La riforma costituzionale è approvata. Ma dovrà passare l’ordalia di Ottobre

costituzione.jpg

La riforma costituzionale è approvata dopo sei faticosissimi e contrastati passaggi parlamentari. Anche se ne trovate sintesi e discussioni ovunque, i punti chiave sono a mio avviso questi:

  • superamento bicameralismo perfetto; resta un Senato federale ampiamente limitato nei poteri ma la fiducia al governo sarà data solo alla Camera;
  • superamento della legislazione concorrente fra Stato e Regioni e trasferimento allo Stato di alcune competenze finora condivise con le Regioni;
  • definitiva abolizione delle Province.

La legge include molte altre modifiche (all’elezione del Presidente della Repubblica, ai referendum, quote rosa, Cnel, etc.) non di poco conto ma forse di minore presa sull’elettorato (una rapida sintesi può essere trovata QUI in forma testuale oppure QUI come infografica).

I tre punti segnalati sono particolarmente importanti perché producono un fondamentale snellimento amministrativo e politico.

Il bicameralismo è stato per decenni un’autentica palla al piede per qualunque importante riforma italiana, dove maggioranze incerte e colpi di mano parlamentari, introducendo modifiche anche minime, obbligavano a ulteriori letture moltiplicando esponenzialmente i tempi di realizzazione di politiche anche urgenti. Leggi elettorali sempre eccessivamente furbe (oltre alla fisiologica diversa composizione delle due camere a causa delle due diverse basi elettorali) creavano poi squilibri cronici nelle possibili maggioranze costringendo ad alleanze spurie, “soccorsi” (generalmente al Senato) da parte di forze politiche ambigue, discussioni infinite. Tutto questo è stato chiuso, superato e ciò dà ovviamente nuovo vigore alla legge elettorale approvata l’anno scorso (Italicum). Indipendentemente da critiche a questa legge elettorale, il combinato disposto di Italicum e riforma costituzionale rende finalmente, e per la prima volta, efficace il sistema: si vota, si sa chi vince, chi vince governa in maniera spedita. Al netto, ovviamente, di cambi di casacca parlamentari e altri incidenti di percorso.

Il superamento della legislazione concorrente è forse più importante ancora, almeno sotto il profilo operativo. La legge costituzionale 3/2001 aveva creato un quadro confuso e permanentemente conflittuale fra Stato e Regioni, capace di bloccare, rallentare ed esasperare la decisione e la successiva realizzazione di politiche fondamentali in cui la concorrenza diventava oggetto di infinita negoziazione quando non di conflitto agito sostanzialmente per ragioni politiche (QUI un saggio critico; QUI uno ulteriore). Naturalmente questa chiarificazione e semplificazione va a detrimento del ruolo e del potere delle Regioni e non le rende contente (si può leggere sotto questo profilo il referendum contro le trivelle promosso da 9 Regioni) ma personalmente – occupandomi da molti anni di programmazione e di politiche pubbliche (nel senso di policies, non di politics) – credo che il ruolo delle Regioni non solo fosse diventato abnorme, inefficiente e inefficace, ma che vada ulteriormente completato con l’approdo a macroregioni e col superamento degli Statuti speciali.

L’abolizione delle Province ha, a questo punto, un valore quasi più simbolico che reale, anche se contribuisce fortemente allo snellimento dell’amministrazione pubblica che in Italia ha troppe articolazioni. L’abolizione delle Province ha senso ora, entro questo riassetto costituzionale, se costituisce un primo passo che deve prevedere anche un forte accorpamento dei piccoli comuni, l’abolizione delle comunità montane o quanto meno una loro riorganizzazione e altro ancora.

Se trent’anni vi sembran pochi. Bisognerà pur dire che sono almeno tre decenni, e più, che si cerca di imboccare questa strada, sin dai Comitati Ritz e Bonifacio del 1982 e quindi la più importante Commissione Bozzi del 1983. La storia che seguì è troppo complicata da riassumere in poche righe (potete leggervela QUI) ed è scandita da referendum, Mani Pulite, ribaltoni e colpi di scena, governi di opposto colore che hanno tentato la strada dei cambiamenti costituzionali a colpi di maggioranza e infinite discussioni su un ventaglio variegato di sciocchezze sempre dipinte e presentate come questioni di principio fondamentali. Ora un cambiamento parziale, ma certamente abbastanza radicale, c’è finalmente stato, e i cittadini dovranno esprimersi in merito col referendum di Ottobre che, in maniera chiara ed esplicita, sarà un referendum soprattutto a favore e contro Renzi, e questa è una cosa pericolosa.

