Pochi e semplici doveri per tutti

Molte volte, su HR, abbiamo scritto di diritti. Diritti alla vita che vogliamo, agli amori che vogliamo, alle idee che preferiamo. Io personalmente sono un antiproibizionista libertario: sì alla fecondazione eterologa, ai matrimoni gay, all’eutanasia; vero e libero diritto di interruzione della gravidanza; libertà di parola, fino alla blasfemia, e no all’apologia di reato finché si esprimono opinioni; libertà di religione o di ateismo senza privilegi statali ad alcuna chiesa; libertà di impresa, libertà di ozio, purché ciascuno, nel realizzare la propria strada al diritto alla felicità, non danneggi alcuno. Fate quello che vi pare fra adulti consenzienti, ma rispettando l’analogo impulso, di tutti gli altri, di perseguire la loro, e probabilmente diversa, strada verso la felicità. E gli altri sono tutti gli altri: famigliari, amici, concittadini, stranieri. Ribadita in premessa questa mia personale aspirazione a fare tutto ciò che mi pare, è il caso di parlare di doveri. Un argomento fin qui trascurato perché mi è sempre apparso ovvio, premessa ineludibile ai diritti. Non ci sono diritti (individuali) senza doveri (collettivi), ma credo che la questione non sia ben compresa. E poiché il tema è assolutamente politico, qualche parola è il caso di spenderla. Ecco i doveri necessari, indispensabili, indiscutibili e irriducibili a parer mio.

  1. Il dovere di cittadinanza. E’ quello fondamentale; essere cittadini (per esempio: italiani) non è solo fonte di diritti ma è come prima cosa scaturigine di doveri essenziali, senza i quali la nozione stessa di ‘cittadinanza’ perde completamente di significato. In quanto cittadino sono ammesso quale membro di una comunità. Sono perugino, sono italiano, sono europeo, e non aggiungo “cittadino del mondo” solo perché puzza di retorica. In quanto membro di questa comunità di miei simili devo dar loro delle garanzie, come ciascuno di loro ne deve a me. Devo garantire che farò il mio dovere come netturbino o come chirurgo, come ufficiale d’anagrafe o come insegnante; specie nell’impiego pubblico chi non si impegna fino all’estremo limite delle sue possibilità non è solo un mangiapane a tradimento, è un traditore della comunità. Insegnanti svogliati contribuiscono a crescere cittadini dannosi; medici stanchi danneggiano la salute comune e aumentano i costi sociali delle malattie; funzionari amministrativi demotivati rallentano le pratiche con costi pesanti per il Paese. E, naturalmente, amministratori e politici incompetenti e avidi moltiplicano per cento, per mille, questo danno. Essere membri di una comunità è qualcosa di splendido: siamo protetti nella e dalla comunità, siamo ricchi di relazioni, godiamo, ciascuno di noi, dello sforzo complessivo di una macchina spinta da milioni di nostri simili. Fantastico! Se tutti spingono. Chi non paga le tasse non è un furbo che riesce a gabbare lo Stato, ma un bandito che ruba i soldi anche a me. Chi non fa la raccolta differenziata (dove è in vigore) non è un pigro che fa come gli pare ma un disgraziato che distrugge un territorio che è anche mio, anche se sta a 1.000 chilometri da casa mia. Chi lavora in nero, chi posteggia negli stalli per disabili, chi corrompe, chi avvelena, fa del male a me, a me personalmente, e anche a te che stai leggendo. Non importa se avvelena il terreno a Caserta, se pretende il pizzo a Napoli, se corrompe a Milano, perché non viviamo in scatole separate e autonome ma in un sistema interagente.
  2. Il dovere della responsabilità. Questo è il dovere più complicato e mal compreso. L’ignoranza non è un diritto, men che mai qualcosa che giustifica i comportamenti violenti, parassitari, egoistici. Da sociologo dico che è finito d’un pezzo il sociologismo (che non è mai stato sociologia) della giustificazione, sempre e comunque, del poveretto, del detenuto, del migrante, di quello che ha avuto un cattivo rapporto con sua madre, di quell’altro che “se solo avesse avuto buone compagnie” e via di questo passo. Siamo millanta miliardi sul pianeta, se dobbiamo fare la psicoanalisi e il profilo sociologico a tutti siamo fritti. Vige il principio di responsabilità. Ognuno (significa tutti, uno per uno, nessuno escluso) è responsabile di ciò che fa, e per i minori e i non possibilitati c’è un tutore. Fine. Poche regole, ma chiare e condivise, e rigoroso rispetto. In Italia assistiamo a molte regole, troppe, spesso ambigue e piene di scappatoie. Vorrei essere chiarissimo: le regole valgono, alla stessa maniera, per tutti: italiani e stranieri. Nessuno può chiedere la sospensione di una data regola per sue particolari condizioni religiose, tanto per fare un unico esempio ma chiaro: se non vuoi mangiare il maiale ovvio che non lo mangi e nessuno te lo può imporre, ma se vige la regola che il capo resta scoperto anche tu, donna col velo, te lo togli.
  3. Il dovere dell’intelligenza. In un mondo complesso, globale, interrelato e connesso tutti sanno tutto. ‘Tutto’ però significa sia “tutto ciò che è vero” come “tutto ciò che è falso”, tutto ciò che è utile, serio, verificato come ciò che è dannoso e distorcente. Ultimamente si parla moltissimo di fake-news, di post verità, di “troll”, e i più sensibili – fra i quali annovero i lettori di HR – cercano di contrastare la diffusione di panzane conclamate, di incitazioni all’odio, di false notizie strumentalizzate politicamente. Alcuni diffusori di bufale sono senza ombra di dubbio mascalzoni spregiudicati che andrebbero individuati (in non pochi casi si conoscono nomi e cognomi) e pesantemente sanzionati. Ma la maggior parte di coloro che contribuiscono alla diffusione in rete di ingiurie disgustose, falsi palesi atti a creare facile indignazione e via discorrendo sono, semplicemente, dei cretini. Ebbene, io credo che essere cretini non sia un diritto. Essere ignoranti, creduli, sciocchi, ottusi non è un diritto. Al contrario è un dovere cercare di capire, è un dovere il linguaggio misurato, è un dovere il controllo dell’informazione che si condivide. E’ ovvio che non possiamo dare neuroni a chi non ne ha di propri, né scolarizzazione a chi è analfabeta, né brillantezza a chi è povero di spirito, ma non di meno costoro non hanno alcun diritto a insultare, mentire, odiare, non capire un accidenti ammorbandoci coi loro comportamenti dannosi. L’ignoranza e la stupidità sono eversive.

