Autore: ottonieri

Middle-manager prematuramente sottratto agli studi scientifici, sono strenuo paladino della lingua italiana più ortodossa, implacabile dispensatore del pessimismo della ragione e spassionatamente appassionato di dati e numeri.

L’Italia è un paese per startup?

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Periodicamente, i nostri giornali pubblicano notizie su giovani imprenditori italiani che ottengono successi in concorsi o iniziative internazionali per nuove startup. Gli italiani, recitano invariabilmente questi articoli, sono brillanti e ingegnosi, la scuola e l’università non sono poi così scadenti, eccetera.

Ma l’Italia, oltre a generare questi rampolli creativi e intelligenti, è un ambiente favorevole alla nascita di startup? E poi cos’è davvero una startup? Si tratta del modello di imprenditoria del futuro o è una faccenda di nicchia?

Siamo tutti dentro un gioco senza fine

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In questi giorni si è svolta l’edizione 2014 di Lucca Comics and Games, e io non ci sono andato; anzi, non sono in realtà mai stato a questa famosa convention del gioco in tutte le sue forme e del fumetto, oltre che di tutto quello che ha un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Però diverse persone più o meno cinquantenni che conosco ci sono state, qualcuna per lavoro, qualcun’altra “per accompagnare i figli”, e qualcun’altra dichiaratamente per divertirsi, magari vestita a tema.

Ho quindi pensato di dedicare un post al gioco, e in particolare al gioco che non ha più fine.

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L’abbandono scolastico e i suoi danni irreparabili

Molte volte, qui su Hic Rhodus, abbiamo parlato della scuola italiana, in termini anche molto critici, per il livello disuguale e insufficiente di preparazione che garantisce agli studenti, per l’obsolescenza dei suoi programmi e dei suoi docenti, per la sua tendenza a dare priorità ai pur legittimi problemi occupazionali della categoria piuttosto che alla qualità del servizio che offre.

Tuttavia, nonostante (o forse anche per) tutto ciò, non c’è dubbio che il sistema scolastico italiano sia uno dei fattori decisivi per un rilancio del nostro Paese, che della conoscenza non può fare a meno. Proprio per questo, è particolarmente sconfortante leggere i dati relativi alla dispersione scolastica, che vedono l’Italia nei primissimi (o meglio ultimissimi) posti relativamente ai tassi di abbandono scolastico.

La legge di stabilità del Governo Renzi: un bicchiere mezzo pieno

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In questi giorni è molto viva la discussione su quella che è la prima Legge di Stabilità del Governo Renzi. Mentre sono appena state rese note le osservazioni della Commissione Europea, è forse più interessante cercare di analizzarne le priorità e i contenuti, che hanno dato vita a giudizi estremamente variegati.

Tenendo presente che è probabile che ci siano variazioni in corso d’opera anche significative, proviamo quindi a proporre una nostra valutazione, dato che i temi che la legge affronta sono tra quelli che Hic Rhodus segue con attenzione.

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Noi robot domineremo la Terra

Qualche giorno fa, il direttore delle Risorse Umane della Volkswagen ha annunciato che gli operai che in futuro andranno in pensione non saranno sostituiti da nuovi assunti, ma da robot, che quindi progressivamente rimpiazzeranno integralmente la manodopera umana nelle fabbriche di auto del marchio tedesco. Il lavoro di un robot già oggi costerebbe infatti un ottavo di quello di un metalmeccanico tedesco.

Può fare un certo effetto pensare che tra pochi anni l’intera categoria degli operai automobilistici possa essere (in Germania e altrove) solo un ricordo, ma in fondo non dovrebbe sorprenderci troppo. Sono decenni che si dice che i robot sostituiranno l’uomo nel lavoro manuale; tuttavia, a ben guardare, il futuro in un mondo popolato da robot potrebbe riservarci delle sorprese rispetto agli scenari futuribili che la maggioranza di noi ha in mente.