Il pericolo è di trasformare un referendum confermativo in un’ordalia. È facile scommettere su un lunghissimo pseudo-dibattito (già iniziato, in realtà) che denuncerà il ducetto Renzi e non dirà nulla, se non retoricamente, dei pregi e difetti del superamento del bicameralismo; che additerà il presuntuoso Renzi ma sorvolerà, se non en passant, sul superamento della legislazione concorrente; che chiamerà a raccolta le truppe per la spallata finale all’odiato e odioso Renzi e dimenticherà di discutere sull’efficacia e l’efficienza dell’amministrazione pubblica. È facile scommettere che si parlerà pochissimo nel merito, cercando di valutare gli effetti della riforma in termini di denari e tempi risparmiati, di credibilità internazionale, di stabilità di governo, di velocità di approvazione delle politiche, e moltissimo su un argomento reso artificialmente centrale dagli avversari (numerosissimi) del Primo Ministro. Il referendum di Ottobre rischia di diventare un referendum su Renzi, un modo per mandarlo a casa buttando via, nel tentativo, il primo risultato concreto che siamo riusciti a portare a casa in oltre trent’anni. Si poteva fare meglio? Ovvio, e facile indicare gli elementi poco convincenti in questa riforma. Si poteva fare con più ampio consenso parlamentare se solo Renzi fosse stato più flessibile? Non lo credo; l’azione, gli argomenti e la qualità delle opposizioni, anche interne, mostrano chiaramente la natura strumentale della maggior parte delle contestazioni: all’uomo, non alla riforma.

Hic Rhodus, da qui ad Ottobre, tornerà certamente più volte su questi argomenti.

2 commenti

  • Avrei alcune domande 1)sulle province: ok sull’eliminazione ma oltre ai consigli esistono i lavoratori provinciali che non potranno essere lasciati a casa ma spostati finche pensione non giunga, poi ci sono le prefetture ed altre strutture a dimensione provinciale. Non é che il risparmio sarà risibile all’inizio? Inoltre gli acquisti dei singoli comuni non rischiano di perdere efficenza nel moltiplicare i centri di spesa? (d’altronde da qualche parte bisognerà cominciare). 2)Non è che lo stesso Renzi abbia partecipato, con la sua dichiarazione “se il referendum boccia la riforma costituzionale lascio la politica”, a far percepire la consultazione referendaria come un modo per esprimere un Sì/Nó sulla sua persona? 3)quando sento gli strilli dei rischi per la democrazia mi convinco della bontà della riforma stessa (effetto paradosso:-) quando peró leggo Ainis qualche dubbio mi viene; non per la democrazia ma sull’equilibrio del sistema nel suo complesso e su cosa ne salterà fuori http://www.corriere.it/opinioni/16_gennaio_14/riforma-incompiuta-ruoli-poteri-f11466be-ba83-11e5-8d36-042d88d67a9f.shtml
    Tra l’altro dall’infografica del corriere mi pare che sull’elezione dei senatori ci sia ancora molta confusione sui posti assegnati per regione, ma anche qui da qualche parte bisognerà partire.
    Che ne dici? Grazie e saluti

    • 1) Tutte le risposte in questo vecchio post: https://ilsaltodirodi.com/2014/03/31/perche-abolire-le-province-per-iniziare/
      2) Sì; in realtà è stato un processo circolare. Quello che fa Renzi viene criticato a volte per partito preso e Renzi ci mette del suo personalizzando eccessivamente.
      3) I pareri sono innumerevoli ma non mi pare che la riforma crei i disequilibri paventati da taluni; sarebbe diversa una riforma totalmente presidenzialista, un intervento sull’autonomia della magistratura o cose simili. Abolire di fatto il Senato e le Province e tornare, nelle attribuzioni alle Regioni, alla situazione pre-(cattiva)riforma del 2001 non mi pare sbilanci alcunché.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...