Autore: Claudio Bezzi

Mandrakista. Intollerante.

Democrazia diretta. Da chi?

Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto.

Blaise Pascal

Questo post apre un nuovo importante argomento per Hic Rhodus: quello della Democrazia. Tema sempre attuale, sempre da vigilare e approfondire, e comunque molto presente nel dibattito odierno in Italia: dal problema della forma di Stato migliore e più efficiente (e conseguenti riforme costituzionali) a quello della riforma elettorale, il tema è proposto, a volte strillato, a tratti equivocato, sui quotidiani, sui social media e perfino fra le forze politiche. Alludo al fatto che troppo spesso usiamo parole (e ci riferiamo a concetti) che non sono chiare per niente, che riproponiamo in maniera stereotipata alludendo a concetti vaghi e mal digeriti; ciò vale anche per |Democrazia|, e facile sarebbe mostrare come siano definite “democratiche” forme di governo assai diverse e inconciliabili con la nostra idea (come nel caso della Repubblica Popolare Democratica di [Nord] Corea), mentre andrebbe rivisitato il cliché dell’Atene democratica di Socrate e Platone. Ma di questo e altro ancora tratteremo in post futuri e voglio parlare, qui, di un tema ristretto e attuale che mi permetterà di segnalare il pericolo del pensiero politico veloce e privo di riflessività; cioè della possibilità di una qualche forma di democrazia diretta, che sembra tanto ispirare alcune forze politiche (non alludo solo al M5S; basta vedere alcune delle ragioni critiche che inducono a invocare le preferenze nella nuova proposta di legge elettorale; o che ispirano i NO-TAV e altri comitati locali).

Gli americani non sanno cosa sia il bidè, e altri 100 cliché che ci impediscono di pensare

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nulla si compie se non s’apre bocca.

Euripide, Supplici

Il linguaggio descrive, trasmette informazioni, ma soprattutto costruisce il mondo. È quella che i linguisti chiamano funzione “perlocutoria” del linguaggio che ha livelli differenti di pregnanza in Autori diversi ma, semplificando assai, significa quanto meno che la parola (detta, scritta) ha conseguenze pratiche sulla realtà. Non una semplice “descrizione” del mondo, qualcosa a margine del mondo, un suo simulacro verbale; piuttosto un’azione sul mondo; parlare, dire, scrivere, agisce sul mondo e lo cambia. Ci sono infiniti possibili esempi per mostrare questa azione trasformatrice del linguaggio:

Orfani delle Magnifiche Sorti e Progressive

Questo post parlerà del dibattito in corso sulla legge elettorale ma non prenderà una posizione sulla proposta Renzi. Non sarà un post politico ma sociologico e quindi lo potete leggere sia se siete renziani sfegatati sia se siete ferocemente anti-renziani. Perché vuole rispondere alla domanda: Renzi o non Renzi, è possibile una riforma elettorale equa e largamente condivisibile? La risposta, anticipo, è un sonoro “No”, e dopo avere spiegato perché “No” cercherò di precisare un punto di vista, forse un po’ eccentrico, su come fare per rendere propositiva anche questa risposta negativa.

La valutazione delle politiche pubbliche e la situazione in Italia

Parlare di azione pubblica, rinnovamento dello Stato, efficacia della politica e naturalmente, alla fine, di democrazia, è uno dei filoni tematici che vogliamo trattare qui su Hic Rhodus con un taglio che vuole essere razionale e argomentato, anziché umorale e assertivo. E non è una cosa bizzarra, non è demagogica, non è irrealizzabile se molteplici Paesi chiaramente più virtuosi adottano politiche più efficaci, corrono prima di noi ai ripari quando le cose non funzionano, spendono meglio il denaro pubblico indebitandosi di meno, garantiscono servizi veri ai cittadini e via discorrendo.

Uno dei modi conosciuti per far funzionare meglio la macchina pubblica è lo strumento della valutazione; molto meglio della buona volontà, molto ma molto meglio degli impegni politici e indiscutibilmente meglio della navigazione a vista che dice di sì a tutto e al contrario di tutto.