I sondaggi elettorali sono fatti male

Iniziamo con questo articolo un nuovo dossier (dopo quello sui migranti e quello sul referendum del 4 dicembre) che ci accompagnerà fino alle prossime elezioni politiche. Un dossier che cercherà di parlare di contenuti, di programmi, di scenari, per chiarire le idee innanzitutto a noi stessi in merito a una scelta che – a nostro avviso – questa volta sarà particolarmente rilevante. Vogliamo iniziare con alcune avvertenze sui sondaggi che continuano a essere un genere letterario e giornalistico di grande successo, un genere che diventerà “caldo” man mano che ci avvicineremo alla fatidica data.

Ricordiamo che sotto un profilo tecnico e metodologico le gravi carenze strutturali di tutti questi sondaggi sono già stati da noi denunciati in un articolo di qualche tempo fa che potete leggere QUI. In questo post richiameremo alcune delle osservazioni già fatte a suo tempo inquadrandole in un discorso generale.

Incominciamo con un titolone di questi giorni: L’effetto Di Maio è negativo, il PD sorpassa il M5S nei sondaggi (questo è dell’HuffPost; altri simili in quotidiani diversi). Vediamo i dati:

Schermata 2017-09-26 alle 11.18.54

(Fonte: LA7)

Il PD aumentando dello 0,6, e il M5S calando dell’1,2%, hanno prodotto questo ribaltamento nelle posizioni delle prime piazze (rispetto al precedente sondaggio della stessa società). Grazie al sito Sondaggi politico elettorali possiamo studiare l’insieme degli ultimi pubblicati e trarne alcune prime riflessioni fondamentali (salvo errori: per esempio i risultati di questo sondaggio sono, sul sito istituzionale, al momento clamorosamente errati):

  • Il sondaggio EMG per La7 ha un margine d’errore dichiarato del + o – 2,4%, e presumibilmente questo è il loro standard. Altri sondaggi del periodo – che vediamo a breve – hanno errori maggiori, generalmente del 3,5% o addirittura, per l’Istituto Piepoli, del 4,3. Ciò significa grande aleatorietà specie nei piccoli numeri. Poiché EMG ha intervistato 1.652 persone, lo scostamento positivo del PD (+0,6) significa 10 persone. Il solo margine d’errore significa 40. Tradotto: i dati EMG sono “validi” (e quindi si può generalizzare il dato del campione a tutti i maggiorenni italiani) con un errore che può riguardare 40 intervistati su 1.652; se lo scostamento di un partito è imputabile a soli 10 intervistati, capite che può rientrare completamente nell’errore accettato. Solitamente, ovviamente, si presume che sia molto improbabile che un campione ben costruito includa per intero l’errore ipotetico, e nel nostro caso, quindi, sarebbe davvero un caso se quello 0,6% di incremento del PD fosse totalmente oggetto dell’errore, ma il fatto che sussista questa possibilità deve fare riflettere sui faticosi e inutili dibattiti nei talk show che discutono per ore sul significato di uno 0,6% che potrebbe essere, invece, 0 spaccato, 0,3, 0,9 o altro. E poi, per essere chiari, noi poco sappiamo su come queste società costruiscono i campioni, e anzi quel po’ che si sa generalmente non depone a favore del rigore del metodo.
  • Restiamo negli stessi giorni di questo sondaggio e vediamo cosa risulta in altri analoghi; per non fare confusione ci limitiamo ai soli dati PD e M5S. Ricordiamo che per EMG i pronostici sono: PD 28,4% e M5S 27,1%. Per Tecné PD 26,2 e M5S 25,7; per Bidimedia PD 27,5 e M5S 25,4; per Euromedia PD 26,0 e M5S 26,7. Mi fermo; lo scostamento, più o meno negli stessi giorni, varia di 2,4 punti per il PD e di 1,7 per il M5S. Valori importanti che possono fare una differenza in Parlamento. Com’è possibile? E’ possibile perché i metodi utilizzati sono differenti, perché l’accuratezza dell’indagine è differente e infine perché, come dichiarato nel post precedente, c’è una “strana” tendenza dei sondaggisti ad accontentare il lato politico del committente. Insomma: se guardate una certa trasmissione vedrete certi dati, se guardata una trasmissione diversa potreste vedere dati di altra natura.
  • Ma c’è molto di più: gli astenuti di EMG sono ben il 35,4%; quelli di Tecné addirittura il 45,5; Bidimedia non lo dice (male!); Euromedia 28,2. Due considerazioni: i) il fatto che gli indecisi, quelli che non esprimono un voto, oscillino dal 28,2 al 45,5 la dice lunga sulle differenze tecniche fra agenzie; ii) comunque sia, che un terzo di intervistati o più non si esprima rende inattendibili tutti i risultati. Perché questa area sia ininfluente occorrerebbe presumere che – decidendo eventualmente di andare a votare – costoro si distribuissero fra i partiti in maniera proporzionale ai dati di coloro che si sono espressi; sappiamo invece che non è così (non mi dilungherò sulle ragioni): fra gli indecisi ci sono persone che non andranno a votare comunque e persone che, semplicemente, non lo vogliono dire all’intervistatore; questi ultimi affolleranno maggiormente alcune forze politiche rispetto ad altre (quelle per le quali – a ragione o a torto – si ha pudore di dichiarare simpatia) e quindi, essendo il numero elevatissimo, i dati reali potrebbero essere differenti, anche di molto.
  • Infine questi sondaggi non possono tenere conto di forze politiche nascenti (come Forza Europa) e dei movimenti a sinistra, questioni rilevanti che spariglieranno discretamente il quadro politico.