Cominciamo dalla domanda fondamentale: è vero che stiamo per assistere a un’impressionante proliferazione dei robot? La risposta è certamente sì, a patto di non attenderci che il tipico robot sia un robot antropomorfo.

Il prezzo giusto della Cultura e il caso dell’Opera di Roma

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Molti di voi avranno seguito in queste ultime settimane le violente polemiche legate alla vicenda piuttosto sconfortante dell’Opera di Roma, dove a seguito delle dimissioni del Direttore Riccardo Muti si è giunti all’annuncio del licenziamento in blocco degli orchestrali e dei coristi. Nelle discussioni, che peraltro sono ancora in corso visto che la questione è ancora aperta, è a mio parere possibile cogliere innanzitutto lo scontro tra presupposti estremamente diversi sulla cultura, sul suo ruolo sociale, su come possa e debba essere finanziata.

Dato che su Hic Rhodus siamo molto sensibili ai temi culturali (includendo come parte essenziale della cultura quella scientifica), vogliamo proporre il nostro punto di vista, a partire appunto da quello che nel titolo un po’ provocatoriamente chiamiamo prezzo della Cultura.

Cosa succede quando gli scienziati sbagliano, e perché

History_of_the_UniverseA volte, le scoperte scientifiche finiscono sui media “normali”, quelli che normalmente si occupano (un po’ come noi…) di politica, economia, società, e anche (non come noi) di sport, gossip, celebrità.

Qualche mese fa, gli onori della cronaca sono toccati all’annuncio che erano state osservate le tracce delle onde gravitazionali prodotte immediatamente dopo il Big Bang primordiale, e che queste tracce erano coerenti con un’accreditata teoria cosmologica detta “dell’inflazione”. I toni dei commentatori competenti erano entusiasti, e già molti accreditavano gli scopritori di un Nobel quasi scontato. Ebbene, quel risultato era inficiato da un errore, ma il modo in cui l’errore è stato commesso, è stato rilevato ed è stato gestito è istruttivo anche (e specie) per tutti noi che lavoriamo in altri settori.

L’ Articolo 18, un falso problema e un autentico campo di battaglia

In questi giorni, è in corso un acceso scontro a proposito della riforma del Diritto del Lavoro che il Governo Renzi ha avviato, sia pure in forma preliminare, con il disegno di legge (il cosiddetto Jobs Act) corredato da un importante emendamento che è stato approvato dalla Commissione Lavoro del Senato e che prevede la successiva stesura di una Legge Delega che tra l’altro preveda, per le nuove assunzioni, il “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”. In altre parole, uno degli obiettivi del Jobs Act diventerebbe la revisione del celebre Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che prevede la reintegrazione nel posto di lavoro appunto come tutela per il lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo.

Spending review, non ne parliamo più

Chigi - spending review
È ufficiale: Carlo Cottarelli, il commissario alla spending review, ha gettato la spugna e ha annunciato che lascerà il suo incarico dopo la redazione della Legge di Stabilità (la Finanziaria, si diceva in altri tempi). Ora, premesso che certamente Cottarelli, tornando al Fondo Monetario Internazionale, non è poi da compiangere, è degna di nota l’indiscrezione che sarebbe già pronto il nome del suo successore, ossia Yoram Gutgeld, un economista e senior partner della McKinsey, parlamentare del PD e consigliere economico di Renzi.

Noi di Hic Rhodus abbiamo seguito con attenzione fin dall’inizio le sorti delle proposte di Cottarelli, e non possiamo esimerci dal tracciarne un sommario bilancio, anche per capire se, indipendentemente da quello che si sa delle idee di Gutgeld, abbia senso ingaggiare un ennesimo esperto per la spending review.