Incominciamo partendo da questi tre doveri. Sforziamoci tutti di rispettarli e incominciamo a pretendere che tutti li rispettino assieme a noi. Incominciamo dai politici, dalle fonti di informazione, poi proseguiamo coi nostri “amici” di Facebook e coi nostri parenti. Pretendiamo rigore, coerenza, responsabilità. Isoliamo chi ci tradisce con comportamenti egoistici (parcheggia sugli stalli per disabili, sporca per terra…), chi diffonde baggianate e bufale, chi non ha comportamenti consapevoli del suo ruolo in una comunità. Smettiamo di diffondere a nostra volta la cretineria, il razzismo, la volgarità con la scusa che la pigliamo in giro, che la segnaliamo come forma di protesta; in questo modo contribuiamo a dare visibilità agli imbecilli. E’ inutile far circolare l’ultima volgarità di Salvini, per fare un esempio, o l’ultima gaffe di Di Maio. Sottolineare i loro comportamenti serve solo a loro, fornisce loro ossigeno, visibilità, rilevanza. Una rilevanza che non hanno, perché sono persone senza spessore. Ignoriamoli, parliamo d’altro fra noi; di democrazia, di sanità, di futuro dei giovani, di quello che vi pare, costruendo discorsi positivi e propositivi. La comunità dei forti, dei saggi, dei cittadini, deve raccogliersi per costruire idee e speranze per l’inverno del nostro scontento che bussa alle porte. Assumiamoci i nostri doveri, isoliamo i distruttori di democrazia.

