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Gli zombi pentastellati, gente politicamente morta anche se continua a camminare, hanno votato l’ennesima boiata salviniana: inutile agli effetti dell’ordine pubblico, perniciosa nei risultati, odiosa come ispirazione. Si avvicina così sempre più il momento in cui Salvini, che già fa tutto quello che gli pare, deciderà di staccare la spina e togliersi dai piedi il fastidio di quei piagnoni piantagrane incompetenti. Se non ci saranno colpi di scena vomitevoli (come un mega governo anti-leghista con gli zombi pentastellati assieme a quelli del PD) si andrà alle elezioni, Salvini con Meloni vinceranno a mani basse e faranno un governo senza alibi. Le anime belle non avranno la scusa dei 5 stelle “che hanno punti del programma come i nostri”, “che hanno elettori di sinistra” e altri pensieri sconnessi (si sa, gli zombi hanno il cervello marcio e non ragionano bene). Evviva il prossimo governo chiaramente, platealmente, organicamente, inequivocabilmente di destra (come adesso, ma c’è chi non capisce) che imporrà perfino a Zagrebelsky di prendere una posizione. E ho detto tutto.

I 5 stelle non sono diversi da Salvini ma semplicemente un’altra faccia della stessa medaglia.

Roberto Giachetti, No caro Franceschini, tra Pd e M5s non ci possono essere intese, il "Foglio", 23 lug 2019.

La trattativa prosegue e proseguirà fino all'ultimo momento utile, pochi minuti prima dell'avvio della Direzione nazionale, convocata per giovedì alle 16. L'esito di quella riunione è scontato, Nicola Zingaretti ha dalla sua parte un'ampia maggioranza in grado di approvare le liste per le europee. Ma quello che ancora non è scontato è l'atteggiamento che manterranno le minoranze interne, la nuova componente guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini (Base riformista, con acronimo Br, è solo un nome provvisorio, garantiscono) e quella turborenziana di Roberto Giachetti.

Francesco Calvo, L’intesa fra Pd e Mdp nel mirino delle minoranze dem, "HuffPost", 10 apr 2018.

Sostituire "Renzi" a Zingaretti, e "Civati, Gotor, Bersani etc." a Lotti, Guerini, Giachetti. Sembra di essere tornati a tre anni fa...

Il nostro pensiero sulle primarie PD è semplice e così riassumibile:

  1. bravo il PD che malgrado tutto ha il coraggio di provarci;
  2. bene la partecipazione, una prova di democrazia, un buon segnale per l’Italia;
  3. perplessità su Zingaretti e ciò che potrà fare; bene o male Zingaretti potrebbe significare uno spostamento “a sinistra” (se significa ancora qualcosa), il ritorno della Ditta, un passo indietro rispetto alla possibilità di unire, in una grande coalizione, forze democratiche socialiste e liberali assieme. Per non parlare della tentazione, speriamo ormai cessata, di un dialogo col M5S. Assieme alla segreteria Landini nella CGIL la polarizzazione a sinistra potrebbe diventare un rinchiudersi, una volta di più, nella riserva indiana dei giusti, creando le condizioni per nuove lacerazioni interne verso “destra” (Renzi e i cosiddetti renziani) e sostanzialmente favorendo Salvini e il populismo italiano che, abbandonando i 5 Stelle, si sta riposizionando su trincee più massimalista.
  4. A proposito del fantasma di Renzi che aleggiava su queste primarie: il fatto che Zingaretti abbia vinto senza bisogno di ballottaggio lo rafforza contro il potere di veto che Renzi e i suoi finora hanno avuto nel partito, grazie al peso che hanno nella Direzione e nei gruppi parlamentari. Potrebbe ora verificarsi il definitivo sfaldamento dello schieramento renziano e l’isolamento di quel “giglio magico” che per il PD in termini di consenso è ormai solo un danno.