi detrattori. Pochi giorni fa, Bezzicante ha analizzato questo periodo dal punto di vista della strategia politica; io vorrei assumermi invece il compito di delineare una sintesi più legata alle cose fatte e avviate, un terreno certamente più ingrato per i nostri politici, ma altrettanto certamente decisivo per noi cittadini. Riprenderemo temi in larga parte già toccati nei molti post che abbiamo dedicato all’azione di governo, e cercheremo di capire a che punto siamo, e perché anziché un solo bicchiere mezzo pieno stavolta ce n’è un’intera serie, assieme a qualcuno ricolmo e qualcuno desolantemente vuoto.

Sai che risate ad Agrigento (le classifiche sulla qualità della vita danneggiano anche te; di’ loro di smettere!)

natura

È uscita lunedì scorso la 25^ classifica sulla qualità della vita nelle province italiane che il Sole 24 Ore si ostina a propinarci ogni anno (QUI la mappa interattiva). Un esercizio ridicolo, metodologicamente discutibile e anche eticamente non privo di rischi. Poiché mi scaglio contro queste classifiche dal lontanissimo 1988 (quando recensii alcuni dei primi volumi con queste classifiche) e non ho mutato parere da allora, vi chiarisco i come e i perché tecnici di questo esercizio e del perché sia di norma una stupidaggine. Naturalmente, come feci anche trattando l’argomento dei sondaggi politici, per certi versi analogo, tratterò abbastanza divulgativamente il tema rinviando i lettori interessati agli indicatori sociali (di questo si tratta) alla pubblicistica specializzata.

Perché abolire le Province (per iniziare).

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]

Il dibattito in corso sull’abolizione delle Province è falsato artatamente da alcuni critici. Assistiamo in particolare all’alleanza fra sostenitori del mantenimento delle Province (per esempio molti di coloro che fanno politica in questo ambito) e antigovernativi a oltranza, o meglio anti-renziani, che nella migliore tradizione della politica italiana sono contro a prescindere; costoro propongono argomenti limitati e dati parziali che mostrerebbero l’irrisorio risparmio e l’inutilità semplificativa di questa riforma. A me pare che questi due argomenti non siano ben impostati, e che ne manchi un terzo che invece costituisce l’elemento centrale della riforma (se inquadrata – come dirò – in un disegno più generale), ovvero quello della diminuzione dei centri amministrativi e di potere a vantaggio di una semplificazione funzionale di sistema.

Renzi: spending review sì, tasse occulte no!

Passato qualche giorno dalla vivace presentazione con cui Matteo Renzi ha esposto la ben nota serie di misure che ha in programma, a partire dalla riduzione delle tasse per i redditi più bassi (su questo sono state avanzate valide osservazioni altrove), vorrei concentrare la mia attenzione piuttosto sulle risorse che dovrebbero essere impiegate per coprire i costi del taglio delle tasse annunciato dal Presidente del Consiglio. Era stata infatti prospettata una riduzione “epocale” della spesa, ma poi sui risultati della spending review presentati da Cottarelli al Senato Renzi ha mostrato una notevole prudenza, attirando semmai l’attenzione dei media soprattutto sulla riduzione degli stipendi ai manager pubblici, misura certamente molto popolare. E persino il Presidente della Repubblica è intervenuto contro i “tagli immotivati” alla spesa (chissà se ci è lecito dire che è la spesa a essere spesso immotivata).

Quindi, vediamo: cosa c’è davvero nella famosa spending review? Proviamo ad analizzare meglio le famose 72 slide di Cottarelli.