16 commenti

  • Tutto sacrosanto…ma non sono cose che una volta si insegnavano a scuola?…

    • Ecco, bravo Giovanni, volevo scrivere la stessa cosa e mi hai preceduta. Potremmo iniziare a rivedere il sistema scolastico, ad esempio? Certo che al punto in cui siamo, di decadenza protratta nel tempo, non sarebbe facile trovare docenti all’ altezza di una ristrutturazione totale. Non voglio fare la vecchia col pensiero incancrenito, ma quando sento i discorsi dei liceali sul tram mi viene la pelle d’oca : ma noi eravamo così cretini ed ignoranti? Credo proprio di no. Bellissime riflessioni, comunque, che condivido pienamente, ma visto chi le ha scritte non mi sorprendono affatto. Seguo Bezzicante da parecchio, e le sue logiche sono talmente ben strutturate e inattaccabili che a volte mi diventa antipatico. Lo dico con affetto, lo sai, vero, Claudio? 😇

    • No, l’educazione civica è stata estirpata dalle classi italiane e a farlo non è stato solo lo stato, ma anche il corpo docente. Se io non faccio uscire i ragazzi al suono della campanella perché voglio che lascino una classe decente e non un porcile, sono la prof “stronza”, e i colleghi per primi mi prendono in giro perché sono “fissata”. Vorrei solo lontanamente passare l’idea che nella scuola si trovano da una parte cani e porci, assolutamente ignari che il nostro stipendio è pagato dai cittadini e forse siamo un po’ responsabili del nostro operato davanti alla società, dall’altro ci sono docenti validi e innovativi che si spengono piano piano perché vedo proposte e idee andare continuamente in fumo.
      Il dovere all’intelligenza è cosa rarissima nella scuola (posso dire anche nella maggior parte delle famiglie o suona troppo di parte?).

  • Post amaro e reale che dire ?
    Il nostro è un paese senza storia,senza radici liberali
    Un paese che si è inventato il fascismo,un brevetto ignobile
    Sono amareggiato,un giolittiano e un libertario come me a leggere questo post di Bezzicante ,mi rende cosciente della situazione
    Un paese che produce camerieri e badanti non merita di stare nel novero dei paesi evoluti
    A 58 anni sto cercando di uscire da questa trappola ma non è facile
    Provo dolore per le nuove generazioni e io sarò sempre al.loro fianco,se lo verranno

    • @Pericle Ci tengo a commentare il “produce camerieri e badanti” perchè mi colpisce in prima persona. Sono donna, ho 56 anni e sono 15 anni che cerco di rientrare nel mondo del lavoro dopo aver fatto la mamma a tempo pieno, scelta di cui vado più che fiera, ma che sto pagando con gli interessi, e che interessi! Non so quanti invii di CV avrò fatto, più di 600 di sicuro, e non credo di essere l’ultima ignorante della terra. Il nulla. E sai cos’ho dovuto fare per tirare avanti e dare da mangiare ai miei figli finché hanno vissuto con me? La cameriera e la badante, lavori socialmente utili, per carità, soprattutto il secondo, ma che ti logorano il corpo e la mente. Non c’è mercato del lavoro se sei “vecchia” e “donna”. Altra “golata” di fiele per me e per la nostra favolosa Italia. Un caro saluto, Ross

  • Difficile non essere d’accordo. Il problema é che nella parcellizzazione della realtà é facile cascarci: “cosa sarà mai se pago in nero i 500€ di lavori sulla tapparella? non sposto io l’economia”; “non c’é posto, accidenti ho fretta! Parcheggio qui anche se non si puó, tanto non do fastidio a nessuno…”; “ma guarda ‘sto coglione…fa i 50 in una strada dove non ci sono curve! Al diavolo il limite stupido e la riga continua, adesso lo passo”.
    La capacità del buon senso di discernere ciò che é bypassabile per evidente assenza di effetti sugli altri é sempre valida? Io, ad esempio, che riciclo l’acqua della vasca da bagno per lo sciacquone e non faccio scadere una vivanda che una, sono un fissato?
    Poi percepisco che non si puó prescindere da una visione generale di responsabilità sociale condivisa e uguale per tutti: é, probabilmente, un atteggiamento necessario e utile al bene comune. Non mi si toglie dalla testa però che, per quello di positivo che io porto con me, il responsabile sia spt il caso.
    Avverto un libero arbitrio molto debole. Ciao

  • ” E’ inutile far circolare l’ultima volgarità di Salvini, per fare un esempio, o l’ultima gaffe di Di Maio. Sottolineare i loro comportamenti serve solo a loro, fornisce loro ossigeno, visibilità, rilevanza”…

    Com’è vera questa cosa…la leggevo e pensavo all’incredibile parabola di Antonio Razzi, che proprio grazie al sistematico rilancio mediatico delle sue bestialità è riuscito nell’impresa di rendersi “simpatico” a buona parte dell’opinione pubblica…un soggetto di tale risma.

