Milleproroghe e la costruzione del senso populista

Guardate che è una cosa a dir poco esilarante. Non si legifera; si proroga. È dal 2005 che, sostanzialmente ogni anno, il ganglio di provvedimenti incompiuti, decisioni non maturate, scadenze alle quali non si riesce a provvedere in tempo, sono oggetto di proroga. Il lavoro parlamentare è complicato, complicatissimo; non sarò io a far parlare la mia pancia anziché la mia testa, ma certamente è singolare che ogni anno si legiferi su minestroni indigesti come il Milleproroghe (che ovviamente contiene di tutto) e in seguito la Legge di bilancio, che è diventata un altro omnibus per ficcarci dentro di tutto e di più. Ovviamente ciò non riguarda solo l’attuale governo ma molti dei precedenti. È diventata una consuetudine. Si fa così.

A differenza di precedenti esempi, però, questo Milleproroghe si riveste di un significato particolare; al giro di boa governativo questo calderone contiene, sì, proroghe di fatto necessitate da circostanze diverse, senza particolare significato politico, ma assieme ad alcune chiarissime scelte che anticipano largamente la filosofia dell’intervento futuro del governo Conte.

Scheda Milleproroghe:

Il fatto è che diverse norme prorogate sono temi “caldi” che anticipano scelte di chiarissimo e controverso segno. La più nota delle questioni controverse riguarda le vaccinazioni. Uno scandalo. In “attesa di una legge di riordino” (Taverna), il governo poteva semplicemente proseguire con l’esistente decreto Lorenzin (a nostro avviso comunque pessimo e permissivo, e non a caso inapplicato nella maggior parte dei casi); poi, volendo fare una legge, l’avrebbero fatta. Bloccare tutto e “prorogare”, nel senso di rinviare gli obblighi previsti (elasticità del lessico politico!) significa semplicemente dare un fortissimo segnale agli antivax sugli orientamenti di questo governo. Ogni precisazione della ministra Grillo a commento della decisione è da brividi. Non esiste alcuna logica, nel senso di logica razionalista, chiara: i vaccini, secondo questo governo, fanno bene o male? Esiste un’emergenza vaccinazioni oppure no? Le risposte a queste domande cruciali, per una decisione in un senso o nell’altro, non sono importanti. L’importante è il senso di questa decisione.

Un altro tema rilevante del Milleproroghe riguarda la riforma Orlando sulle intercettazioni. Quella riforma intendeva punire il reato di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente, vietare la pubblicazioni di atti fino al termine dell’udienza preliminare, di trascrivere conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini e, in breve, confermando lo strumento dell’intercettazione intendeva limitarne l’uso mediatico, strumentale, che con le “fughe di notizie” consentivano di spubblicare persone (semmai innocenti) rovinandole. La riforma doveva entrare in vigore questa estate ma la proroga lo impedirà, in attesa di una riforma che cancelli quella di Orlando che “era stata scritta con l’intento di impedire ai cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati” (Bonafede). Anche qui è chiaro il senso: giustizialista, moralista, del popolo pentastellato, che non conosce le garanzie a tutela degli imputati e, peggio ancora, di chi imputato non è ma deve essere giustiziato nel piazzale Loreto dei social populisti.

Il Milleproroghe riguarda inoltre il rinvio della completa liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e la conferma dei Presidenti delle Province e del personale, in attesa di una nuova legge che sostituisca quella di Del Rio. Il primo punto è stato voluto dai 5 Stelle ritenendo che le tariffe “a maggior tutela” ancora praticate per la maggioranza dei consumatori salvaguardino rispetto a una concorrenza che potrebbe danneggiarli. Non voglio entrare nel merito, ma anche qui: pensare (a torto o a ragione) che la concorrenza del libero mercato danneggi i consumatori aiuta a comprendere la direzione di politica economica di questo governo. E le norme a favore delle Province si sposano col disegno di legge già presentato per ripristinare, di fatto, il vecchio sistema, in nome di una presunta “maggiore rappresentanza popolare”. In entrambi questi casi le proroghe servono per dar tempo a nuovi iter legislativi.

Sorvolo invece sui fondi per le periferie, che il milleproroghe intende destinare ad altro; malgrado le voci di protesta qui si è consumato un grave pasticcio, visto il voto a favore di PD e LeU.

Il governo, quindi, fra un proclama di Salvini e l’altro, sta compiendo i primi passi, mettendo le prime pietre che indicano alcune – certamente previste – derive populiste del peggior ordine.

Noi che ci facciamo opposizione dovremmo prestare meno attenzione ai tweet del Ministro degli Interni e ragionare con più capacità politica su queste “proroghe” e sulle norme che paventiamo: leggi no vax, leggi giustizialiste, leggi anti-liberali e vedremo cos’altro. Ho l’impressione che la burbanza anti-immigrati di Salvini stia eccessivamente oscurando il quadro complessivo che si intravede, con l’eccezione della questione vaccini, gravissima in sé, ma che fa ombra ad altri temi. Se il Milleproroghe è solo un piccolo assaggio, credo che il passo indietro di 15-20 anni che ci faranno fare i grillo-leghisti diverrà a breve il nostro peggiore incubo.