Queste ragioni rendono inaffidabili i sondaggi. So bene che a noi, alla fine, piace leggerli ugualmente e cercare conferma dei successi o insuccessi della “nostra” parte ma, specie a così grande distanza dalle elezioni, è bene leggerli con la stessa leggerezza con la quale, semmai, leggiamo l’oroscopo. Occorre aspettare un quadro politico stabile, capire chi saranno i leader (cosa farà Berlusconi? E Salvini?), quale scelta farà la sinistra radicale… Ma, specialmente, il grande gruppo degli indecisi renderà sempre piuttosto traballanti questi numeri. Non è corretto neppure fare una media dei sondaggi (così fanno a Sky) perché non hanno valore le medie di grandezze diverse indagate con metodi diversi. Insomma: i sondaggi hanno valori per i grandi numeri: certamente PD e M5S se la giocano, mentre Forza Italia e Lega combattono per le seconde piazze e tutti gli altri cercheranno di battere il quorum; ma queste indicazioni così generiche, alla fine, non dicono poi molto. Meglio, molto meglio, ascoltare i contenuti e battersi per pretendere programmi e proposte intelligenti.

5 commenti

  • Ma i sondaggi piacciono tanto agli italiani perché assomigliano molto a cronache di eventi sportivi (mi scusi, chi sta vincendo?…). Scherzi a parte: concordo particolarmente con la chiusa dell’articolo che invita a considerare i programmi delle forze politiche

  • La risposta degli intervistati va in base alla qualità delle donande.
    Il confronto poi non si basa sui programmi di ciascun partito ma solo sulle accuse reciproche.

  • 2 domande: gli esit polo sono più affidabili o risentono sempre dei medesimi limiti? L’errore di cui tu parli é per caso l’intervallo di confidenza al 95%? Ciao e grazie

    • Gli exit poll hanno altri tipi di errori, forse più gravi, e risentono moltissimo della cura e del rigore. L’intervallo di confidenza (usualmente 95%) è cosa diversa dal margine d’errore (per esempio del 3 o del 4%). Nell’insieme si legge, più o meno: “c’è il 95% di possibilità- con un errore di più o meno il 3% – che i dati siano validi”.

  • “il fatto che gli indecisi, quelli che non esprimono un voto, oscillino dal 28,2 al 45,5 la dice lunga sulle differenze tecniche fra agenzie; ii) comunque sia, che un terzo di intervistati o più non si esprima rende inattendibili tutti i risultati”.

    Proprio vero, questa percentuale (28,2 – 45,5) rende inutile tutti i sondaggi. Non si sa nulla… se andranno a votare o meno i delusi di Berlusconi. E sono delusi, perchè Berlusconi è stato inaffidabile. Vedi quello che ha combinato con la deriva Monti, che ha affossato ancor di più l’economia italiana. Un affossamento strutturale, non si rialza.

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