    Grazie per quest’ottimo pezzo.

  • Gaspero Domenichini

    Un mio amico diceva che sarebbe interessante provare a scrivere le leggi non basate sui diritti, ma solo sui doveri, pensando che “garantire” i diritti a tutti non li garantisce affatto (perché nessuno sarà obbligato a darti ciò che ti spetta); invece questi diritti sono garantiti se ognuno è obbligato a compiere il proprio dovere.
    Forse non è vero al 100%, … ma c’è molto di vero.

    Condivido anche diverse cose che ha detto Robo.
    In Italia è particolarmente difficile “essere in regola”; per esempio sono convinto che per un negozio sia quasi impossibile esser sicuro di risultare indenne da una eventuale “visita” della Guardia di finanza; e anche se se vuole cercare di essere davvero in regola con i pagamenti di tasse, imposte e balzelli vari può essere abbastanza sicuro che sarà sempre in deficit.
    Io mi sono sentito spesso derubato dallo Stato (a volte di somme significative), e questo ha fatto nascere in me il desiderio di “riprendere il mio” con qualche furbata legalmente permessa, ma che moralmente non sarebbe accettabile …; e la domanda è: «Se lo stato mi ha rubato una somma, è moralmente accettabile riprenderla con una furbata?».
    Se io faccio un errore nella dichiarazione dei redditi e pago meno, dovrò poi rimediare e pagare una multa; se lo Stato fa un errore analogo, io devo farlo presente, devo fare il giro di vari uffici, devo prendere appuntamenti … ,e se mi va bene riavrò il mio, ma niente “multa” allo Stato (o “risarcimento” che dir si voglia), anche se far fare la correzione mi è costato molto in termini i tempo, denaro, stress, e se a volte ho anche dovuto chiamare (a mie spese) tecnici per aiutare a far capire l’errore.

    Condivido molte cose che dice Bezzicante, ma non tutto, e probabilmente anche cose di fondo: io non credo che le regole possano o debbano essere da rispettare SEMPRE, e che nel farlo si abbia uno stato migliore.
    Basta pensare alla cosiddetta “disubbidienza civile”, ma anche a cose molto più terra-terra.
    Cerco di spiegarmi con un esempio. Stamani, in una classe qualcuno mi ha accusato di sessismo, perché ho detto che parlando ad una donna non bisogna dirle che «è grassa», «è brutta» o «è vecchia», mentre un genere un uomo resta meno ferito, di contro, mentre si può chiedere ad una donna se vuole che le si parcheggi l’auto al posto suo, questo non bisogna assolutamente chiederlo ad un uomo (perché non bisogna mettere in dubbio che sia capace difarlo da solo).
    Allora ho affrontato il tema delle “categorie”: quando parliamo non possiamo prescindere da ragionare per categorie, ma non possiamo assolutamente pensare che siano chiuse e rigide, quindi il fatto che in genere gli uomini abbiano delle caratteristiche diverse da quelle delle donne è solo un’affermazione “in media”, altrimenti non posso neppure dire che i neri (al mio tempo si diceva “negri”, senza alcun intento razzizta …) sono più scuri dei bianchi, perché i bianchi più scuri sono più scuri dei neri più chiari; poi li ho invitati a dire che cosa è un tavolo, ma ad ogni affermazione li ho corretti; hanno detto che è un piano (“piano” non va bene, perché i tavoli a volte hanno il “piano di appoggio” formato da assi distaccate e stondate, quindi non un “piano”) con 4 gambe (non sono 4: a volte sono tre, o due o una sola, o anche nessuna, come quelli incernierati alla parete della cucina e che per richiuderli si alzano, e che sono sostenuti da due catenelle), che è un mobile (non sempre è “mobile”: esistono tavoli scavati direttamente nella roccia), …
    Tutto questo che c’entra con l’articolo di Bezzicante?
    Voglio dire che è vero che non si può rubare, ma se qualcuno sta morendo (letteralmente) di fame, io ho il diritto di rubare per lui. Se uno vuole fumare deve sapere che farlo non è solo stupido, ma mi danneggia, sia perché rende più cattiva l’aria che si respira, sia perché ha effetti cancerogeni anche per me (che non ho mai fumato), anche se si trova a parecchia distanza da me; anche chi ascolta musica che non mi piace “inquina” l’aria e mi obbliga a sorbirmi cose “brutte”; e tante altre cose che “a buon senso” non andrebbero fatte; ma se si vieta tutto quello che danneggia o può danneggiare gli altri, si vieta “tutto”, e questo non è assolutamente bene.
    Poi non è chiaro quale comportamento è migliore: se quello di chi fa la raccolta differenziata e mette nei contenitori 100 kg di roba che si ricicla al 70%,, o quello di chi mette nell’indifferenziata solo 20 kg di roba differenziabile (per esempio se gli USA facessero tutti la raccolta differenziata, sono sicuro che inquinerebbero comunque, pro capite, più di molti paese africani).