2 commenti

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    “Guardate che è una cosa a dir poco esilarante. Non si legifera; si proroga. È dal 2005 che, sostanzialmente ogni anno, il ganglio di provvedimenti incompiuti, decisioni non maturate, scadenze alle quali non si riesce a provvedere in tempo, sono oggetto di proroga.”
    Un Paese che slitta.
    Un verbo che in Italia riecheggia di continuo è “prorogare”, anzi “slittare”. Sta per giungere la fatidica data finale del provvedimento, del decreto, della legge, della decisione, della “domanda” da presentare, ed ecco che radio, TV e giornali annunciano: la data “slitta”… Nel Paese dove la burocrazia supera quella zarista, non si slitta in una troica sulla neve, bensi’ su date, scadenze, termini, “tempi”…
    Il calendario governativo italiano è pieno di date che si muovono in avanti, che cambiano cifra, che si metamorfosano, che “slittano”. Il tempo italiano è come un elastico che i burattinai di un sistema burocratico perverso e pazzoide dilatano quando possono e quando vogliono con continue proroghe.
    La scadenza non scade mai, nel paese dove tra file agli sportelli, avvisi, attestati, certificati, modulistica, pratiche burocratiche tra cui quelle automobilistiche (penso che l’Italia sia l’unico paese al mondo in cui esistono uffici gestiti dai privati di “pratiche automobilistiche”), denunce di smarrimento ai carabinieri, incartamenti, fascicoli, l’abitante medio consacra nell’insieme almeno un paio d’anni della propria vita a questi tristi riti burocratici accompagnati da giaculatorie di condanna contro un’amministrazione pubblica di tipo kafkiano.
    In Italia, di anno in anno, di mese in mese, di giorno in giorno tutto cambia. Nuovi balzelli, nuovi modelli di stampati per richieste varie, calcoli, cifre, date, termini… tutto muta. I governi cambiano continuamente come in nessun altro paese al mondo. Ma nulla cambia. Improvvisazione e approssimazione regnano sovrane, e tutto resta vago, impreciso, in attesa di conferma… I termini non terminano mai, poiché si “riaprono”, vengono “estesi”, sono “prorogati”, “slittano”… Nulla si finalizza nell’Italia burocratica, poiché tutto rimane sospeso in una sorta di eterno presente.
    Lo slittamento sembra arrecare sollievo all’utente, che si sente per un momento allentare la corda al collo, ma la corda rimane e ben presto il cittadino subirà altre strette da altre corde piovutegli sul collo dall’alto.
    .

  • Nemo 72 123stella

    Il buon padre di famiglia…

    Alcune leggi del nostro stato citano questa frase. In senso ampio danno al cittadino una traccia per prendere una decisione in merito alla gestione di qualcosa su cui deve applicare una acelta dicendogli: nei casi in cui io stato non posso dirti alla lettera cosa fare ti suggerisco di porti di fronte ai dubbi che hai e scegliere la soluzione che “un buon padre di famiglia ” applicherebbe.

    Forse questa frase pare arcaica. Forse al tempo in cui è stata scelta, la famiglia e i padri erano ancora dei pilastri della ragione e della fiducia tali da richiamare quel senso pratico e di giustizia equanime utili a dare al cittadino una base solida per prendere decisioni difficili la dove lo stato non poteva aiutare a farlo.

    Mi chiedo se nelle famiglie odierne i padri sanno se iniettare vaccini a bambini appena nati possa fare bene o leda la salute del neonato.
    O se almeno hanno elementi sufficienti per capire.
    O se hanno il tempo utile e le informazioni sufficienti per rispondere alla domanda.

    E alla fine mi chiedo se un padre buono di una famiglia italiana si sente bene. A proprio agio di fronte alla questione vaccini.

    Di sicuro mio padre… era scontento quando di fronte ad una domanda importante che riguardava il benessere delle persone di cui aveva cura, doveva prorogare la scelta perdendo tempo in discorsi inutili o silenzi ancor più inutili.

    Mi chiedo se un buon padre di famiglia si sa mettere di fronte alle calugne o alle verità scomode o ai pettegolezzi che filtrano all’esterno, fatti su di sé o sui componenti della famiglia.
    E se sa riconoscere chi apprendendo queste notizie (come se fosse intercettato al telefono) le usa per poi dare una mano a risolvere problemi o le usa solo per creare caos.

    Mi chiedo se un padre di famiglia capisce che se va a fare la spesa in un mercato e vede i prezzi dei prodotti.. a volte quei prezzi sono concordati tra i vari venditori. Così che si creano cartelli nascosti. E la concorrenza del libero mercato viene annullata e ridotta ad una mera speranza.

    Mi chiedo se un padre di famiglia oggi è simile alla figura del padre di famiglia di ieri. Quando quelle leggi venivano scritte.
    Se ieri come oggi i padri prorogavano su temi importanti sentendosi forti o giustificati.
    Se ieri erano così… evanescenti come Quelli che appaiono oggi.
    Se ieri erano così incomprensibili iracondi incapaci di creare dialogo. Incapaci di prendere decisioni importanti per il bene di moglie e figli.

    Soprattutto mi chiedo come mai se penso ai governi degli ultimi vent’anni la sensazione irreale che ho è che i nostri rappresentanti fossero tutti single.

    Cordialità.

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