Sotto l’ideologia, niente

La fine miserabile verso la quale sembra avviato il PD (chissà perché tutte le fini sono miserabili: quella di Forza Italia, dei socialisti, ma anche di Gheddafi… per dire) appare sconsolante per l’incapacità dei protagonisti (tutti, tutti…) di dare una conseguenza pratica all’analisi. Perché l’analisi è abbastanza facile, e se solo sfogliate un po’ di giornali, e leggete un po’ di commenti, non è che mancano quelle intelligenti.


Ve ne segnalo solo due, che bastano e avanzano:


Un partito di antiche tradizioni, risalenti a intellettuali acuti come Gramsci, che della capacità di analisi storica (insufflata dall’ideologia marxista) aveva fatto bandiera, sembra sgangheratamente abbandonato ai flutti autodiretti di capi corrente, presidenti regionali, sussurratori dietro le quinte, aspiranti segretari, seduttori populisti, in un caos che nulla ha a che fare con qualunque idea di partito possiate avere, e certamente men che meno con l’idea di un partito riformista, democratico, liberalsocialista o comunque dell’area di centro[trattino]sinistra. Dopo i vituperati (per ragioni diverse) Bersani e Renzi, alla segreteria di quel partito si sono avvicendate due autentiche nullità come Zingaretti e Letta (ne parla Cundari QUI), e in questo Hellzapoppin’ che chiamano “congresso”, quella manciata di candidati che si contendono la poltrona segretariale (chissà perché, poi) meritano tutti incondizionatamente gli aggettivi che Marco Antonio riservò a Bruto e Cassio, ma non è che si possa fare il tifo per uno (o una) di costoro auspicando che sapranno, o potranno, cambiare le cose.

Poiché sono arrivato al punto che del PD in quanto tale non me ne importerebbe un fico secco, se non fosse per le conseguenze intuibili nell’assetto democratico italiano nel suo insieme (si parla pur sempre di quello che era l’unico partito di massa del centro[senza trattino]sinistra), preferisco abbandonare gli aspetti di piccolo cabotaggio politico (altro non è) per fare una riflessione generale sul tema dell’ideologia, che ho trattato diverse volte qui su HR.


Su Hic Rhodus:


Quello che penso sia accaduto – ma non pretendo di essere originale nel dirlo – è che la fine delle ideologie ha lasciato il vuoto. Quando il PCI (partito comunista, marxista) ha fatto la svolta della Bolognina (1989-1991) sciogliendosi e formando un nuovo soggetto politico (il Partito Democratico della Sinistra, nonno dell’attuale PD) di natura riformista, da un lato non aveva più molte alternative (il muro era crollato, l’URSS non esisteva più, sembrava che il mondo andasse verso un destino di globalizzazione positiva e felice…) ma dall’altro lato non aveva neppure molte idee. Come si fa i riformisti dopo essere stati per generazioni comunisti? Come si pensa il mondo dopo averlo per decenni letto con le lenti del marxismo (o meglio di sue perverse e distorcenti divulgazioni)? I concetti chiave, uguaglianza, libertà, lavoro… come vengono diversamente declinati da una nuova forza riformista che fino al giorno prima aveva incatenato quei concetti a una specifica semantica, giudicata non più valida?

La risposta è che non si può, almeno a livello di massa. Il superamento ideologico è travaglio, lungo, pesante, contraddittorio e sofferto, e non un atto notarile. Alcuni (diversi, forse tanti in termini assoluti ma non percentualmente) sono diventati veri riformisti; erano già pronti per essere tali, e l’onda della Storia li ha trovati pronti. Ma la massa no, e nella massa metto elettori ed eletti, iscritti e dirigenti, gente che con spinta differente può avere accettato (alcuni obtorto collo) la fine del sogno comunista, ma non ha avuto altro contenuto per sostituire quello vecchio. Portato in discarica il vecchio mobilio comunista, molti, moltissimi, si sono trovati una casa spoglia, senza capire bene quale mobilia, quale suppellettile, collocare. Ecco allora le mille e mille improvvisazioni, senza criterio politico, del discorso democratico (nel senso di Partito Democratico) di questi anni, che una volta incorona Conte interlocutore privilegiato, una volta butta là l’idea dello Ius Scholae, un altra volta fa una piroetta sui diritti civili (tanto lì è facile), ma non sa esprimere un programma organico e decente che indichi un quadro, un disegno, complessivo, in tema di lavoro, di cittadinanza, di diritti, etc. (il programma elettorale del PD alle ultime politiche era un capolavoro di improvvisazione e futilità; lo abbiamo criticato QUI).

Dal senso che esprime un partito possiamo facilmente passare a quello espresso dal singolo militante. Ho amici di sinistra (PD, Sinistra Italiana…) che di fronte all’evidenza del fallimento dell’ideologia comunista, anziché spogliarsene e rimanere nudi di fronte al mondo, costretti a interrogarsi seriamente sul significato, il senso, la realtà dell’uguaglianza, della libertà, del lavoro etc., hanno preferito restare nella protezione ideologica delle loro antiche idee, che come una copertina di Linus consente di organizzare (soggettivamente) il mondo, spiegarselo, e quindi proporre una prassi, un’azione politica. Che tale azione sia inefficace, perché l’analisi (ideologica) è ormai inservibile, non rileva; la colpa è del liberismo, dei poteri forti, del destino cinico e baro, di cause terze che verranno analizzate (con strumenti ideologici ormai inservibili) per opporre una nuova e più vitale azione, parimenti inutile.

L’ideologia è un pensiero pensato da altri, che organizza la vita, la morale, l’azione di persone che – beffa suprema di ogni ideologia, religioni incluse – credono di essere nel vero, e nel giusto, proprio perché così predica l’ideologia. E quindi riescono difficilmente ad uscire dal loop autoriferito che li ha irretiti. 

Il PD è l’epilogo di una storia anche gloriosa di vecchi comunisti, che per generazioni pensavano pensieri altrui, e che non hanno saputo sostituire tali pensieri altrui con propri, originali, contemporanei (chi ci ha provato, dentro quel partito, non ha fatto una buona fine politica). Quindi Schlein, Bonaccini, o gli altri, non credo che faccia alla fin fine una grande differenza; la mancanza di pensiero originale è simile, i capi corrente restano lì, i governatori-imperatori (penso a Emiliano e mi vengono i brividi) avranno i medesimi poteri ricattatori, la seduzione populista sembra ormai dilagare.

Ci vorrebbe un partito nuovo, non un segretario nuovo per un partito vecchio.

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