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La Buona Scuola di Renzi merita un cinque in pagella

Come è stato ampiamente riportato dalla stampa, il nostro Governo ha annunciato un’importante riforma del sistema scolastico, uno dei provvedimenti più vistosi e discussi della quale è l’assunzione di 150.000 “precari” entro settembre 2015. Ora, la scuola e la formazione in generale sono un tema fondamentale per l’Italia, di cui ci siamo più volte occupati, e vederlo al centro dell’azione di governo è certamente importante. Abbiamo quindi letto con attenzione il lungo documento intitolato la buona scuola, che è giusto commentare con un certo approfondimento.

Purtroppo, però, il nostro giudizio è complessivamente negativo, e nel seguito cercheremo di spiegare perché.

Mentre la disoccupazione cresce, cosa fa il governo per i giovani?

L’Istat ha appena diffuso dei nuovi dati che indicano un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione (che arriva al 12,6%), e non c’è dubbio che questo sia forse l’indicatore che per tutti noi rappresenta la maggior preoccupazione relativamente alla condizione dell’economia italiana.

Se da un lato questo può costituire un motivo per Renzi per dare priorità al cosiddetto Jobs Act, dall’altro noi anziché parlare di proposte e annunci vorremmo andare a guardare cosa sta accadendo nella realtà a proposito di un’iniziativa già concretamente avviata nel maggio scorso (in realtà si tratta di un programma dell’Unione Europea, deliberato per i suoi aspetti operativi dal Governo Letta) per contrastare la disoccupazione giovanile, e cioè il programma Garanzia Giovani.

Internet “non neutrale”: vedremo solo chi paga di più?

Circa sette mesi fa, avevamo pubblicato un post che paventava la fine di Internet come lo conosciamo, ossia come uno spazio almeno apparentemente democratico (ossia nel quale quello che pubblica Hic Rhodus e quello che pubblica Corriere.it è ugualmente accessibile a tutti) e libero (ossia nel quale ciascuno può scegliere se leggere Hic Rhodus o Corriere.it senza costrizioni, in base solo alle sue preferenze). L’argomento era la possibile fine della Network Neutrality, una questione piuttosto poco conosciuta ma che ha implicazioni potenzialmente enormi.

In questi sette mesi, in USA e in Europa sono accadute molte cose, su cui abbiamo cercato in parte di tenere aggiornati i nostri lettori, e adesso pensiamo che ci sia sufficiente materiale per un altro post sull’argomento. Seguiteci, e cercheremo di raccontare quello che sta succedendo, e cosa può significare per tutti noi; ma per arrivare in fondo dovrete digerire uno dei post più lunghi e noiosi che Hic Rhodus abbia mai pubblicato.

Il calcio italiano, dai ricchi scemi agli utili idioti?

Borgorosso

Si è appena conclusa la tragicomica vicenda dell’elezione del nuovo Presidente della FIGC, la Federazione Calcio italiana, con la nomina di Carlo Tavecchio, già presidente della Lega Dilettanti. Come si sa, Tavecchio, un settantunenne apparentemente destinato a essere un candidato “istituzionale” e piuttosto grigio, è diventato improvvisamente noto per una sua improvvida dichiarazione di sfondo razzista. Se questo incidente non è bastato a impedirgli di essere eletto a rappresentare il nostro calcio, è forse però una buona ragione per dedicare una breve riflessione alla degenerazione del mondo del calcio in Italia, osservando il fenomeno senza posizioni di parte da difendere.

La spesa pubblica alla riscossa: si salvi chi può!

scared woman

Nelle ultime settimane, l’attenzione dei commentatori politici è stata catturata dalle sciabolate che sono volate in Parlamento nella discussione sulla riforma del Senato. Molta meno attenzione hanno riscosso le esternazioni del Commissario alla spending review Cottarelli che, sul suo blog, ha garbatamente criticato la prassi che il Governo ha più d’una volta applicato di usare riduzioni di spesa (future) per finanziare nuove spese. Dato che Hic Rhodus considera la spesa pubblica un argomento centrale, è il caso di fare il punto su come stiano davvero le cose qualche mese dopo i nostri post sull’argomento.