La Diplomazia della Scienza: una via da promuovere

Di questi tempi, non ci sono molti motivi per essere ottimisti a proposito delle relazioni internazionali. La nuova amministrazione USA non ha impiegato molto tempo per aprire crepe nelle relazioni con il Messico, l’Australia, la Germania (e in generale l’UE), il Canada, la Svezia e sicuramente sto trascurando qualcuno. Lo stesso Donald Trump ha trovato il modo per esacerbare ulteriormente una difficilissima situazione in Medio Oriente, dove Israele, oltre a continuare la sua illegale opera di colonizzazione dei territori occupati in Cisgiordania, ha recentemente proclamato la legittimità retroattiva degli insediamenti.
Incoraggiate dalle inclinazioni isolazioniste espresse da Trump, Russia e Cina hanno continuato a compiere atti in linea con le loro rivendicazioni imperialiste, di cui abbiamo spesso parlato qui su Hic Rhodus. E in tutto ciò la situazione dell’Unione Europea è al massimo della confusione, con le forze politiche centrifughe e xenofobe che guadagnano terreno pressoché ovunque. Davvero ci sono poche ragioni di ottimismo.

Volendo trovarne una, vorrei segnalare uno sforzo poco conosciuto e molto particolare, la cosiddetta Diplomazia della Scienza. Probabilmente molti non hanno mai incontrato questa espressione, ed effettivamente si potrebbe sostenere che sia solo un modo un po’ pomposo di definire una funzione che la Scienza svolge in un certo senso da sempre: aumentare la condivisione della conoscenza attraversando i confini degli Stati, e ridurre le ragioni di conflitto stabilendo collaborazioni tra scienziati di popoli anche in antagonismo tra loro.
Tuttavia, la Diplomazia della Scienza considera l’avvicinamento di popoli diversi qualcosa di più che una semplice ricaduta della diffusione della conoscenza scientifica. Chi vi lavora ritiene che si possa consapevolmente “usare la scienza per costruire ponti tra nazioni e per promuovere la cooperazione scientifica come elemento essenziale della politica estera”, per usare le parole del Center for Science Diplomacy dell’AAAS, l’American Association for the Advancement of Science, uno degli organismi internazionali che hanno scelto di promuovere in modo sistematico la Diplomazia della Scienza. Tra questi organismi, figura The World Academy of Sciences, ente multinazionale che ha sede a Trieste, fondato nel 1983 sotto la guida del Premio Nobel Abdus Salam con lo scopo specifico di promuovere il progresso della scienza nei paesi in via di sviluppo per favorire la prosperità nel Sud del mondo. Il nostro paese svolge in effetti in questo settore un ruolo più che proporzionale rispetto al suo peso nella ricerca scientifica globale; in questo inizio di 2017, e in particolare tra gennaio e febbraio, si sono tenute a Bologna, presso la John Hopkins University, una serie di lezioni sulla Diplomazia della Scienza, in vista di una conferenza internazionale che si svolgerà in primavera sempre a Bologna. Chi volesse saperne di più può ascoltare la trasmissione radiofonica dedicata al ciclo di lezioni da Giovanni Minoli su Radio24.

Vi chiederete forse perché in questo momento di grande fibrillazione politica in Italia e nel mondo io abbia voluto scrivere di questo argomento. La verità è che di queste iniziative, appunto per il gran rumore prodotto dalle beghe politiche, si parla pochissimo, e che invece si tratti di un argomento importante. Non tanto per gli effetti pratici di questo o quell’evento; il grande valore della diffusione internazionale della scienza oggi sta a mio avviso nel grande potenziale di sviluppo della capacità critica che la formazione scientifica può offrire. Viviamo in un tempo in cui tra le armi della conflittualità tra stati (e dentro di essi) figurano anche la disinformazione, le fake news e il ricorso alla sistematica distorsione della realtà; da parte sua, solo pochi giorni dopo essere entrato in carica, il Presidente degli Stati Uniti ha imposto a enti scientifici governativi inaudite restrizioni sulla diffusione delle informazioni sulla ricerca, ed è probabile che una delle ragioni sia la sua intenzione di negare il riscaldamento globale e ritirarsi dagli impegni internazionali presi per contrastarlo. Contro fake news e simili si sono levate diverse iniziative, alcune anche controverse, ma tutte tentano di intervenire ex post, contrastando le menzogne quando esse sono già state messe in circolazione, creando quindi inevitabilmente dei danni.
Di fronte a queste minacce, gli ideali di rispetto della verità e di condivisione globale della conoscenza scientifica, frutto di metodi rigorosi di ricerca e di criteri trasparenti di comunicazione delle informazioni, sono davvero un mezzo per favorire la pace e il benessere mondiali, anche e proprio perché aiutano a diffondere ex ante verità e capacità di verifica delle informazioni, togliendo così spazi alla politica della menzogna. Più che in altri periodi, oggi possiamo aver bisogno della Diplomazia della Scienza.

3 commenti

  • enrico delfini

    a proposito di fake news, e di imprecisione nelle notizie, sarebbe opportuno che nel riportare pensieri e parole di Donald, ci fosse più oggettività e meno approssimazione, pur giustificata dalla foga ideologica e dalla preoccupazione politica. Ad esempio: Trump non parla mai di espellere gli immigrati clandestini in quanto tali,ma solo coloro che hanno compiuti crimini; e non nega il global warming in assoluto, ma avanza dubbi sulla responsabilità delle azioni umane nel fenomeno.

    • Purtroppo non è così (mi riferisco al tema del global warming citato nel post).
      Trump ha a diverse riprese parlato delle preoccupazioni per i cambiamenti climatici come di “bufale”, specie usando il suo “canale” di elezione, cioè Twitter, tanto da costringere persino Scott Pruitt, da lui nominato a capo dell’EPA, a smentirlo pubblicamente: http://www.usatoday.com/story/news/politics/2017/01/18/epa-nominee-scott-pruitt-confirmation-hearing/96679106/ . Trump ha ripetutamente negato il global warming, in pieno disprezzo dell’evidenza scientifica.

      Quanto agli atti ufficiali, sul sito della Casa Bianca è sintetizzato il piano energetico “America First” (sic) che proclama che “Troppo a lungo siamo stati frenati da onerose regolamentazioni sulla nostra industria energetica. Il Presidente Trump si impegna a eliminare linee guida dannose e superflue come il Climate Action Plan”, i cui tre capisaldi sono (erano?) la riduzione dell’inquinamento da CO2 in USA, preparare gli USA a sostenere gli effetti negativi del cambiamento climatico, e guidare gli sforzi internazionali per contrastare il cambiamento climatico.

  • L’ha ribloggato su Saettatee ha commentato:
    Ho trovato questo articolo in qualche modo allineato al mio recente post pubblicato, Rivoluzione, ti penso sempre.

    Questo autore usando un vocabolario efficace e occasioni di incontro internazionale ruota intorno al fondamentale concetto: dobbiamo intraprendere e incentivare percorsi di scambio tra culture. La conoscenza argina razzismo, ignoranza e xenofobia. Pacificamente.

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