    In conclusione, credo di poter riassumere così la mia posizione: cercare di seguire le regole è cosa buona e giusta, ma mettere le regole sopra l’uomo è un crimine, e non può portare che ad altro male.

    • Grazie per le complesse argomentazioni. Non credo di condividere tutto ma ci devo pensare e in questo momento non posso. Ma certamente alcuni dei concetti da lei espressi sono cruciali e tornerò sul tema. Grazie ancora

  • Piero Indrizzi

    Sul dovere dell’intelligenza ho molte perplessità. Non mi sembra che l’umanità, mediamente, dia gran prova di intelligenza.

  • Edi Peterle

    “L’ignoranza e la stupidità sono eversivi” come è vero Claudio! Complimenti un articolo che condivido in tutto.

  • Fabio Valle

    Grazie. Bella riflessione. Mi é piaciuta molto la frase “L’ignoranza e la stupidità sono eversive.” In effetti ci dovrebbero essere più “doveri di intelligenza”.

  • Claudio Antonelli

    La disinvoltura nei confronti delle regole

    Sui treni non tutti gli italiani si siedono nel posto assegnato loro dalla prenotazione. Si tratta di una mancanza, beninteso, molto lieve al codice dell’autodisciplina, rivelatrice tuttavia di una certa disinvoltura nei confronti delle regole. Il fenomeno è dovuto a elasticità mentale e opportunismo, doti di cui l’italiano medio è abbondantemente fornito. Mentre in lui scarseggiano gusto della disciplina, dell’ordine, e senso del bene collettivo. Per il sottoscritto non vi sono esitazioni (e certamente non mi considero meritevole di applausi per questa mia rigidità che puo’ essere vista anche come mancanza di elasticità): il posto indicato sul biglietto di prenotazione è quello in cui m’installo immediatamente, quasi “obbedendo agli ordini”, quindi senza valutazioni preliminari di convenienza e di opportunità. Vi sono due scuole di pensiero e di comportamento mutualmente esclusive. Una è la scuola “all’italiana”: si prende la vita allegramente, e si ignora senza pensarci due volte la regola, specie quando la si considera di scarsa importanza. L’altra scuola, incentrata sull’autodisciplina, potrebbe essere definita “tedesca”, se non rischiassi con quest’espressione di agitare i fantasmi del “male assoluto” che affollano, in un crescendo wagneriano di cui non s’intravede la fine, la psiche degli occidentali. Preferirei quindi definirla “all’austriaca”, anzi “all’austroungarica”, termine che ha una certa sua nobiltà. Ma questa scuola potrebbe essere benissimo chiamata “alla francese”, “alla svedese”, “alla canadese”, “all’americana”, “alla quebecchese”… Ma non certo “all’italiana”.
    Le cause di questa diversa forma mentis? Tante: l’insegnamento familiare, quello scolastico, l’esempio degli altri… Io vorrei per il momento mettere in risalto la tranquillità di spirito che dà l’adesione istintiva alla regola. L’interiorizzazione dell’obbligo di aderire alla regola dà certezze e rassicura l’animo. Ma occorre, per l’appunto, avere un animo predisposto al rispetto delle regole…

  • Fabio Valle

    A proposito del dovere dell’intelligenza ho trovato questa massima. “None of the world’s problems will have a solution until the world’s individuals become thoroughly self-educated.” Richard Buckminster Fuller

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